Nei Paesi occidentali, le banche tengono lo Stato e la società in un regime di schiavitù, avendo loro la proprietà del denaro pubblico. I Presidenti americani che volevano riportare la giustizia sono stati tutti uccisi.

Ci siamo mai chiesti chi stampa il denaro? Chi ne è il proprietario? Forse sì. Comunemente pensiamo che sia lo Stato a stampare la moneta, magari mediante la Zecca. In effetti, rispondendo così, non sbagliamo proprio del tutto. Infatti, in Italia, lo Stato produce la moneta metallica, servendosi dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
La moneta cartacea, invece, la produce la Banca Centrale Nazionale. A questo punto è lecito chiedersi a chi appartiene il valore della moneta cartacea stampata. Tutti penseremmo: allo Stato e, dunque, ai cittadini che lo compongono. Sbagliato! Il valore della moneta stampata appartiene alle banche.
Cosicché, se per produrre una banconota da 100 euro Bankitalia spende, supponiamo, un euro, ecco che appena stampata, la banconota ha un valore nominale, e un potere di acquisto, pari a 100 euro.
Quindi una banca privata, non una banca nazionalizzata, come molti erroneamente pensano, una Società per Azioni, ha appena prodotto un biglietto spendibile sul mercato, con il valore di 100 euro, con il minimo di costo, diventando proprietaria del valore nominale di quel biglietto.
Quando presterà il denaro allo Stato, per colmare il debito pubblico, quest’ultimo, cioè il popolo, dovrà restituirlo alla banca, e con l’interesse.
Attraverso questo meccanismo truffaldino le banche s’ingrassano e lo Stato, cioè il popolo, s’impoverisce. Ecco abbozzata una spiegazione semplice per comprendere il meccanismo del signoraggio bancario.
A tal riguardo, scrive l’economista Maurice Allais: «L’attuale creazione di denaro dal nulla, operata dal sistema bancario, è identica alla creazione di moneta da parte dei falsari. La sola differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto».
Parole pesanti, pronunciate dal premio Nobel per l’Economia del 1988, che assimila i banchieri che producono ricchezza dal nulla alla categoria dei falsari che stampano soldi falsi.
Secondo alcuni ricercatori, uno dei motivi per i quali J. F. Kennedy fu ucciso era collegato alla sua volontà politica di nazionalizzare la moneta americana ed eliminare, così, il signoraggio bancario.
Marco Saba, ricercatore del Centro Studi Monetari, dedicato alla comprensione dei sistemi monetari e bancari, sostiene che tutti i Presidenti americani che hanno tentato di restituire la moneta ai loro legittimi proprietari, in altre parole al popolo, sono stati uccisi. Abraham Lincoln, James Abram Garfield, William McKinley e Kennedy furono uccisi con armi da fuoco. William Henry Harrison, Zachary Taylor e Franklin Delano Roosevelt furono avvelenati.
Sembra proprio che i proprietari dei governi siano i finanzieri, e che per comprendere meglio le vicende politiche interne dei vari Paesi, nonché quelle internazionali, non si possa prescindere dal considerare l’influenza esercitata dall’Alta Finanza sui sistemi di governo.
Del resto, se un sistema arriva a sfidare impunemente i Presidenti di uno dei più, se non il più, importante e potente Paese del mondo, vuol dire che può permettersi qualsiasi altra cosa in spregio alla volontà popolare e al sentire comune della gente.
Queste lobby esercitano una pressione tale da dettare le linee guida dei vari governi e da tracciare l’indirizzo ideologico che desiderano. Tutto con il potere del denaro.
Ma come ricorda il Vangelo di San Matteo: «Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona» (Mt 6, 24).

Lazzaro M. Celli

Tratto da «Il Settimanale di Padre Pio», n. 1, 8 gennaio 2017.