Un cordiale augurio a tutti voi per la Solennità dell’Annunciazione, anche se siamo già alla sera.
Maria Santissima, Immacolata, è divenuta Madre di Dio e dei cristiani nel momento in cui ha concepito il Signore Gesù. Ogni donna poi può far nascere Gesù nel cuore e nella vita dei suoi figli, e sarà con loro grande agli occhi di Dio.

Dietro ogni Sacerdote, c’è sempre una madre che, non di rado, è stata anche la matrice spirituale della vocazione sacerdotale del proprio figlio. Scriveva commosso sant’Agostino nelle sue Confessioni:

…Tu hai steso la tua mano dall’alto e hai tratto la mia anima da queste dense tenebre, poiché mia madre, tua fedele, piangeva su di me più che non piangano le madri la morte fisica dei figli… La mia santa madre, tua serva, non mi ha mai abbandonato. Ella mi partorì con la carne a questa vita temporale e col cuore alla vita eterna. Ciò che sono divenuto e in che modo, lo devo a mia madre.

Dietro la conversione, il Sacerdozio, l’Episcopato del Santo di Ippona ci sono le lagrime incessanti di santa Monica, che mai ha abbandonato il figlio, mai ha desistito dall’implorare da Dio la sua salvezza e, alla fine, ha trionfato: lo ha partorito non solo alla vita temporale ma alla Vita eterna, raggiunta attraverso il compimento della sua vocazione sacerdotale a servizio della Chiesa.
Di quante madri si potrebbe dire la stessa cosa! Madri note come la mamma di san Giovanni Bosco, e mamme sconosciute che con la loro fede e la loro esemplarità hanno deposto nel cuore dei propri figli il germe della vocazione sacerdotale, e hanno poi sostenuto e accompagnato i propri figli nella loro missione di Sacerdoti!
Anche le mamme, dunque, oltre che le consacrate, sono chiamate a riscoprire la loro maternità spirituale nei confronti dei propri figli, in modo da “partorirli”, come santa Monica per sant’Agostino, anche alla vita soprannaturale ed eventualmente alla vocazione sacerdotale.
Bellissimo e molto edificante, a tal proposito, è quello che è successo in un paesino dell’Italia settentrionale: Lu Monferrato, a 90 km da Torino. Questo piccolo paese sarebbe rimasto sconosciuto se nel 1881 alcune madri di famiglia non avessero preso una decisione che avrebbe avuto delle “grandi ripercussioni”. Molte di queste mamme avevano nel cuore il desiderio di vedere uno dei loro figli diventare Sacerdote o una delle loro figlie impegnarsi totalmente al servizio del Signore. Presero dunque a riunirsi tutti i martedì per l’adorazione del Santissimo Sacramento sotto la guida del loro parroco, Monsignor Alessandro Canora, e a pregare per le vocazioni. Tutte le prime domeniche del mese ricevevano la Comunione con questa intenzione. Dopo la Messa tutte le mamme pregavano insieme per chiedere delle vocazioni sacerdotali.
Grazie alla preghiera piena di fiducia di queste madri e all’apertura di cuore di questi genitori, le famiglie vivevano in un clima di pace, di serenità e di devozione gioiosa che permise ai loro figli di discernere molto più facilmente la loro chiamata… Da questo piccolo paese che conta poche migliaia di abitanti, sono uscite 323 vocazioni alla vita consacrata: 152 sacerdoti e 171 religiose appartenenti a 41 diverse Congregazioni… Ogni 10 anni, tutti i Sacerdoti e le Religiose ancora in vita si radunavano nel loro paese di origine giungendo da tutto il mondo.
La preghiera che le madri di famiglia recitavano a Lu era breve, semplice e profonda: «Signore, fa che uno dei miei figli diventi Sacerdote! Io stessa voglio vivere da buona cristiana e voglio portare i miei figli al bene per ottenere la grazia di poterti offrire, Signore, un Sacerdote santo. Amen» (cf. Adorazione, riparazione, maternità spirituale per i Sacerdoti, Congregazione per il Clero, 8 dicembre 2007).
Davvero significativo questo episodio che ci mostra la potenza della preghiera materna per la vocazione dei propri figli.
Gli episodi potrebbero moltiplicarsi, ma forse oggi ancor prima di questo, bisogna ricordare alle mamme la necessità dell’accoglienza della vita perché se le vocazioni sacerdotali sono così scarse ciò è dovuto anche al numero limitatissimo di figli che si è disposti ad accogliere nella propria famiglia.
Questo è un preoccupante frutto della mentalità moderna, che ha avuto una ripercussione drastica sulle vocazioni sacerdotali le quali, per questo oltre che per altri motivi, sono diminuite paurosamente. Dove il Signore deve cogliere i “fiori” per la vita sacerdotale e consacrata se in ogni famiglia non ci sono più di due figli? E quante sono quelle anime già presenti nell’eterno disegno divino e chiamate al Sacerdozio, le quali non hanno mai visto la luce a causa del rifiuto della vita da parte dei genitori? Quanti Sacerdoti in meno sulla terra anche per questo motivo: è una grave responsabilità di cui si risponderà dinanzi a Dio!
Il Vescovo di Münster Mons. Clemens von Galen nel 1946 fu nominato Cardinale dal Papa Pio XII. Al suo ingresso come Cardinale egli fece stampare un’immagine con la seguente scritta: «Sono il tredicesimo figlio della nostra famiglia e ringrazierò eternamente mia madre per aver avuto il coraggio di dire di sì a Dio anche per questo tredicesimo bambino. Senza questo sì di mia madre, adesso non sarei sacerdote e vescovo».
Dio continua a chiamare alla vita, Dio continua a chiamare al Sacerdozio; prima della risposta del chiamato ci deve essere la risposta della mamma, il suo “sì” alla vita. L’appello ad ogni mamma non può non divenire pressante: «Mamma accogli nel tuo grembo il dono inestimabile della vita, e da questa vita, deponendo nel cuore dei tuoi figli il germe della vocazione, fai scaturire la Vita per l’umanità intera!».

Suor M. Gabriella Iannelli, FI

Fonte:
http://www.settimanaleppio.it/dinamico.asp?idsez=18&id=1338

Nella foto: il Beato Cardinale Clemens August von Galen (1878-1946), fiero oppositore del regime nazista e per questo soprannominato “il Leone di Münster”.