IL DONO PIÙ GRANDE

Scrive San Paolo, l’ardentissimo Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi: «Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore» (Fil 3, 8). San Paolo è il grande innamorato del Signore Gesù, che l’ha «conquistato» (v. 12).
Dunque anche la carità dell’Immacolata, Maria Santissima Madre di Dio e nostra, è sublime, perché Lei ci dona innanzitutto il suo Figlio Divino, Gesù.
“Carità” viene dal latino caritas e vuol dire “amore”. Ma indica pure l’elemosina, e in generale un dono a favore di chi ha bisogno. E certamente, il dono più grande e necessario è Dio stesso.
Fare la carità senza donare Dio, cioè senza far sentire alle persone che sono amate e desiderate da Dio, è solo un gesto umanitario, che lascia in chi lo riceve un senso di solitudine.
Nel Vangelo di San Luca leggiamo che la Madonna, dopo aver concepito Gesù per opera dello Spirito Santo, va a trovare la cugina Elisabetta. Ha saputo dall’Arcangelo che la cugina è incinta da sei mesi, e vuole aiutarla. Al suo arrivo, il piccolo Giovanni Battista esulta di gioia nel grembo della mamma Elisabetta. E questo perché la Madonna ha portato a lui e alla mamma il dono più grande: il Signore Gesù che già vive nel grembo verginale di Maria.
Anche la Medaglia Miracolosa, dove campeggia la figura trionfante dell’Immacolata, è carità sublime. Dio si è fatto uomo nel grembo di Maria, e ha scelto di venire tra noi per mezzo di Lei. Ora, negli ultimi tempi, sceglie anche di trionfare e di tornare a noi per mezzo di Maria. La Madonna appare nell’ovale della Medaglia in piedi, circondata dalle parole che ne esaltano l’Immacolata Concezione, e nell’atto di schiacciare il serpente che striscia sul globo terrestre.
La Madonna schiaccia la testa al serpente, cioè sconfigge satana, e per questo motivo c’è «inimicizia» tra la stirpe di Maria, i suoi devoti, e la stirpe del serpente, i seguaci del diavolo (Gn 3, 15).

