Vogliamo qui lanciare un messaggio agli assassini della modestia femminile. E desideriamo che risuoni alto, sia pure come voce nel quasi deserto, come lo scritto Agli assassini della Liturgia di cui fu autore Mons. Domenico Celada nell’autunno del 1971.
Spesso, negli ultimi tempi che sono i nostri, le persone più accorte si trovano a leggere notizie sulle macchinazioni dei potenti. Notizie che i mezzi di comunicazione asserviti mai riporteranno.
Vorremmo però anche chiarire che nessuna rivoluzione, nessun abuso, neppure se perpetrati dal più grande – e miserabile – potente della terra, o dal Papa che abbatté la santa liturgia cattolica, potrebbero restare in piedi, se non avessero il consenso di una massa sterminata di schiavi volontari.
Del resto, il protestantesimo prima e la massoneria dopo non miravano solo a prendere il potere tra i regnanti e le istituzioni, come per la seconda è avvenuto completamente anche in Italia.
Osservava infatti nel secolo scorso l’americano Father (Don) Bernard Kunkel: «Il diavolo non poteva sperare di corrompere completamente il Corpo mistico di Cristo, la Chiesa Cattolica, a meno che non riuscisse prima a detronizzare Maria, la Madre Castissima, dai cuori dei cattolici».
La donna cattolica, fino all’inizio del Novecento, si copriva come una santa donna, e che lo pensasse o no, in lei appariva l’impronta di Maria Santissima. Una donna simile è stata la grande poetessa Ada Negri (1870-1945), di cui in fondo a questo articolo riporteremo una poesia, per dimostrare di cosa è capace una vera donna cattolica. Fra l’altro, essendo quei versi dedicati alla madre di lei, vengono molto a proposito oggi, per la Festa della Mamma.
Il passaggio dalla società ancora abbastanza cristiana, seppur emancipata, a quella atea, si attuò intorno alla prima metà del Novecento. Negli anni Venti le donne iniziarono a scoprire pubblicamente le gambe nel loro abbigliamento. Gli ecclesiastici d’America e d’Europa tuonarono contro questa moda perversa, ma ormai la maggior parte delle donne voleva vestirsi solo secondo la moda, e non più secondo il decoro e la virtù. Ecco la società atea.
Da allora, è questo il criterio degli uomini e delle donne: seguire quello che fa la maggioranza e disprezzare ciò che insegnano Cristo e i suoi santi sacerdoti e testimoni. Maria Santissima è stata ormai detronizzata dai cuori dei cattolici.
Le donne non hanno più alcuna intenzione di imitare la gran Madre di Dio e nostra. Loro si sentono evolute, vincitrici, quasi delle divinità invece che dei poveri nulla orgogliosi.
Adesso le donne o portano i pantaloni, imitando gli uomini, o si scoprono le gambe, imitando le prostitute. Che un uomo possa vedere la nudità delle loro gambe ed essere tentato contro la fedeltà e la purezza, a loro sta benissimo. E scoprono anche le braccia, le spalle, il petto e così via. Questo anzi per loro è un vanto, un segno di normalità, una vittoria e un diritto indiscutibile.
Ce ne sono altri di diritti indiscutibili diffusi attraverso il corpo di satana, la massoneria, a cui si associano gli atei e i ribelli finti credenti. Possiamo citare le varie depravazioni dei nostri tempi anticristiani: contraccezione, divorzio, aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, adozione di bambini da parte di adulteri e omosessuali, e le perversità sessuali diventate materia scolastica e ferrea legge a cui piegare tutte le istituzioni e le attività umane.
Il 12 giugno 1960 l’eminentissimo Card. Giuseppe Siri, che purtroppo si rifiutò di farsi eleggere Papa, pubblicava una lettera preziosa riguardante le donne che iniziavano a indossare i pantaloni. Questa lettera, al Signore piacendo, la trascriveremo e la metteremo a disposizione di tutti, perché ora se ne trova in rete, con difficoltà, solo una scansione. Dunque il Card. Siri, quasi in conclusione della sua lettera, scritta con acume straordinario, osservava:

Quando si vede una donna in calzoni, non è a lei che si deve pensare ma all’umanità intera, che cosa sarà quando le donne si saranno mascolizzate per bene. Nessuno ha interesse a promuovere per il futuro l’età dell’indefinito, dell’equivoco, dell’incompleto e – in definitiva – dei mostri.

