Riportiamo alcune parti trascritte della conferenza che Ettore Gotti Tedeschi ha tenuto lo scorso 17 marzo a Trento. Il titolo dell’incontro era La crisi dell’economia – Quella vera e quella falsa.
Il testo non è stato rivisto dal Relatore.

Credo che sia scontato dire che l’informazione è potere, e quindi la distribuzione dell’informazione serve a gestire il potere. Su questo credo che non ci sia nessun dubbio. Se noi leggiamo determinate cose sui giornali, che interpretano dei fatti, è soltanto perché c’è una certa volontà che questi fatti vengano considerati veri.
Però ora entro nell’argomento, in quello specifico di cui ho personalmente conoscenza, per cui non vado a parlare di altre cose. Parliamo di economia. Allora, in accordo con il Prof. Gioss, io ho detto: vediamo quali sono le crisi vere e le crisi false.
Partiamo dalle crisi false, quelle che ci sono state raccontate. E io distinguo tra due fatti che riguardano le crisi vere e quelle false. I fatti falsi e le idee false. Ve li enumero tutti, così poi ritorno indietro per inquadrare quello che vi voglio dire. Come seconda cosa, come secondo punto – naturalmente sono mie opinioni personali, ben disponibile a discuterle. Le ho vissute -. Qual è la crisi vera che ci porta oggi a discutere di che cosa sono le crisi vere e le crisi false? Nel terzo e ultimo punto tratterò delle crisi vere future. Quelle che ci stiamo aspettando, quelle che sono sul tavolo, o perlomeno che speriamo di riuscire a gestire ed evitare.
Partiamo dal primo punto. Le crisi false. Vi ho detto che le spacco in due parti: i fatti e le idee. Quali sono i fatti che ci hanno propinato in questi ultimi decenni, che sono falsi? Riguardo a ciò ho scelto quattro argomenti tutti di attualità. Il primo tratterà dell’origine della crisi economica che stiamo vivendo. Il secondo: il rapporto tra natalità dei bambini e il benessere. Il terzo: i problemi ambientali: l’ambiente. Quarto: se è vero che l’uomo è veramente il cancro della natura. Non so quanto voi siate focalizzati sul tema. Ma se voi prendete tutti i giornali, questi quattro argomenti normalmente, in maniera diretta o indiretta, sono sempre nelle prime pagine.
Partiamo dal primo. L’origine della crisi economica che stiamo vivendo. Naturalmente, dovendo essere sintetico, non posso approfondire determinati fatti, anche perché qui stiamo parlando di quello che è successo al mondo negli ultimi 50 anni. Se voi domandate, quali sono le origini della crisi economica che stiamo vivendo, il 95% delle persone, dei libri e degli articoli, vi diranno che è dovuta all’avidità dei banchieri. Non è vero. L’avidità dei banchieri è stata scatenata dall’imbecillità dei politici, dall’incapacità dei politici. E l’imbecillità dei politici è stata manovrata da qualcosa a monte addirittura degli stessi politici, che è il vero potere, quello con la p maiuscola. Qui non facciamo complottismo. Queste sono riflessioni che potete trovare in moltissimi documenti a cui io vi rimando.
[…] Allora, quando il mondo occidentale smette di far figli, surroga, compensa il crollo della crescita del prodotto interno lordo, con che cosa? Con maggiori consumi. Ma come sono stati pagati questi maggiori consumi? Primo, mangiandoci il risparmio. Chi di voi è intorno alla mia età dovrebbe ricordare che negli anni Settanta, Settantacinque (ma chi non lo ricorda può trovare in internet i dati ISTAT), il tasso di risparmio delle famiglie italiane era tra il 25 e il 27%. Oggi siamo intorno a 4,5 e il 5%. 22 punti di percentuale in meno. Qualcuno dirà: “Va bene, ma il risparmio è diventato consumo!”. Ma provate a chiedere alla vostra banca cosa succede quando, in un periodo di 20 anni, il 35% dell’affluenza di risorse finanziarie non va più in banca? Il risparmio è la linfa con cui la banca fa intermediazione. Se io privo il sistema bancario di questa linfa, i banchieri si inventano i prodotti derivati, che aumentano il rischio. E questo lo fanno per poter sopravvivere e stare in piedi. E questo in tutto il mondo. Non solo in Italia. Sto parlando di tutto il mondo occidentale.
Ma non basta. Non è stato solo il sacrificio del risparmio che ha tenuto su la crescita del prodotto. Perché? Perché ci siamo resi conto che la popolazione, appunto – strano – invecchiava. Meno giovani andavano a lavorare, meno coppie si sposavano e facevano figli, che creavano i progetti di crescita della famiglia, gli indici della famiglia, che solo la famiglia sa fare; e più persone uscivano dal lavoro, diventando un costo fisso.
Che cosa abbiamo fatto allora in Occidente? Abbiamo dovuto aumentare sempre di più i consumi. Ma come potevamo aumentare i consumi? Abbiamo delocalizzato. Cosa vuol dire? Vuol dire che se questa bottiglietta veniva prodotta a Trento e costava 5 euro, e l’ho fatta fare nell’est Europa, in India, in Cina a un euro, la reimporto e la vendo a 2 euro e mezzo, cioè, alla metà. Se questo fosse il vostro potere d’acquisto, voi capite che avete raddoppiato il potere d’acquisto, perché avrete altri 2 euro e mezzo da spendere per altri consumi. Ma cosa abbiamo fatto però per poter fare delocalizzazione? Abbiamo smesso di investire in produzione. Abbiamo deindustrializzato tutto il mondo occidentale, Stati Uniti inclusi. Tutto il mondo occidentale ha deindustrializzato e ha investito in Asia.
