Venerdì 8 aprile 2016 è stato pubblicato un documento dal titolo Amoris Laetitia, “La gioia dell’amore”, che appartiene alla categoria delle esortazioni papali. Si tratta di un libro di 264 pagine.
Porta la firma del 19 marzo antecedente, Solennità di San Giuseppe, padre putativo di Nostro Signore, sposo verginale di Maria Santissima e protettore della Sacra Famiglia.
In un certo senso, è lo sviluppo dell’intenzione espressa da Papa Bergoglio il 28 luglio del 2013, quando annunciò di voler concedere «una seconda possibilità» a chi è già legittimamente sposato.
Da allora, i due Sinodi sulla Famiglia, una parte del clero capeggiata dal cardinale Walter Kasper e Papa Bergoglio stesso, hanno marciato in questa direzione.
Ora, bisogna dire che per quanto riguarda il Matrimonio, l’inizio della crisi, nella Chiesa, è stato confondere le sue finalità.
La Chiesa aveva sempre insegnato che il fine primario del Matrimonio è la procreazione, cioè dare figli a Dio, in risposta alla sua infinita Bontà creatrice che ha reso noi per primi suoi figli.
Il reciproco affetto tra gli sposi è un fine secondario. È infatti molto più grande il dono della vita, soprattutto per amore di Dio, che la condivisione della vita, soprattutto per amore del coniuge.
Un altro fine secondario è la cosiddetta quiete della concupiscenza, cioè l’appagamento della sensualità. Questo nel Matrimonio è del tutto lecito, purché avvenga secondo natura e senza limitare ingiustamente la procreazione.
Tuttavia, San Paolo insegna (1 Cor 7, 6) che la quiete della concupiscenza è una concessione e non un comando. Infatti la concupiscenza, di per sé, non è qualcosa di buono, anche se la quiete della concupiscenza rappresenta un fine secondario del Matrimonio.
I santi sposi cattolici, ma anche degli sposi solo giusti, fortificati nella purezza dall’Eucaristia e dalla devozione alla Madonna, trovano semplicemente naturale fare a meno della sensualità. La vita di unione con Dio e tra loro, il profondo rispetto, la devozione, la tenerezza e l’affetto reciproci, e le premure per i figli, sono quanto il loro cuore desidera per essere pienamente felici.
Non guardano l’uno all’altra per l’appagamento della sensualità, ma hanno rapporti solo in vista di poter donare la vita a un nuovo figlio, e un nuovo figlio a Dio.
Queste sono l’innocenza e la purezza vissute nel Matrimonio.
Purtroppo, la Chiesa negli ultimi cinquant’anni ha fatto ben poco per predicare l’elevazione spirituale e affettiva degli sposi.
La quiete della concupiscenza da concessione è diventata sempre più un comando, quindi l’opposto di quello che insegna la nostra vera religione. Da fine secondario, è stata trattata come un fine primario, alla pari con quello della procreazione.
Ma se la sensualità viene messa sullo stesso piano del fine primario, finisce per essere ritenuta ancora più importante. Allora bisogna darsi da fare per congegnare i metodi naturali, che permettano di compiere atti sessuali in modo naturale, ma quando non ce n’è bisogno per la procreazione.
E siccome i metodi naturali sono impegnativi, allora c’è la spinta a usare la contraccezione, che è peccato mortale.
E dato che per gli sposi la procreazione, l’altissimo fine di donare la vita ai figli, perde importanza, si consuma fra di loro un tradimento degli ideali che dovrebbero legarli.
Questo tradimento, anche se non riconosciuto, lavora nel profondo, guastando la stima reciproca e la pace, e i figli stessi che non conoscono più la purezza.
Nascono liti e si arriva a separazioni e divorzi.
Poi i divorziati si risposano civilmente, e magari fanno nascere dei figli da atti sessuali che sono ciascuno un peccato mortale, perché compiuti al di fuori di un Matrimonio sacramentale.
Dietro i divorzi e i falsi matrimoni civili c’è spesso la tendenza a soddisfare la sensualità come un fine primario. Non solo non c’è più il fine primario della procreazione, ma nemmeno quello secondario dell’amore tra gli sposi, altrimenti si continuerebbe ad amare il coniuge che si è abbandonato.
Molti giovani vanno a convivere, perché sono figli di genitori che non stimano il dono della procreazione, non vivono la purezza dell’amore coniugale, non pregano veramente e calpestano la sacralità del Matrimonio.
Intanto, i costumi della società accompagnano le famiglie cristiane in un degrado sempre più profondo: balli, vita di spiaggia, pantaloni o nudità in vista per le donne, televisione e così via.
La Chiesa, di fronte a tutto questo, continua a dedicarsi quasi interamente al «dialogo col mondo». Le nuove generazioni di cattolici sono fredde, ciniche, conformiste.
E ora consideriamo l’esortazione Amoris Laetitia di Papa Bergoglio.
In questo libro risalta, alla pari ma forse anche più della procreazione, quella che Papa Bergoglio chiama «unione sessuale» o «passione erotica».
Viene poi ritenuta di ispirazione sociale e non divina la dottrina di San Paolo sulla sottomissione della donna all’uomo nel Matrimonio, in senso cristiano e non mondano. Eppure, questa dottrina fa parte della Sacra Scrittura, ed è perciò divina e infallibile.
Le due posizioni vengono esposte per prime da Papa Bergoglio, e sono la necessaria premessa per quanto poi segue in Amoris Laetitia.
Infatti, l’adulterio ha per presupposto, soprattutto, il desiderio carnale e la ribellione della moglie verso il marito e di entrambi verso Dio. E se si ammette ai sacramenti chi vive nell’adulterio, ci si muove un po’ dagli stessi presupposti.
Procedendo, Papa Bergoglio sostiene dunque che certe convivenze, cioè adulteri, fuori dal sacramento del Matrimonio, possono essere valutate e approvate caso per caso.
Quindi decide e dispone che si riammettano ai sacramenti, come la SS. Eucaristia, queste coppie in stato di peccato mortale, senza che abbiano rinunciato ad avere rapporti sessuali.
E ai divorziati risposati civilmente che, per essere di nuovo in pace con Dio e la Chiesa, hanno rinunciato alle confidenze sessuali, Papa Bergoglio dice che stanno sbagliando.
Ora entriamo più nei dettagli di cosa ha scritto e deciso Papa Bergoglio con Amoris Laetitia.

