La sentenza per cui i morti non parlerebbero suona truce ma anche vagamente umoristica, soprattutto se letta standocene comodamente seduti su una poltrona.
È quello che dice il gangster minacciando un malcapitato dalla lingua troppo lunga, o dopo aver ormai commesso il fattaccio, per rassicurare i complici.
Oppure la frase viene messa in bocca non a un gangster ma a un personaggio di epoche e misfatti variabili. In qualche modo ci rassicura: lui fa la sua parte e il lettore (o lo spettatore) lo inquadra con la massima tranquillità.
Qui però la prendo in un altro senso.
I morti, cioè chi non ha la vita dell’anima, non parlano a chi li interpella, perché sono senza cuore. Oppure hanno un cuore prigioniero, privo di vita sufficiente per far divampare una fiamma bella e generosa.
Un giorno di circa vent’anni fa, mi trovavo a camminare lungo il marciapiede affollato di una grande città. Era un viale tutto costeggiato da negozi, con un movimento continuo di persone.
Ed ecco, davanti a me vidi ad un tratto un ragazzo forse sui venticinque anni. Stava inginocchiato per chiedere l’elemosina, e non a lato del marciapiede, come fanno di solito i mendicanti, ma proprio in mezzo ai passanti, rivolto a loro in silenzio.
Era magro e il suo volto e la sua persona esprimevano povertà, abbandono, desolazione.
Notai tutto questo, ma il mio cuore era misero e prigioniero del peccato. Provai un vago senso di pietà, ma era solo un fosco bagliore, una piccola fiamma semispenta.
Non ho più rivisto quel ragazzo.
Se mai incontrassi ancora qualcuno in condizioni simili, non sono sicuro che potrei salvarlo dalla strada, ma ce la metterei tutta.
Per prima cosa, lo farei alzare con un gesto di tenera amicizia, mi presenterei e cercherei di conoscerlo personalmente. Gli donerei il mio amore e la mia fiducia in Dio. Gli parlerei della Madre nostra, Maria Santissima, che ha per me e il mio fratello la tenerezza più grande, la presenza capace di rianimare i nostri cuori.
Cercherei di metterlo in contatto con qualche associazione caritativa, con qualche istituzione. Farei anche delle cose che qui non dico. Se avessi dei conoscenti in quella città, vedrei se è possibile che anche loro lo aiutino.
A volte i casi sono diversi e non è raccomandabile fare tanto. Ma spesso, il Signore Gesù in quel nostro fratello, in quella nostra sorella attende proprio te e me. Attende anche solo uno sguardo, un sorriso, un’elemosina forse piccola ma simbolica della nostra attenzione, del nostro amore.
«Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40).
Purtroppo, i morti non parlano. Sono morti, non vivi, perché in loro non è ancora nato Gesù, con i suoi sentimenti, con il fuoco del suo Amore, con la sua compassione e la sua tenerezza, con la sua voce e la sua presenza a fianco dei sofferenti ma contrapposte agli ipocriti e agli arroganti.
Sarà capitato a qualcuno di voi di inviare un messaggio o una lettera a persone che speravate fossero vive. Anzi, forse neppure dubitavate che lo fossero. Magari erano messaggi amichevoli, anzi, ci avrete messo dentro tutta l’anima, lieti di poter condividere qualcosa con quelle persone in apparenza sensibili ai bisogni umani.
Ma i morti non parlano. Per quanto possiamo essere amichevoli con loro, è finita se i morti vedono che la nostra coscienza sfugge ai loro giochi, che non si adatta agli schemi delle loro cerchie di persone.
Allora, avranno per noi solo quello che un morto vivo può avere: un silenzio di morte.
Loro non vogliono incontrare Gesù, non vogliono amarlo anche nel fratello. Tutto quello che vogliono è incontrare se stessi, amare se stessi solo in quelli della loro cerchia.
Oggi è così raro poter conoscere dei veri cristiani, estremamente raro.
Si vede poi che quasi tutti vogliono rendere conto delle loro azioni, ma solo a se stessi, come se la Chiesa e i suoi Santi non avessero mai amato, insegnato, testimoniato.
Pietà per i morti. Per quelli dell’aldilà, ma anche per quelli che si sono chiusi nella bara della loro freddezza. Se ci succede di conoscerne qualcuno, offriamo alla Madonna almeno un’Ave Maria per loro. Magari, anche solo nell’ora finale, una luce dal Cielo rischiarerà la loro anima.