STORIA DI CARITÀ E SANTITÀ

Il racconto della Medaglia Miracolosa è una storia di carità e santità. La Madonna appare a una suora novizia, Caterina Labouré, a Parigi, il 27 novembre 1830. Siamo in Rue du Bac, nella casa madre delle Figlie della Carità, la famiglia di suore fondata nel Seicento da San Vincenzo de’ Paoli (è il cognome francese italianizzato) e Santa Luisa de Marillac.
San Vincenzo (1581-1660) trovò nel servizio ai poveri la via sicura del suo sacerdozio e della santità. Ci ha fra l’altro lasciato scritto in una lettera: «Dobbiamo entrare in questi sentimenti e fare ciò che Gesù ha fatto: curare i poveri, consolarli, soccorrerli, raccomandarli. Egli stesso volle nascere povero, ricevere nella sua compagnia i poveri, servire i poveri, mettersi al posto dei poveri, fino a dire che il bene o il male che noi faremo ai poveri lo terrà come fatto alla sua persona divina».
Bisognava e bisogna servire i poveri aiutandoli per prima cosa nelle loro necessità spirituali, perché la povertà più grande è la mancanza di fede, una vita nel peccato. Ma bisogna provvedere anche alle necessità materiali dei poveri, che li portano all’emarginazione e a una situazione di abbandono.
A sua volta Santa Luisa (1591-1660), mettendosi alla scuola di San Vincenzo e al servizio dei poveri, raggiunge l’equilibrio spirituale e poi la santità di vita.
Entrambi i Santi sono particolarmente devoti della Madonna. È all’intercessione di Maria Santissima che San Vincenzo attribuisce la liberazione dalla schiavitù sofferta in mano ai musulmani, dopo che dei pirati avevano interrotto un suo viaggio per mare.
Santa Caterina Labouré, per grazia di Dio, eredita dai due Fondatori il grande amore per i poveri e la profonda devozione verso la Madonna. Nasce il 2 maggio 1806 a Fain-lès-Moutiers, nella regione francese della Borgogna. La sua buona mamma darà alla luce fino a diciassette figli, dei quali ne sopravviveranno dieci.
Quando Caterina ha solo nove anni, la mamma le muore. La piccola allora dà prova di grande fede, perché piangendo abbraccia una statuina raffigurante la Madonna, e chiede alla Santa Vergine di prendere il posto della mamma perduta.
A dodici anni d’età, Caterina fa la Prima Comunione. Qualcosa di molto sentito avviene in lei nel ricevere il Signore Gesù eucaristico, e un giorno ripeterà, davanti a varie proposte di matrimonio: «Ho già trovato il mio Sposo fin dal giorno della Prima Comunione, a Lui ho dato tutta me stessa». A un’età così giovane, Caterina diventa fattoressa, cioè prende in carico l’intera fattoria di cui il padre è proprietario.
È sempre indaffaratissima, tuttavia la sua fede si manifesta con forza. Ai poveri che chiedono la carità dona i cibi più prelibati che riesce a trovare. Ogni giorno si ritira per un po’ dall’attività, andando a pregare nella chiesa locale. Le malelingue criticano le sue assenze dal lavoro, ma lei sa conciliarlo bene con la vita spirituale.
Ed ecco che Dio interviene in modo prodigioso nel cammino di Caterina. Ha quattordici anni quando le appare in sogno San Vincenzo, chiamandola a sé e lodando la sua cura dei bisognosi. Matura in lei la vocazione a farsi suora, tra le Figlie della Carità.
Dopo un tempo fin troppo lungo per il desiderio del suo cuore, finalmente riesce a entrare nella famiglia vincenziana. Viene mandata, come abbiamo accennato, nella casa madre di Rue du Bac, a Parigi, per seguire il Seminario di preparazione. Vi arriva il 21 aprile 1830.
Il soprannaturale si manifesterà in Caterina, insieme a una virtù eroica, per tutta la sua vita.
La domenica seguente all’arrivo, ha luogo un evento solenne: il corpo di San Vincenzo de’ Paoli viene riportato a casa, per così dire, restituendolo ai sacerdoti vincenziani. Viene quindi trasferito con un grande corteo, al quale prende parte anche il Re di Francia, nella chiesa di San Lazzaro, vicina al seminario delle Figlie della Carità. Suor Caterina partecipa alla cerimonia insieme alle consorelle.
Racconterà in seguito: «Pregavo, infine, il Signor Vincenzo di insegnarmi che cosa dovevo chiedere, con viva fede». Il Fondatore veniva infatti abitualmente chiamato “Monsieur Vincent”, “Signor Vincenzo”.
Il Santo risponde prontamente all’invocazione, e il suo cuore appare più volte alla giovane novizia, per tre giorni, ogni volta di un colore diverso. Dapprima bianco, colore della pace, poi rosso, colore del fuoco, e infine nero, a simboleggiare le disgrazie che avrebbero colpito la Francia e in particolare Parigi. Erano quelli tempi di rivolte e rivoluzioni.
Non è la sola esperienza mistica di Suor Caterina, come sappiamo da un altro ricordo: «Ho visto […] Nostro Signore nel Santissimo Sacramento […] durante tutto il periodo del mio Seminario, eccetto quando dubitavo (cioè quando resistevo); allora, la volta seguente, non vedevo più niente perché volevo approfondire […], dubitavo di questo mistero (e) credevo di sbagliarmi».
Poi la sera del 18 luglio 1830, vigilia della festa di San Vincenzo, una consorella, Suor Marta, fa l’istruzione in Seminario e parla con fervore della devozione del Fondatore verso la Madonna. Caterina ne è rapita. Racconterà: «Sono andata a letto col […] pensiero che, quella notte, avrei visto la mia buona Mamma. Era tanto tempo che desideravo vederla». Suor Marta ha fatto un regalo alle novizie: un pezzettino del «rocchetto» (specie di cotta) che un tempo San Vincenzo indossava. Prima di addormentarsi, Caterina ha un’ispirazione. Rompe in due il pezzetto di stoffa, quindi, ricorda, «l’ho inghiottito e mi sono addormentata, col pensiero che San Vincenzo mi avrebbe ottenuto la grazia di vedere la Vergine Santa».
E così avviene. La Madre di Dio, Madre dolcissima anche della sua devota figliola, le appare per la prima volta in quella notte. Sono le undici e trenta quando Suor Caterina viene destata dal suo angelo custode, che ha le sembianze di un bambino piccolo, e le annuncia: «La Santa Vergine ti attende».
Il misterioso bambino la conduce nella cappella. La Madonna è là ad attenderla, seduta sulla sedia riservata al sacerdote. Dopo qualche incertezza vinta dall’insistenza dell’angelo, Caterina corre ad inginocchiarsi presso la Madonna. «Allora, ho fatto un balzo per avvicinarmi a lei, e mi sono messa in ginocchio sui gradini dell’altare, con le mani appoggiate sulle ginocchia di Maria. Il momento, che ho passato così, è stato il più dolce di tutta la mia vita. Mi sarebbe impossibile dire ciò che ho provato. La Santissima Vergine mi ha detto poi come avrei dovuto comportarmi con il mio confessore e molte altre cose».
Caterina riceve l’annuncio di una missione: «Figlia mia, il buon Dio vuole affidarti una missione. Avrai molto da soffrire, ma supererai tutto pensando che lo fai per la gloria di Dio». La Madonna le rivela qualcosa del suo futuro e della rovina che si abbatterà sulla Francia e su tutto il mondo, senza che venga risparmiato il clero. Anzi, un Arcivescovo di Parigi verrà ucciso dai rivoltosi.
La Madonna le affida inoltre la richiesta di fondare una Confraternita di Figlie di Maria. Ciò sarà fatto da Padre Aladel, suo confessore, il 2 febbraio 1840.
Il confessore mostrerà quasi sempre una certa riserva, eseguendo con ritardo quanto richiesto da Dio attraverso le visioni della novizia.
Quattro mesi dopo la prima visione della Madonna, il 27 novembre 1830, durante il giorno Suor Caterina prova di nuovo un «grande desiderio di vedere la Santissima Vergine». «Pensavo che la Madonna mi avrebbe fatto questa grazia; questo desiderio era così forte che ero convinta di vederla in tutto lo splendore della sua bellezza». È l’apparizione della Medaglia, che poi verrà chiamata “miracolosa” dalla voce del popolo per i molti miracoli ottenuti portandola.
Leggiamo dalle stesse parole di Santa Caterina il racconto dell’apparizione.