PRIMI PASSI NEL DISCORSO

Pag. 6:
Papa Bergoglio annuncia in modo generico le sue intenzioni:

Quindi mi soffermerò su un invito alla misericordia e al discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore ci propone, […]

Vediamo che la misericordia è chiamata in causa per giustificare l’ammissione degli adulteri ai sacramenti, della quale si legge poi nel capitolo ottavo. Ora, sul piano umano, la misericordia intesa in questo modo è peggiore di quella di un medico che a un paziente con una malattia mortale dica di andarsi a divertire, invece di proporgli una cura seria per salvargli la vita. Sul piano divino, parlare di misericordia per consentire il peccato, che qui è mortale, vuol dire sfidare la Misericordia di Dio, e provocare la sua Giustizia. La vera misericordia è tirare fuori le anime dal peccato, perché si vuole portarle in Paradiso, e non rovinarle del tutto. Agli adulteri va insegnata la misericordia per la propria anima, per il proprio Matrimonio sacramentale tradito e per le persone coinvolte, soprattutto i poveri figli, ma anche tutta la Chiesa e l’umanità che soffrono per questo.

Pag. 19:

Frutto dell’amore sono anche la misericordia e il perdono. In questa linea, è molto emblematica la scena che mostra un’adultera sulla spianata del tempio di Gerusalemme, circondata dai suoi accusatori, e poi sola con Gesù che non la condanna e la invita ad una vita più dignitosa.