Tutto ciò che il Card. Siri temeva come effetto della moda femminile perversa, possiamo vedere che si è completamente realizzato insieme al dominio quasi assoluto di quella moda. Gli attacchi contro la vita, la purezza, l’innocenza sono attuati con ferocia sempre crescente dai mostri che ci governano e che riempiono le strade.
E voi, donne, volete ancora farvi prendere in giro dal diavolo e piegarvi all’influenza di una società insana, pensando così di essere veramente voi stesse? La vostra vita, come quella di ogni essere umano, è un soffio nelle mani di Dio. E voi cosa ne avete fatto? Dov’è la purezza? Dove la castità? Dove i figli che Dio vi avrebbe donato se solo li aveste accolti?
Quel Dio che vi ha creato, e che troppe volte dite di riconoscere senza però adorarlo e servirlo, vi presenta ancora oggi, ben al di sopra di tante immondizie, un Modello supremo da seguire, per la vostra redenzione ed elevazione. È Maria Santissima, Colei che Dio Onnipotente ha preservato da ogni macchia di peccato, per farne la Madre del Figlio Unigenito e di ogni cristiano.
Guardate e guardiamo dunque alla Madonna, per essere suoi figli veri e devoti. Anche se la società occidentale di oggi renderebbe difficile alle donne vestirsi da capo a piedi come l’Immacolata, che la si voglia almeno imitare per quanto possibile!
Bisogna rendersi conto che il male va rifiutato interamente, e il bene accolto interamente. Non possiamo avere la forza, ad esempio, di combattere l’aborto, se le donne non imitano Maria Santissima, Madre della purezza, «terribile come schiere a vessilli spiegati» (Ct 6, 10).
La vittoria di Dio avverrà attraverso la Madonna, e Lei stessa l’ha già annunciato a Fatima nel 1917: «Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!». Che ne sarà allora di tutti quelli che un giorno Dio chiamò all’esistenza con Amore infinito, e che hanno preferito seguire satana e le sue seduzioni?
Ricordatevi, care non battezzate e care sorelle in Cristo, che la parte denudata del vostro corpo è ancora coperta, sì, ma di vergogna. E se proprio vi pesa guardare con tutto il cuore all’Immacolata, allora valgono per voi quelle parole che San Paolo rivolse duemila anni fa ai falsi credenti di quel tempo (At 13, 46):

Era necessario che fosse annunziata a voi per primi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani.

Non sia mai che Dio si stanchi della nostra cecità e sordità, e si rivolga ai popoli e agli individui più impensati, per far risorgere la fede disprezzata e calpestata sul suolo di Roma.
Dunque coraggio, e se avete ancora dei dubbi e delle incertezze, potete ripensare al Signore Gesù che ci assicura: «Chi cerca trova» (Mt 7, 8; Lc 11, 10). Ciascuno di noi, se veramente lo vuole, troverà la via e i mezzi per riconquistare la santa modestia, femminile e maschile.

Riportiamo di seguito la poesia La fronte di Ada Negri (ritratta nella foto scelta per questo articolo). Speriamo che parole così grandi, parole di Vita, tocchino ancora i cuori e le menti di molte persone.

La fronte
(Da I canti dell’isola, 1923)

La morte aveva paura
della tua fronte augusta.
Tempio di casti pensieri,
vetta di volontà.

Non la turbava un’ombra,
non la solcava una ruga,
non dal sole traeva fulgore,
ma dalla propria bianchezza viva.

Avea quattro volte vent’anni,
e l’innocenza degli astri
che sono eterni e pur nascere
sembrano, in cielo, ogni sera.

E fu senza morte che andasti,
madre, verso la vita
durabile: una notte d’agosto
ch’era tutta un gran pianto di stelle.

Scendevano, lagrime d’angeli,
le stelle, per te ricondurre
ai divini silenzi: ove splende
sol chi in terra ebbe sete di Dio.

Non soffro per te. Nella vita
durabile, donde mi guardi,
so che un giorno, più vasta del tempo,
ritroverò la tua fronte.