Sabato 20 maggio si terrà a Roma la Marcia per la Vita. Mentre il mondo sprofonda nell’oscurità, lasciamoci conquistare dalla luce che si trova nella storia di una figlia adottiva e della sua madre naturale. Una storia in cui trionfano la vita, la fede e l’eroismo.

1 maggio 2017 – Per tutta la vita mi è stato fatto sentire quanto ero speciale, perché ero tanto amata non solo da due genitori, ma da un altro ancora.

La gente mi faceva domande sui miei genitori “veri”, ma io sapevo che i miei genitori adottivi erano i miei “veri genitori”. Avevo sempre saputo di essere stata adottata, e come la maggior parte dei figli adottivi, ero restia a cercare i miei genitori naturali, perché temevo di far soffrire i miei genitori. Poi nel 1989, con il benestare dei miei genitori, incominciai la ricerca.

L’agenzia che aveva facilitato la mia adozione non poteva indicarmi una persona precisa, ma quello che mi dissero mi turbò. Mentre ai miei genitori era stato detto che mia madre era morta durante il parto, i dati riportavano che a quel tempo lei aveva 22 anni e soffriva di “nervosismo”.

“Nervosismo”? Che voleva dire?

Nel 2003 la mia richiesta a un giudice per la concessione di quei dati venne accolta. Comunque, non fu senza resistenza da parte dell’assistente sociale dell’agenzia che finalmente mi diedero a voce delle informazioni.

L’agenzia aveva detto ai miei genitori che la mia madre naturale era morta durante il parto, forse perché presumevano che io fossi una persona rovinata. Dopo aver parlato per circa un’ora, l’assistente sociale disse che io dovevo sapere chi era “il padre” se intendevo trovare mia madre. Beh, a lui non avevo pensato granché, ma la cosa mi incuriosì.

Allora l’assistente sociale si piegò in avanti come se stesse per vomitare, fece una smorfia e disse: “Sua madre fu violentata!”.

All’istante scoppiai a piangere per la mia mamma. Dei momenti successivi ricordo che ero seduta nella mia macchina e piangevo così tanto che non riuscivo nemmeno a vedere. Sentivo delle voci che mi dicevano: “Te l’avevo detto che non vali niente. Dio non sapeva che farsene di te. La cosa migliore che puoi fare è tagliarti i polsi e farti uscire dalle vene tutto quel sangue schifoso di violentatori”.

Io sono una cristiana – e una forte. Ma devo ammettere che se non lo fossi stata, mi sarei uccisa e non avrei detto una parola. Ero talmente oppressa dalla vergogna. Ecco come lavora il diavolo. Ma quel giorno la sua fu una sconfitta totale.

Trovai la mia madre naturale nel 2005 in un ospizio dell’Alabama. Per 48 anni aveva pregato perché io potessi ritrovarla, e teneva ancora con sé una foto di quando io avevo tre mesi – una prova che il suo amore materno per me era completamente staccato dal modo in cui ero stata concepita. In seguito seppi che la maggior parte delle madri sente lo stesso amore per i loro figli concepiti nella violenza.

Rimasi in ginocchio accanto alla sua carrozzella per un certo tempo, prima di trovare il coraggio di chiedere alla mia madre naturale come ero stata concepita. Ero completamente impreparata alla sua risposta.

“Tornavo a casa da un cinema, quando otto uomini mi violentarono e poi mi lasciarono credendomi morta”, lei mi disse.

Scoppiai a piangere e appoggiai la testa sul suo grembo. Lei mi accarezzò la testa, dicendo: “Tesoro, non piangere più. Io ho perdonato quegli uomini e guarda Dio cosa ha fatto. Ti ha riportata da me. Dio è fedele”.

Vedere che una donna – mia madre! – che aveva sofferto così tanto perdonava a tal punto, cambiò tutto per me. Da quel momento, anch’io riuscii a perdonare. La prospettiva da cui guardi è tutto. Mia madre è la mia eroina. Trascorremmo insieme sette meravigliosi anni prima che lei morisse. Lei mi amava con tutto il suo cuore. Era così fiera di far sapere a tutti quelli che incontrava della figlia che per anni aveva tanto desiderato di riabbracciare.

Mentre passavamo altro tempo insieme, mia madre mi disse qualcos’altro della sua storia. In seguito a quella violenza di gruppo, sua madre le aveva fatto pressione perché mi abortisse – dieci anni prima che questo diventasse legale in Jackson, nel Mississippi. Infatti, subiva quelle pressioni proprio nel posto dove l’aborto per vittime di violenza come lei diventò legale, il giorno della Festa della Mamma del 1966 – il primo caso di legalizzazione dell’aborto nella storia degli USA.

Mia madre si rifiutò di abortirmi. Eppure, sapeva che non era sicuro tenermi, mentre c’era sua madre che la pensava in quel modo. Mi avrebbe salvato nuovamente la vita attraverso l’adozione, e fece del suo meglio trovandomi una famiglia che mi amasse. Io ho avuto la grande grazia di conoscere l’amore di due madri e di mio padre. Sono stata la “cocca di papà” fino al giorno in cui morì, nel 2007.

Non sono mai stata indesiderata, o non amata. Mia madre mi disse che io non le ricordavo quei violentatori, ma la fedeltà di Dio e il dono che Lui le aveva fatto. Mia madre non mi ha solo salvato la vita, ma ha aperto la via ai suoi discendenti. Io ho due figli sposati, ciascuno con tre bambini.

Noi possiamo contare i semi in una mela, ma non possiamo contare le mele in un seme. Lei non ha mai rimpianto di avermi dato alla luce, anche se questo la portò alla scelta dolorosa e coraggiosa di affidarmi alle cure di una famiglia adottiva.

________________________________________

Juda Myers è la fondatrice di CHOICES4LIFE, che ha il fine di promuovere e ridare onore e dignità alle donne e ai figli dei concepimenti dovuti a violenza. A partire dal 2011, l’obiettivo di CHOICES4LIFE è di educare il mondo al valore di ogni vita umana concepita, e di incoraggiare alla consapevolezza le molte persone che vivono in una vergogna che non è la loro, quella dell’abuso sessuale. Per saperne di più su Juda, o per chiederle di venire da voi a parlare, visitate www.juda4praise.com.

Traduzione di Isidoro D’Anna

Fonte:
https://www.lifesitenews.com/opinion/my-mother-was-gang-raped-but-heroically-gave-me-life

Nella foto: Juda Myers con la sua madre naturale, Ann, che ha incontrato all’età di 48 anni.