Il comando del Signore è in realtà: «Va’ e d’ora in poi non peccare più», e non solo un invito «ad una vita più dignitosa». Quindi nessuno è giustificato se intende dare la SS. Eucaristia, che è il Signore Gesù, a degli adulteri senza che si impegnino a non peccare più.

AFFERMAZIONI SULLE FINALITÀ DEL MATRIMONIO E SULLA RELAZIONE TRA MOGLIE E MARITO

Pag. 59:

74. L’unione sessuale, vissuta in modo umano e santificata dal sacramento, è a sua volta per gli sposi via di crescita nella vita della grazia. È il « mistero nuziale ».69 Il valore dell’unione dei corpi è espresso nelle parole del consenso, dove i coniugi si sono accolti e si sono donati reciprocamente per condividere tutta la vita. Queste parole conferiscono un significato alla sessualità, liberandola da qualsiasi ambiguità.

[Nota] 69 Leone Magno, Epistola Rustico narbonensi episcopo, inquis. IV: PL 54, 1205A; cfr Incmaro di Reims, Epist. 22: PL 126, 142.

Qui viene alterato e capovolto il significato dell’espressione «mistero nuziale», usata da Papa San Leone Magno nella sua Lettera al vescovo Rustico.
Per il poco tempo a disposizione non abbiamo potuto trovare una versione italiana della Lettera, ma possiamo tradurre per i lettori la versione inglese del passo che ci interessa, presa da una fonte affidabile.
San Leone Magno scrive al vescovo Rustico riguardo alla differenza che c’è tra una moglie e una concubina, cioè una convivente. A un certo punto spiega:

And hence, since the marriage tie was from the beginning so constituted as apart from the joining of the sexes to symbolize the mystic union of Christ and His Church, it is undoubted that that woman has no part in matrimony, in whose case it is shown that the mystery of marriage has not taken place.

Fonte: http://www.newadvent.org/fathers/3604167.htm

Traduzione:

E quindi, dal momento che il vincolo matrimoniale è stato fin dall’inizio costituito, a parte la congiunzione dei sessi, per simboleggiare l’unione mistica tra Cristo e la sua Chiesa, è indubbio che quella donna non ha parte nel matrimonio, nel qual caso si vede che il mistero nuziale non ha avuto luogo.

Dunque è proprio il contrario di quello che afferma Amoris Laetitia: il «mistero nuziale» non indica l’«unione sessuale», ma il matrimonio in senso spirituale come simbolo dell’unione tra Cristo e la Chiesa, «a parte», cioè senza considerare a tal fine, «la congiunzione dei sessi».

Pagg. 64-65:

80. Il matrimonio è in primo luogo una « intima comunità di vita e di amore coniugale »80 che costituisce un bene per gli stessi sposi,81 e la sessualità « è ordinata all’amore coniugale dell’uomo e della donna ».82 Perciò anche « i coniugi ai quali Dio non ha concesso di avere figli, possono nondimeno avere una vita coniugale piena di senso, umanamente e cristianamente ».
[80, Gaudium et spes, 48; 81, Codice di Diritto Canonico, c. 1055; 82, Catechismo della Chiesa Cattolica, 2360]

Tutto ciò sembra negare che la procreazione sia il fine primario del Matrimonio. Non è lecito fare della sessualità un elemento costitutivo della vita degli sposi che non hanno figli. In realtà, gli sposi veramente puri e spirituali trovano naturale fare a meno della concupiscenza e del suo sfogo, al quale qui si fa riferimento con il termine “sessualità”. Un termine, questo, che crea una realtà a parte incentrata sul sesso, piuttosto che considerare l’unione intima tra l’uomo e la donna come lecita nell’ambito del Matrimonio.
Alle pagine 90-91, dopo aver presentato e spiegato l’inno alla carità di San Paolo, l’Autore si sofferma sulle parole di un famoso pastore protestante americano. È Martin Luther King, di cui qui sono citate ampiamente le parole del Sermone tenuto nella chiesa Battista di Dexter Avenue. Quest’attenzione riservata a un personaggio protestante, ci spinge però a sentire meno viva la nostra santa fede cattolica, che non ha bisogno delle approssimazioni dei protestanti.
A pag. 98, viene anche citato un film di ambientazione protestante, intitolato Il pranzo di Babette. A questo punto ci si trova proprio a immergersi in una vita dove la nostra fede cattolica è stata cancellata.