Il 27 novembre 1830, che capitava il sabato antecedente alla prima domenica di Avvento, alle cinque e mezzo di sera, mentre facevo la mia meditazione in profondo silenzio, mi parve di sentire dal lato destro della cappella un rumore come il fruscio di una veste di seta. Guardando in quella direzione, vidi la Santa Vergine all’altezza del quadro di san Giuseppe. La sua statura era media, e il suo volto così bello, che mi sarebbe impossibile descriverne la bellezza. Stava in piedi e portava una veste bianco aurora, nello stile che si chiama à la vierge (“alla vergine”), cioè accollata e con maniche lisce. Il capo era coperto da un velo bianco che le scendeva su ciascun lato fino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di fascia guarnita da un merletto di circa tre centimetri di larghezza, senza increspature, leggermente appoggiato sui capelli. Il volto era abbastanza scoperto, e i piedi poggiavano sopra un globo; o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà [in altre occasioni, la Santa attesterà che sotto i piedi della Vergine c’era anche «un serpente di un color verdastro con delle macchie gialle»]. Le sue mani, elevate all’altezza del petto, tenevano con molta naturalezza un altro globo, più piccolo, che rappresentava il mondo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo, e il suo volto s’illuminò mentre offriva il globo a Nostro Signore.
Tutto ad un tratto, le sue dita si ricoprirono di anelli ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, che gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri. Questi raggi partivano dalle pietre, dalle più grosse i raggi più grandi, allargandosi sempre, e da quelle piccole i raggi più piccoli; scendevano allargandosi sempre e riempivano tutta la parte in basso. Io non vedevo più i suoi piedi…
Mentre io stavo a contemplarla, la Santa Vergine abbassò gli occhi verso di me, fissandomi. Intesi una voce che mi disse queste parole: «Questo globo che vedete rappresenta il mondo intero, in particolare la Francia e ogni persona in particolare». Io qui non so ridire ciò che provai e ciò che vidi, la bellezza e lo splendore, i raggi così belli… E la Santa Vergine aggiunse: «Sono il simbolo delle grazie che io spargo sulle persone che me le domandano», facendomi così comprendere quanto è dolce pregare la Santa Vergine e quanto Ella è generosa verso le persone che la pregano. Quante grazie Ella accorda alle persone che gliele domandano e quale gioia Ella prova nel concederle.
In quel momento, io non so se ero o se non non ero. Io godevo. Io non so. Ed ecco formarsi un quadro intorno alla Santa Vergine, un po’ ovale, sul quale in alto si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro: «O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che a Voi ricorriamo» [«O Marie conçue sans péché, priez pour nous qui avons recours à vous»]. Allora si fece sentire una voce che mi disse: «Fate, fate coniare una medaglia su questo modello. Tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie, specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia». All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia.
Vi era la lettera M [iniziale del nome Maria] sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I [iniziale del nome Iesus, Gesù]. Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine [quello di Gesù], l’altro trapassato da una spada [quello di Maria]. Dodici stelle infine circondavano il tutto.
Poi tutto scomparve, come qualcosa che si spegne, e io rimasi piena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione.

