Prossimamente su questi schermi (per navigatori) racconteremo, in breve, la storia dell’abito di preti e religiosi. Quello che da solo, come dice il proverbio, non fa il monaco, ma non c’è vero monaco senza l’abito.
Anche le persone consacrate si rivelano con il loro modo di presentarsi. E dalla situazione dell’abito sacro si comprende quella della Chiesa.
La responsabilità più grande ricade sul Papa, i cardinali e i vescovi. Spetta a loro per primi obbligare il clero a portare l’abito sacro.
Tradizionalmente, i consacrati indossano un abito lungo fino ai talloni (per cui si chiama “talare” la veste nera dei preti). Il modello può variare, ma ha sempre una sua bellezza semplice e austera.
Preti e religiosi devono essere coperti quasi interamente per mostrare che si mantengono casti e riservati a Dio.
D’altra parte, il loro abito esprime un’appartenenza ben precisa, sia alla Chiesa che all’istituto di cui fanno parte.
Quindi il tesoro racchiuso in un certo abito, e nel consacrato che lo porta, si trova solo nella Chiesa e non al di fuori.
Il grande tesoro è il Signore Gesù, Capo e Sposo Divino della Chiesa.
Ora, questo tesoro così prezioso non lo si conserva per nasconderlo, ma per donarlo veramente a ogni persona.
Le suore portano anche il velo sul capo, perché appartengono come spose al Signore Gesù. Si tagliano i capelli e li coprono per evitare ogni attenzione profana nei loro confronti.
La presenza riconoscibile dei consacrati è un grande segno di speranza. Sono loro i padri e le madri spirituali di ognuno di noi. O almeno dovrebbero esserlo, se hanno una vocazione sincera.
Nella società di oggi, quasi nessun figlio ha un padre e una madre che si possano dire cristiani. Se anche non si separano o non convivono, i genitori si rifiutano di accogliere i figli che Dio manderebbe, e guastano l’innocenza di quelli nati.
Sempre più figli non hanno nemmeno un padre e una madre secondo natura, da quando i bambini nascono con la fecondazione artificiale o finiscono adottati da coppie di omosessuali.
Non portare l’abito sacro è un altro colpo alla speranza delle persone, soprattutto le più smarrite, che non hanno nessuno a cui rivolgersi.
Ai consacrati, l’abito ricorda con un segno inconfondibile i doveri della loro missione, la fedeltà a cui sono chiamati. Non devono nascondersi, ma accogliere chi li cerca e ha bisogno di loro.
In definitiva quindi, per preti e religiosi portare l’abito, e uno consono, è un gravissimo obbligo di carità verso Dio e verso il prossimo.
Diciamole queste cose ai consacrati che conosciamo, nella speranza che caduta la maschera dell’ipocrisia diventino veri Padri e Madri spirituali.

Tratto liberamente da Isidoro D’Anna, La forza della Verità, Youcanprint.

Nella foto: giovani preti in abito talare. Si noti la purezza dei loro volti…