Pagg. 91-92:

[Parla della «carità coniugale»] È « un’unione affettiva », spirituale e oblativa, che però raccoglie in sé la tenerezza dell’amicizia e la passione erotica, benché sia in grado di sussistere anche quando i sentimenti e la passione si indebolissero.

«Passione erotica». Questa espressione, si noti, non ha niente di cristiano, perché esalta il sesso come un idolo. Suona piuttosto come pornografia. È a Dio, non agli idoli, che gli sposi cristiani devono sottomettere le loro anime e i loro corpi, per vivere santamente.

Pagg. 107-108:

Un altro paragrafo qui s’intitola Amore appassionato. Si rende in modo ancora più pesante l’idea che la quiete della concupiscenza, anzi la concupiscenza stessa, sarebbe un fine primario del matrimonio. Invece, come la Chiesa ha sempre insegnato, è un fine secondario e neppure essenziale. Addirittura si fa il nome del Signore:

Ci deve essere qualche ragione per il fatto che un amore senza piacere né passione non è sufficiente a simboleggiare l’unione del cuore umano con Dio: […].

Ancora una volta, come quando si erano capovolte le parole di San Leone Magno, «l’unione del cuore umano con Dio», che è la stessa cosa dell’unione della Chiesa con Cristo, viene fatta corrispondere, tra gli sposi, più ai rapporti carnali che all’unione spirituale.

Pag. 115:

Sebbene egli [San Paolo] scrivesse in un’epoca in cui dominava una cultura patriarcale, nella quale la donna era considerata un essere completamente subordinato all’uomo, tuttavia insegnò che la sessualità dev’essere una questione da trattare tra i coniugi: prospettò la possibilità di rimandare i rapporti sessuali per un certo periodo, però « di comune accordo » (1 Cor 7,5).

Qui ci sono due affermazioni da considerare.
La prima fa riferimento alla sottomissione della donna all’uomo nel Matrimonio in senso cristiano, di cui San Paolo parla in più occasioni (1 Cor 11, 3; Ef 5, 22-24; 1 Tim 2, 13). La Sacra Scrittura, come la Chiesa ha sempre insegnato, è tutta ispirata da Dio e non può errare. Quindi non si può attribuire un insegnamento divino della Scrittura alla «cultura patriarcale» o a «categorie culturali proprie di quell’epoca» (pag. 117). Citiamo il vero Magistero della Chiesa, come esposto da Papa Pio XI nell’Enciclica Casti Connubii:  «Una tale soggezione però non nega né toglie la libertà che compete di pieno diritto alla donna, sia per la nobiltà della personalità umana, sia per il compito nobilissimo di sposa, di madre e di compagna; né l’obbliga ad accondiscendere a tutti i capricci dell’uomo, se poco conformi alla ragione stessa o alla dignità della sposa»; «ma vieta quella licenza esagerata che non cura il bene della famiglia, vieta che nel corpo di questa famiglia sia separato il cuore dal capo, con danno sommo del corpo intiero e con pericolo prossimo di rovina. Se l’uomo infatti è il capo, la donna è il cuore; e come l’uno tiene il primato del governo, così l’altra può e deve attribuirsi come suo proprio il primato dell’amore».
La seconda affermazione del passo citato di Amoris Laetitia non rende bene l’insegnamento di San Paolo sulla quiete della concupiscenza. È proprio il contrario: San Paolo non prospetta «la possibilità di rimandare i rapporti sessuali per un certo periodo», ma la possibilità di tornare ad averli. La differenza è sostanziale. Non è l’astinenza ad essere concessa, ma la quiete della concupiscenza. San Paolo infatti precisa: «Questo dico come concessione, non come ordine» (1 Cor 7,6).