SIGNIFICATO, IMPORTANZA, MIRACOLI

Nella Medaglia è quindi rappresentata la Madonna come Madre Immacolata e Mediatrice di tutte le grazie, ma anche come Corredentrice, perché la Croce di Cristo appare unita all’iniziale M di Maria Santissima.
La Madonna ci ha donato il Figlio Divino che per primo si è donato a Lei. E ha offerto al Padre per noi Gesù non solo in vita ma anche morente sulla Croce, soffrendo Lei stessa i tormenti della Passione, nella propria Persona umana e immacolata. Il Cuore Sacratissimo del Signore Gesù e il Cuore Immacolato di Maria hanno sofferto entrambi per i peccati dell’umanità, e sono uniti. La visione ce li mostra affiancati: il primo è coronato di spine, l’altro trapassato da una spada.
Inoltre la Vergine Santissima impersona la Donna annunciata dalla Genesi come Colei che schiaccerà la testa al serpente, al diavolo. È dunque anche la Condottiera della sua stirpe, che sono i suoi figli a Lei veramente devoti. E le dodici stelle, simbolo dei dodici Apostoli e dell’umanità redenta, la circondano e adornano ancor di più la sua sublime figura.
Qualche mese dopo l’ultima apparizione della Madonna (del dicembre 1830), Suor Caterina finisce il noviziato e viene inviata al ricovero di Enghien per curare gli anziani. Là resterà per più di quarant’anni, fino alla sua morte avvenuta il 31 dicembre 1876 in concetto di santità.
Intanto, già nei primi tempi, una voce interiore insiste: si deve far coniare la Medaglia. Caterina ne riparla a Padre Aladel.
Nel febbraio 1832 scoppia a Parigi una terribile epidemia di colera, che provocherà più di 20.000 morti. In giugno le Figlie della Carità iniziano a distribuire le prime 2.000 Medaglie, fatte coniare da Padre Aladel.
Ed ecco che avvengono numerosissimi casi di guarigione, conversione, protezione. Sarà il popolo di Parigi a chiamare la Medaglia “miracolosa”.
Nell’autunno 1834 c’erano già più di 500.000 Medaglie. Nel 1835 nel mondo intero ce n’era già più di un milione. Nel 1839 la Medaglia era diffusa in più di dieci milioni di esemplari. Alla morte di Suor Caterina, nel 1876, si contavano già più di un miliardo di Medaglie.
Riportiamo un episodio in particolare. Si tratta di un miracolo di conversione, che dona non la salute del corpo, bene passeggero, ma la salvezza eterna dell’anima. I miracoli legati alla Medaglia continuano fino al giorno d’oggi, ma ne scegliamo uno di molto tempo addietro perché la fonte che lo riferisce è autorevole.