[…] Sapete cos’è crescita zero della popolazione? (Qualcuno tenta di rispondere non fare figli, chi mezzo figlio. Ovviamente qualcuno sorride. Ndt). Crescita zero è due figli per coppia, tenendo conto anche di chi ne ha uno o non ne ha (si parla di dati statistici). Il tasso di sostituzione chiamato crescita zero, e la sostituzione di papà e mamma con due figli, due figli a coppia. Ma l’Italia nei 25 anni passati ne ha fatti 1.3, 1.4, 1.2, cioè una crescita negativa.
Ora fate attenzione, perché vi racconto un fatto antico. Adamo ed Eva avevano fatto due figli. Permettetemi di fare un paradosso, soltanto per giocare e trarre poi alcuni concetti. Quindi il tasso di crescita nel Paradiso terrestre era zero. Però quando Caino uccide Abele, la popolazione crolla del 50%. Non so se riesco a rendere l’idea. Quindi se io faccio un figlio a coppia, e paradossalmente tutte le coppie italiane facessero un solo figlio, e l’Italia all’inizio è formata da 50 milioni di persone, sul ciclo di vita, quindi 40 anni dopo, per fare un esempio, l’Italia non ha più 50 milioni di persone, ne ha 25, di cui, però, dopo 40 anni la metà non guadagna uno stipendio, perché è in pensione. È un vecchio. Costa!
Allora, tutt’a un tratto il 50% della popolazione (sui 25 milioni), deve mantenere l’altro 50%. E sapete qual è il gesto con cui gli dice no? (Fa il segno del tagliare). Questo: perché non ha le risorse per poterlo fare. Anche perché dobbiamo mantenere tutta la burocrazia di Stato, che è più o meno il 50% della spesa pubblica.
Ma ora vorrei affrontare un secondo tema, poi passeremo alle idee false, di cui ci tengo molto parlare. Il secondo tema, che sono i fatti falsi, che vengono raccontati, è il degrado dell’ambiente. […] Se è vero – scientificamente non sono in grado di dirlo, perché ci vogliono gli scienziati, e come dicevo prima un 50% degli scienziati dice si, e l’altro 50% dice no -. Se fosse vero che il problema ambientale si è deteriorato negli ultimi 40 anni, la colpa è degli ambientalisti. Perché gli ambientalisti 40 anni fa spingendo a zero (e anche sotto zero. Ndt), il tasso di crescita delle nascite, provocarono due effetti. Il primo che il crollo della crescita dell’economia, dovuto al crollo delle nascite, venne compensato dai maggiori consumi. Quindi in tutto il mondo occidentale (Stati Uniti e Europa) più consumi individuali: più maglioni, più automobili, più oggetti inutili. Si chiama consumismo. Ma la cosa più grave è stato che il 50% delle produzioni di beni di largo consumo che prima venivano fatti in Europa sotto un rigido sistema di controllo dell’ambiente, dei fumi, dell’inquinamento dell’acqua, dell’inquinamento della terra, era sancito da leggi, viene trasferito in Asia dove le persone, non solo sono semi-schiave, ma ti puoi immaginare quanto interessa a loro l’ambiente! E se c’è stato un tasso di crescita del Co2, è stato legato a questi due fenomeni: Consumismo esasperato in Occidente, e produzione mal gestita e un sistema di insensibilità all’ambiente in Oriente. Ecco, questi sono stati, secondo me, i due più importanti fatti.
[…] L’economia non uccide nessuno. È l’uomo che usa male l’economia con l’egoismo, l’avidità, l’indifferenza al prossimo, e quindi con i vizi insiti nella natura umana, che provoca dei disagi tali che possono portare persino alla morte delle persone, ma non è l’economia! Tanto più che l’economia non è neanche una scienza.
[…] La crisi che verrà. Beh, questa la sintetizzo perché voglio stare nel tempo stabilito per non mettervi in imbarazzo e annoiarvi. Io vi ho detto che l’origine di queste crisi è soprattutto una crisi morale è la crisi morale che provoca tutte le altre crisi! Quindi quella materiale, quella, se vogliamo, culturale, quella comportamentale e sociale. Signori, il peccato originale c’è! Se qualcuno dice che non c’è, va bene. Ci dica allora cosa c’è che ha provocato nell’uomo questa sua attitudine a non fare sempre il bene? Non ricordo quale filosofo diceva che “se non c’è il bene, tutto è uguale. Se l’uomo non sente la necessità di perseguire il bene o il male, ma percepisce solo quello che gli è utile”. Ma se il male, corrompere, rubare, eccetera, mi dà più risultati che fare il bene, perché dovrei fare il bene? Se non ci sono delle leggi morali, come fare il bene per acquisire meriti, e la vita eterna. E se non c’è la vita eterna (non c’è giudizio. Ndt), e se non c’è la vita eterna, se la vita non ha senso, se le azioni dell’uomo non hanno senso, allora, per quale ragione ve la pigliate con gli uomini politici e i banchieri? Anche a loro non gliene importa niente. Se la vita non ha senso, non hanno senso le azioni, non hanno senso i comportamenti, allora non rimproverate più nessuno, e cercate di fare anche voi esattamente quello che fanno gli altri, per accaparrarvi il più possibile di questa situazione! E sapete che non è vero. E non lo dice soltanto la religione cattolica: lo dice anche il buon senso; quel buon senso innato nelle persone, che stiamo perdendo, per altro, drammaticamente!

Fonte:
https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/economia-gotti-tedeschi-ecco-perche-siamo-in-crisi/