CIRCA IL CELIBATO SACERDOTALE E L’INDISSOLUBILITÀ DEL MATRIMONIO

Nel capitolo sesto si cominciano a leggere suggerimenti di novità per l’agire della Chiesa, nonostante questo sia già stabilito una volta per sempre.
Ecco le parole introduttive (pag. 153):

199. I dialoghi del cammino sinodale hanno condotto a prospettare la necessità di sviluppare nuove vie pastorali, che cercherò ora di riassumere in modo generale. Saranno le diverse comunità a dover elaborare proposte più pratiche ed efficaci, che tengano conto sia degli insegnamenti della Chiesa sia dei bisogni e delle sfide locali.

Alle pagg. 155-156, si inseriscono pure delle parole che vanno contro il celibato sacerdotale, uno dei fondamenti della Chiesa Cattolica:

Nelle risposte alle consultazioni inviate a tutto il mondo, si è rilevato che ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie. Può essere utile in tal senso anche l’esperienza della lunga tradizione orientale dei sacerdoti sposati.

Pag. 187:

Se finora nel testo di Papa Bergoglio erano messe in questione le finalità del Matrimonio, adesso si tocca la sua indissolubilità. Papa Bergoglio parla di «nuova unione» per indicare la condizione dei divorziati risposati civilmente, che è adulterio, come ci insegna e ammonisce il Signore:

243. Ai divorziati che vivono una nuova unione, è importante far sentire che sono parte della Chiesa, che “non sono scomunicati” e non sono trattati come tali, perché formano sempre la comunione ecclesiale.

AFFERMAZIONI RIGUARDO AI FIGLI E ALLE PERSONE IN GENERE

A pag. 215, Papa Bergoglio inizia un paragrafo intitolandolo Sì all’educazione sessuale e scrivendo:

280. Il Concilio Vaticano II prospettava la necessità di « una positiva e prudente educazione sessuale » che raggiungesse i bambini e gli adolescenti « man mano che cresce la loro età » e « tenuto conto del progresso della psicologia, della pedagogia e della didattica ».301
301 Dich. Gravissimum educationis, 1.

È un invito, questo, che non si accorda con ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Non è lecito parlare di “educazione sessuale”. Ai figli – e non ai figli degli altri – va data non un’educazione sessuale ma un’educazione alla purezza, che spieghi con la massima delicatezza e senza prevenire i tempi anche quello che riguarda gli aspetti più propriamente sessuali. L’Occidente decaduto ha inventato l’istruzione sessuale per deturpare la purezza, l’innocenza, la verginità e anche la vocazione alla vita consacrata dei bambini e dei giovani.
Nello stesso paragrafo, a pag. 220, Papa Bergoglio scrive che è dovuto a «rigidità» «arrivare a considerare come poco maschile dedicarsi all’arte o alla danza e poco femminile svolgere un incarico di guida». Poi si rallegra perché esistono gli uomini ballerini e altro; «grazie a Dio», commenta. Ma quelle situazioni non rispondono al progetto di Dio per i suoi figli, chiamati ad essere santi, veri uomini e vere donne. Tra l’altro, le scuole di danza sono sorte in Occidente quando è iniziata la decadenza morale, dopo il tramonto dell’era cristiana, la splendida età del Medioevo.

LA SS. EUCARISTIA E I SACRAMENTI CONCESSI AGLI ADULTERI

Il capitolo ottavo è quello in cui si passa alle vie di fatto.
Ci sono ancora argomentazioni che non rispondono alla dottrina cattolica sul Matrimonio. Per esempio, a pag. 226 Papa Bergoglio afferma, dopo essersi riferito al Matrimonio:

Altre forme di unione contraddicono radicalmente questo ideale, mentre alcune lo realizzano almeno in modo parziale e analogo.