Nel 1866, all’Ospedale Militare di Palermo, c’era un pover’uomo che aveva appena subìto l’amputazione del braccio sinistro. La sua empietà era tale, che la suora si vide costretta a rimuovere un grande crocifisso che era stato collocato vicino al suo letto, perché lo ricopriva d’insulti.
Le infermità fisiche di quell’infelice erano senza speranza come quelle spirituali, eppure nessuno riusciva a convincerlo ad aver cura della propria anima, e nemmeno a fargli ascoltare una parola sul buon Dio. Che si poteva fare in una situazione così estrema?
La povera suora era in grande angoscia, quando un giorno, mentre gli curava le ferite, ebbe l’ispirazione di infilare una Medaglia dell’Immacolata Concezione [la Medaglia Miracolosa] tra le bende che gli fasciavano il moncherino del braccio amputato.
Il mattino seguente, la suora fu testimone del grande cambiamento avvenuto nelle condizioni spirituali del suo paziente nel corso della notte, ed era più felice che sorpresa, perché aveva riposto la sua fiducia nella Santa Vergine.
L’uomo chiese l’assistenza di un sacerdote, che venne immediatamente; si confessò, fece una riparazione pubblica degli scandali della sua vita passata, e ricevette con devozione il Santo Viatico e l’Estrema Unzione.
I pochi giorni che gli restavano li trascorse benedicendo quel Dio che gli aveva mostrato una Misericordia così grande. «Oh! Quanto è buono Dio!» ripeteva incessantemente ai suoi compagni, «Io ho commesso tantissimi peccati e Lui mi ha perdonato tutto!».

(Traduzione nostra da M. Aladel, The Miraculous Medal. Origin, History, Circulation, Results, H. L. Kilner & Co., Philadelphia, 1880, pp. 252-253)

La Medaglia Miracolosa, come promesso dalla Madonna e come dimostrato nella storia, è molto potente. Bisogna diffonderla più possibile. Ci guida in questo l’esempio dei Santi, e fra loro ricordiamo San Massimiliano Maria Kolbe, polacco, eroico apostolo di Maria. I Frati e le Suore Francescani dell’Immacolata, fondati da Padre Stefano M. Manelli e Padre Gabriele M. Pellettieri, portano una grossa Medaglia appuntata sul petto della tonaca grigio azzurra, colore che richiama il celeste, preferito dalla Madonna.
La preghiera impressa sulla Medaglia, «O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che a Te ricorriamo», sconfigge i tre peccati mortali che sono i connotati della nostra società non più cristiana: superbia, odio e impurità. L’invocazione a Maria perché interceda per noi ci ispira umiltà; il fatto poi di invocare la Madonna con umiltà ce la fa anche amare devotamente; e ricordare, ad alta voce, l’immacolatezza di Maria Santissima, ci aiuta a perseverare nella purezza, o a ritrovarla.
San Massimiliano ha fatto un’aggiunta alla preghiera della Medaglia, che va recitata ogni giorno, completandola così: «O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che a Te ricorriamo e per quanti a Te non ricorrono, in particolare per i nemici della Santa Chiesa e per coloro che ti sono raccomandati». Per nemici si intendono in generale i miscredenti, ma sopratutto i massoni.

