Ricorre di nuovo il 25 aprile. Se non ci fosse da mettersi le mani nei capelli (per chi li ha), verrebbe quasi da ridere. Lo Stato ateo-massonico festeggia la liberazione dal fascismo ancora 72 anni dopo, quando quelli che possono ricordare qualcosa sono più o meno i novantenni, e gli altri sono tutti passati nel regno dei più.
È ovvio comunque che i responsabili della scristianizzazione totale dell’Italia, iniziata con la presa del potere massonico-liberale nel Risorgimento, abbiano molto da festeggiare.
Benito Mussolini, dopo una fase anticlericale del fascismo, aveva duramente represso, oltre che i comunisti, anche i massoni. Le società segrete erano state messe fuorilegge nel novembre 1925, con una legge rivolta principalmente contro la massoneria.
Bisogna riconoscere che Mussolini fece dei gravi errori e anche peccati mortali. Si pensi all’infedeltà coniugale e soprattutto all’alleanza con i nazisti, che costò all’Italia le leggi razziali e l’entrata in guerra.
Tuttavia, a differenza di questi uomini e donne fissati con se stessi, con l’ideologia, con la cultura di morte, con l’anticristo che invocano al potere sulla terra, Mussolini riscoprì e non calpestò la propria fede cattolica. Favorì molto la Chiesa Cattolica, e verso la sua fine terrena si confessò un’ultima volta prima di essere trucidato.
I padroni del potere hanno bisogno di fingere la loro partecipazione alla vittoria contro un nemico cattivo. Loro, che hanno annientato la fede di un popolo e tolgono ai bambini l’innocenza e anche la vita nel grembo materno, devono apparire come la giusta società.
Questa celebrazione del 25 aprile in realtà non è contro quello che di male commisero Mussolini e i fascisti. È solo una finzione che vuole cancellare il ricordo di come la nostra fede cattolica visse in quell’uomo e in quella società.
Mussolini non avrebbe mai attaccato la fede, la famiglia, e persino la Patria con un’invasione di islamici fatti arrivare con tutti i mezzi possibili. Anzi, pur con le sue mancanze esaltò la fede, la famiglia, la Patria.
Malgrado gli errori, in una sua dichiarazione ci ha lasciato l’esempio di come muore un vero cristiano: «Non è la fede che arriva nell’ora del crepuscolo quella che mi sostiene, è la fede della mia infanzia e della mia vita che mi impone di dover credere… Ho creduto nella vittoria delle nostre armi, come credo in Dio… Oggi io perdono a quanti non mi perdonano e condannano… Se questo è dunque l’ultimo giorno della mia esistenza, intendo che anche a chi mi ha abbandonato e mi ha tradito, vada il mio perdono…».
Speriamo di incontrarlo un giorno in quel Regno di Dio che si estenderà dalla Terra al Cielo, e che ha accolto anche Benito Mussolini.