San Giovanni Bosco, il santo prete familiarmente chiamato Don Bosco, aveva un grande vantaggio rispetto al clero di oggi. Poteva contare su una Chiesa che era Madre e Maestra, con una vera liturgia e una vera dottrina.
Trascorsi quasi centotrent’anni dalla sua morte (1888), la vera Chiesa non esiste più, se non in un piccolo resto di fedeli. Anzi, viene perseguitata dalla falsa Chiesa al governo, matrigna e prostituta del mondo, con una falsa liturgia e una falsa dottrina.
Ma la forza di Don Bosco stava, ancor di più, nella sua alleanza con Dio e nella devozione alla Madonna. E di questo tutti siamo e saremo capaci, anche negli ultimi tempi.
Il piccolo Giovanni rimase orfano di padre a due anni. La mamma allevò lui e gli altri due figli con grande amore e sapienza, abituandoli al lavoro e istruendoli benissimo nella fede cattolica. Sappiamo fra l’altro che mamma Margherita consacrò questo suo figliolo alla Madonna fin dalla nascita.
All’età di nove anni, il futuro Don Bosco ebbe un sogno premonitore. Si trovava a fronteggiare a suon di urli e pugni una folla di ragazzi che urlavano e bestemmiavano, quando un Personaggio misterioso gli raccomandò: «Non con la violenza! È con la dolcezza che potrai guadagnarti la loro amicizia». Allora i discoli, che si erano trasformati in animali di ogni specie, diventarono agnellini docili, e una voce di donna disse: «Giovanni, portali a pascolare. Più tardi comprenderai il significato di quanto ora vedi».
Negli anni seguenti, Giovanni manifestò più volte a sua madre il desiderio di diventare prete, con un progetto ben chiaro: «Se fossi prete dedicherei la mia vita ai ragazzi, li amerei e mi farei amare da loro. Per loro darei tutte le mie forze, tutto il mio tempo…».
Si può davvero affermare che Dio benedisse Giovanni, dotandolo di una capacità di apprendimento e di lavoro, di una forza fisica e di un’abilità in tutto che erano strabilianti.
Tuttavia, Giovanni ebbe moltissimo da soffrire e da stentare, soprattutto a causa del fratellastro, che per vili interessi voleva impedirgli di dedicarsi allo studio e alla vocazione, opponendosi anche a mamma Margherita. In ogni caso, non era facile garantirsi il mantenimento in seminario. Fu soprattutto la crescente santità di Giovanni ad attirargli l’aiuto necessario, da più parti.
Intanto gli anni passavano, e la Madonna, in una nuova visione, gli promise che che l’avrebbe aiutato a diventare pastore di un gregge numeroso.
Una volta ordinato prete, Don Bosco si dedicò con grande amore ai giovani e giovanissimi. Ce n’erano di buoni e ottimi, ma bisognava prendersi cura anche degli sbandati, degli orfani, di tutti quei figlioli che non avevano nessuno ad accoglierli e guidarli.
Il metodo usato da Don Bosco è il cosiddetto sistema preventivo. Consiste nel dedicarsi ai giovani, tutti e ciascuno, con amorevolezza e istruendoli nella santa religione cattolica. Solo così i ragazzi trovano pace e conforto, e per poi diventare degli ottimi cristiani e cittadini.
I doveri vanno inculcati con grande bontà e fermezza, conquistando la fiducia dei nostri protetti. Vanno fatte conoscere quando occorre, senza minacciare, le possibili conseguenze dei cattivi comportamenti. I castighi, del resto, non devono essere corporali o sproporzionati alla mancanza commessa.
Il nostro Santo era solito ripetere: «Senza affezione non c’è confidenza, e senza confidenza non c’è educazione». Oppure diceva: «Volete essere amati? Amate!».
In particolare, egli prendeva parte a tutti i giochi dei suoi ragazzi, da quelli puerili a quelli più da grandi, con piacere e in spirito di amicizia.
Giovani che non avevano più nessuno a cui rivolgersi, incontravano Don Bosco che li invitava a seguirlo, con parole memorabili come queste: «Guarda, io sono un povero prete, ma se rimanessi anche solo più con un pezzo di pane, lo farei a metà con te».
Il Santo era devotissimo della Madonna, oltre ad amare profondamente la propria mamma. Quando mamma Margherita gli morì, lei che pure si era curata dei giovani accolti, Don Bosco si rivolse così alla Madonna: «E ora occupate voi questo posto vuoto! Di una mamma, i miei figli ed io non possiamo fare a meno… Tutti i miei ragazzi, io ve li affido: proteggeteli voi ora e sempre!».
Avvennero molti miracoli per intercessione di Don Bosco, tra cui guarigioni e moltiplicazioni di provviste. Ma il santo prete metteva le persone bene in guardia dal pensare alla gloria umana: «Don Bosco non fa miracoli. Egli prega e fa pregare per le persone che gli si raccomandano. Ecco tutto. I miracoli li fa il Signore e spesso per intercessione della Madonna Santa. Ella vede che Don Bosco ha bisogno di denaro per nutrire e per educare cristianamente migliaia di ragazzi e gli porta dei benefattori mediante le grazie che spande sopra di essi» (da un discorso ad ex allievi salesiani, tenuto il 19 luglio 1883).
Il Regolamento per le Case dove si accoglievano i ragazzi indicava «tre mali sommamente da fuggirsi»: «1) la bestemmia ed il nominare il nome di Dio invano, 2) la disonestà, 3) il furto», a cui si doveva aggiungere la disobbedienza formale, scandalosa e sistematica.
Vi erano anche certi avvertimenti che Don Bosco dava agli educatori per il modo di trattare i giovani:

1) Mai scrivere loro lettere troppo affettuose.
2) Mai tenerli per mano.
3) Mai abbracciarli o baciarli.
4) Mai intrattenersi con loro da soli e molto meno nella propria stanza, qualunque sia il motivo.
5) Mai dar loro occhiate troppo espressive.

La gioventù è un’arma pericolosissima del demonio contro le persone consacrate al Signore.

Sono consigli pieni di saggezza, ma da non intendere come se il santo prete volesse tenere i figlioli sempre a distanza. Ricorda per esempio un biografo:

Ed allora, con l’aspetto bonario di un vecchio curato di campagna, poneva una mano sulla spalla del penitente che aveva terminato l’esame di coscienza, lo tirava a sé con il braccio sinistro ed appoggiava leggermente la testa del fanciullo sopra il cuore.

Tutto questo è solo un accenno alle meraviglie fiorite intorno a Don Bosco. Può essere utile ancora oggi, agli educatori e ad ogni altra persona, perché non possiamo sperare di conquistare le anime, se non le amiamo ardentemente.

La maggior parte delle citazioni sono prese da:
– Pietro Braido, Il sistema educativo di Don Bosco, SEI, 1961;
– Agostino Auffray, San Giovanni Bosco, SEI, 1970.