LA MEDAGLIA VERA E QUELLE FALSE

Purtroppo, oggi circolano molte medaglie abusive, che non rispecchiano il modello autentico, e che sono volute dai nemici della Chiesa. Si vogliono far perdere all’umanità i benefici immensi legati a questa devozione, secondo le promesse di Maria Santissima. Per esempio, c’è chi sostituisce, nella preghiera dell’ovale, il nome di Maria con la parola “regina”.
È poi molto diffusa una medaglia di stampo massonico. La prima differenza è che la Medaglia Miracolosa ha dodici stelle a cinque punte, sistemate in modo tale che le due superiori siano una a sinistra e una a destra, simmetriche. Le stelle della medaglia massonica sono invece a sei punte, disposte a volte in modo diverso, per esempio con una stella in cima al centro. Inoltre può avere le asticelle della lettera M oblique invece che diritte. La lettera I, che fa da base alla Croce, nella medaglia massonica può essere alterata in modo da non farla riconoscere come lettera. Un’altra differenza è la posizione della spada che trafigge il cuore a destra, quello di Maria: sulla medaglia falsa la spada trafigge il cuore dal dietro verso il davanti, invece che dal davanti verso il dietro. In certe medaglie poi, sul davanti, non si distingue il globo ai piedi di Maria, e quindi non c’è neppure il serpente sotto i suoi piedi. In tal modo viene a mancare un elemento fondamentale, che è il significato escatologico di questa devozione, cioè il ruolo di Maria Santissima nella sconfitta di satana e del male sulla terra. E gli esempi di abusi continuano, a piacimento di chi tutto vuole tranne seguire il modello originale, dimostrando così infedeltà e disobbedienza, o almeno superficialità.
In realtà, è ormai molto difficile trovare una Medaglia Miracolosa realizzata in maniera conforme al modello. In più, è vero che non c’è bisogno di coniarla in un materiale prezioso, ma perché preferire una vilissima lega, come si fa solitamente, a un materiale inalterabile e bello come l’acciaio?
Allora vogliamo lanciare un appello: persone, associazioni e imprenditori di buona volontà si accordino per realizzare finalmente, dopo tanta infedeltà, una Medaglia Miracolosa conforme e in acciaio inalterabile, che tutti possano acquistare e portare.

BENEDIZIONE, IMPOSIZIONE E SUPPLICA

La Medaglia Miracolosa, come tutti gli oggetti con valore sacramentale (cioè che assicura benefici soprattutto spirituali), va fatta benedire prima di portarla.
Bisogna però sapere che per la Medaglia Miracolosa esiste una benedizione apposita, e quindi è raccomandabile che il sacerdote usi questa e non una benedizione generica.
Ci sono la formula di benedizione e quella di imposizione, cioè per quando il sacerdote stesso affida la Medaglia a uno o più fedeli. Riportiamo entrambe le formule di seguito, prima in italiano e poi in latino.

BENEDIZIONE DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Il nostro aiuto è nel nome del Signore.
R.: Egli ha fatto Cielo e terra.

Il Signore sia con voi.
R.: E con il tuo spirito.

PREGHIAMO: Onnipotente e misericordioso Iddio, che nelle molteplici apparizioni dell’Immacolata Vergine Maria sulla terra, Ti sei sempre degnato di compiere meraviglie per la salvezza delle anime, infondi benigno la Tua benedizione su queste Medaglie, affinché meditandole piamente e portandole devotamente, i tuoi fedeli esperimentino il Patrocinio di Maria ed ottengano la Tua misericordia.

Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen. Aspersione con l’acqua benedetta.

FORMULA DI IMPOSIZIONE

Ricevete la santa Medaglia, portatela costantemente e devotamente affinché la Misericordiosa e Immacolata Regina del Cielo vi protegga e difenda; e rinnovando i prodigi della Sua bontà, nella Sua misericordia vi ottenga tutte le grazie che umilmente chiederete a Dio, affinché in vita e in morte possiate felicemente riposare fra le sue braccia materne. Amen. Salve Regina

O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te!

BENEDICTIO ET IMPOSITIO SACRI NUMISMATIS B. MARIÆ V. IMMAC.

vulgo Médaille miraculeuse

Propria Congr. Missionis

(Approbata a S. R. C. die 19 Aprilis 1895)

Sacerdos benedicturus sacrum Numisma immaculatæ Virginis Mariæ Conceptionis, superpelliceo et stola alba indutus, dicit:
V. Adjutórium nostrum in nómine Dómini.
R. Qui fecit cælum et terram.

V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.

Orémus.                                                          Oratio

Omnípotens et miséricors Deus, qui per multíplices immaculátæ Maríæ Vírginis apparitiónes in terris mirabília júgiter pro animárum salúte operári dignátus es: super hoc numísmatis signum, tuam bene + dictiónem benígnus infúnde; ut pie hoc recoléntes ac devóte gestántes et illíus patrocínium séntiant et tuam misericórdiam consequántur. Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.