Di nuovo si parla di «unione» per indicare una condizione di adulterio, che si compie nelle forme di convivenza fuori dal Matrimonio o contro il Matrimonio. In queste situazioni di peccato mortale, in cui si è morti alla grazia di Dio, secondo Papa Bergoglio si realizza qualcosa dell’ideale matrimoniale «almeno in modo parziale e analogo».

A pag. 231, Papa Bergoglio afferma con sicurezza:

Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe.

Ormai si esprime chiaramente la convinzione che a dei divorziati risposati civilmente, cioè a degli adulteri, si possa riconoscere il merito di una «seconda unione consolidata nel tempo», «con provata fedeltà». L’adulterio viene ancora una volta definito «unione», e l’infedeltà al vero Matrimonio viene capovolta in un merito, la «fedeltà» alla relazione di adulterio.
Tra pagina 231 e 232 si trova questa nota, riferita ai divorziati risposati che rinunciano alle confidenze sessuali per tornare in grazia di Dio:

329 Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 84: AAS 74 (1982), 186. In queste situazioni, molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che, se mancano alcune espressioni di intimità, « non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli » (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 51).

In realtà, come i lettori possono immaginare, la Gaudium et spes si riferisce solo ai coniugi. Ma qui si altera il contenuto del documento conciliare, riferendo l’osservazione ai divorziati risposati civilmente, per sconsigliarli di fare ciò che la Chiesa ha raccomandato loro come unica possibilità di salvezza.
A pagina 234, ecco la nuova disposizione per l’ammissione degli adulteri ai sacramenti:

È possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché « il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi »,335 le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi.336

Papa Bergoglio riserva a una nota il permesso che sta dando di riammettere gli adulteri ai sacramenti:

336 Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento: cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44.47: AAS 105 (2013), 1038-1040.

A pag. 236, l’indissolubilità e la sacralità del Matrimonio vengono negate in modo ancora più esplicito:

Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante.

Il peccato grave invece consiste proprio nell’infedeltà a Dio e al coniuge legittimo e nei rapporti carnali con una persona al di fuori del Matrimonio sacramentale.
Poi a pag. 238 Papa Bergoglio cita la Relazione finale del Sinodo sulla Famiglia dell’ottobre 2015:

«In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. […] Il discernimento pastorale, pur tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni».

In altre parole, questi pastori non diranno agli adulteri di agire in modo diverso da come stanno facendo.

CONCLUSIONE

La Chiesa Cattolica è l’unica vera Chiesa, proprio perché è l’unica Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo. Gesù è il nostro unico Signore e Maestro. Legge di Dio e Legge della Chiesa sono la stessa cosa, particolarmente nelle questioni morali.
Non possiamo cancellare ciò che il Signore Gesù dice a proposito del Matrimonio e di quella specie di divorzio che era permesso agli uomini ebrei di quel tempo.
Sul Matrimonio, il Signore stabilisce: «Non divida dunque l’uomo quello che Dio ha congiunto» (Mt 19, 6). E sul divorzio insegna: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi permise di ripudiare le vostre mogli; ma da principio non era così» (19, 8).
La Legge dell’indissolubilità del Matrimonio è dunque una Legge data a noi da Dio stesso, nella Persona del Figlio unigenito. Non è una legge di uomini, che può non essere osservata, perché imperfetta o ingiusta. È la Legge di Dio, quindi una Legge di Amore, per comandarci di essere fedeli nell’amore. E se noi rifiutiamo di essere fedeli nell’amore, o spingiamo altri all’infedeltà, stiamo rinnegando Dio e i suoi santi Comandamenti.
Dio non voglia che la Chiesa perseveri nella novità dell’infedeltà, altrimenti si adempiranno le più gravi profezie.
«Voi siete il sale della terra. Ora se il sale diventa insipido, con che gli si renderà il suo sapore? Non è più buono ad altro che ad essere buttato via e calpestato dalla gente» (Mt 5, 13).

Fonte da cui abbiamo scaricato Amoris Laetitia:
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html