Deinde Numisma aspergit aqua benedicta, et ipsum postea imponens dicit:

Pro uno vel una

Accipe sanctum Numísma, gesta fidéliter, et digna veneratióne proséquere: ut piíssima et immaculáta cælórum Dómina te prótegat atque deféndat; et pietátis suæ prodígia rénovans, quæ a Deo supplíciter postuláveris, tibi misericórditer ímpetret, ut vivens ac móriens in matérno ejus ampléxu felíciter requiéscas.
Amen.

Pro pluribus

Accípite sanctum Numísma, gestáte fidéliter, et digna veneratióne prosequímini: ut piíssima et immaculáta cælórum Dómina vos prótegat atque deféndat; et pietátis suæ prodígia rénovans, quæ a Deo supplíciter postulavéritis, vobis misericórditer ímpetret, ut vivéntes ac moriéntes in matérno ejus ampléxu felíciter requiescátis. Amen.

Inde prosequitur:
Kýrie, eléison. Christe, eléison. Kýrie, eléison.

Pater noster secreto usque ad
V. Et ne nos indúcas in tentatiónem.
R. Sed líbera nos a malo.

V. Regína sine labe origináli concépta.
R. Ora pro nobis.

V. Dómine, exáudi oratiónem meam.
R. Et clamor meus ad te véniat.

V. Dóminus vobíscum.
R. Et cum spíritu tuo.

Orémus.                                                          Oratio
Dómine Jesu Christe, qui beatíssimam Vírginem Maríam matrem tuam ab orígine immaculátam innúmeris miráculis claréscere voluísti: concéde; ut ejúsdem patrocínium semper implorántes, gáudia consequámur ætérna:
Qui vivis et regnas in sæcula sæculórum. R. Amen.

SUPPLICA ALLA BEATA VERGINE MARIA IMMACOLATA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA
(Da recitarsi verso le cinque e mezza del 27 novembre, Festa della Medaglia, del 27 di ogni mese e in ogni urgente necessità)

O Vergine Immacolata, sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei Tuoi figli esuli in questa valle di pianto, sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui Ti compiaci di spargere più abbondantemente le Tue grazie.
O Maria, eccoci qui prostrati davanti a Te, proprio quello stesso giorno ed ora benedetta, da Te prescelti per la manifestazione della Tua Medaglia.
Veniamo a Te, colmi di immensa gratitudine e di illimitata fiducia, in quest’ora a Te così cara, per ringraziarti del gran dono della Tua Medaglia, segno del Tuo amore e della Tua protezione.
Ti promettiamo che la santa Medaglia sarà la nostra compagna invisibile, sarà il segno della Tua presenza; sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere quanto ci hai amato e ciò che dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici Tuoi e del Tuo Figlio divino.
Sì, il Tuo Cuore trafitto rappresentato sulla Medaglia poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all’unisono con il Tuo, l’accenderà d’amore per Gesù e lo fortificherà nel portare ogni giorno la propria croce dietro a Lui.
Questa è l’ora Tua, o Maria, l’ora della Tua bontà inesauribile, della Tua misericordia trionfante, l’ora in cui facesti sgorgare per mezzo della Tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra.
Fa’, o Madre, che quest’ora sia anche l’ora nostra: l’ora della nostra sincera conversione e l’ora del pieno esaurimento dei nostri voti.
Tu che hai promesso proprio in quest’ora fortunata che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia, volgi benigna i Tuoi sguardi alle nostre suppliche.
Noi confessiamo di non meritare di ricevere grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a Te che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutti i suoi doni?
Abbi dunque pietà di noi.
Te lo domandiamo per la Tua Immacolata Concezione e per l’amore che Ti spinse a donarci la Tua preziosa Medaglia.
O Consolatrice degli afflitti che già Ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi.
Fa’ che la Tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i suoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo.
La Tua Medaglia porti conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest’ora solenne domandiamo al Tuo Cuore Immacolato la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli che sono a noi più cari.
Ricordati che anch’essi sono Tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto.
Salvali, o Rifugio dei peccatori!
E dopo averti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venire a ringraziarti e lodarti eternamente in Cielo. Amen. Salve Regina

O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te (tre volte)