C’è un film che s’intitola Un giorno di ordinaria follia. Non ricordo di essermelo sorbito, quando anni fa ancora guardavo la televisione, e come tutti i telespettatori mi bevevo il cervello tra un “piatto” e l’altro.
Comunque, il film in questione ha due etichette: “drammatico” e “grottesco”. E così è stata l’ennesima Messa della Chiesa Cattolica Riformata a cui il nostro (d’ora in poi mi chiamerò così) ha partecipato domenica scorsa, 27 agosto 2017.
Il nostro, prima della celebrazione, andava in cerca di un sacerdote per confessarsi. Ed ecco che, già annunciatogli da un diacono, entra da fuori un prete, un missionario dicono, vestito in borghese. Una vecchia conoscenza.
In sacrestia lo salutiamo. Con un viso e una voce impassibili, risponde al saluto. Ci spostiamo nella cappella adiacente per la Confessione. Fa due tirate, prima e dopo la breve accusa dei peccati; nel marasma delle parole sembra di cogliere il fatto che qualcosa del modo di vivere del penitente non gli piaccia (nessun riferimento ai peccati). Poi si rifiuta di dare al nostro la penitenza, cosa di cui ha l’obbligo grave come sacerdote.
Segue una discussione. Il prete-missionario mimetico (in borghese) parla ironicamente di «flagellazione» con riferimento alla penitenza. Invita il nostro ad andarsene in un’altra chiesa se così non gli sta bene, al che gli viene ribattuto: «Io non devo andarmene, sono a casa mia!».
Ha la sfrontatezza di chiedere al penitente quale sarebbe la penitenza, ma il nostro gli risponde a tono: «Lei che è sacerdote chiede questo a me?». E poco avanti gli dice chiaramente: «Io le sto solo ricordando i suoi doveri di sacerdote», visto che il chierico mimetico si sente giudicato.
Tutto inutile. Verso sera, il direttore spirituale raccomanderà al nostro di non andare mai più da quel sacerdote, confermando che le sette Ave Maria nel frattempo recitate sono una penitenza adatta.
Rientrato in chiesa dalla sacrestia con un angelo per capello, il nostro si aspetta che sia il prete mimetico a celebrare, non avendo visto altri in giro. E invece no.
Ecco che qualche minuto dopo l’ora fissata entra nell’agone della chiesa modernista un altro prete mimetico, pure lui una vecchia conoscenza. Porta anche i sandali, giustificati con la scelta della povertà. Non ha capito che rifiutare la veste talare, oltre ad essere una trasgressione, vuol dire rivestirsi dell’abito prezioso dell’orgoglio. Bisognerebbe spogliarsi dell’orgoglio, non dell’abito sacro, segno e speranza per l’umanità!
L’organo che una volta campeggiava vicino al pulpito è stato rimosso da tempo. Lo sostituiscono dei “cantori” equipaggiati con chitarra e pianola elettronica. Non staremo a ricordarlo nel nostro breve racconto, ma un po’ per tutta la Messa riformata si è alzato uno tsunami bestiale di suoni e parole, al quale bisognava resistere, per non aderire al Manicomio Virtuale Confessionale.
Ci sono diversi uomini in bermuda, e donne variamente scoperte.
Quel prete parla con una voce belante, che fa pensare a una vita rappresentata più che vissuta. Non dice: «Il Signore sia con voi», ma: «…con tutte voi». Femminismo in versione pseudocattolica? Riferimento ai presenti come ad anime? Quale sarà il pretesto dell’orgoglio belante? Non sappiamo.
Le letture sono affidate, come prescritto dalla Riforma, a dei laici, e, come di prassi, a delle donne. La seconda lettura viene declamata con la perizia di una casalinga esperta nella cottura delle bistecche.
Arriva il momento più vivace: l’omelia. Il sacerdote riferisce di essersi recato in una città del Lazio, non si sa dietro quale invito, e di aver fermato i passanti e suonato alle porte di estranei, annunciando (riportiamo testualmente o quasi): «Sono un prete, un missionario. Ti annuncio la buona novella di Gesù Cristo: Dio ti ama!». E tutti gli hanno risposto: «Non m’interessa».
Certo c’è un problema di coscienza in tutte quelle persone, ma neanche a me interessa ascoltare un prete annunciatore vestito in borghese. Il disinteresse della gente è nato proprio dalla mancanza di credibilità della Chiesa riformata.
Finita l’omelia, il prete celebrante usa i presenti come marionette per le sue invenzioni. Dice loro di alzarsi e rispondere a comando: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!». Ciò fatto da diversi schiavi, il risultato è ottenuto: un’altra Messa celebrata come pare e piace, coinvolgendo i presenti in anima e corpo.
È questa la religione permessa nella Chiesa dell’agosto 2017. Per i mesi successivi si preparano di sicuro altre novità, nel segno della rivoluzione civile, militare e religiosa.
Eppure, neanche questo regno durerà mille anni, come sognavano i nazisti per il Terzo Reich…
Infine, con pietà e con il cuore, vogliamo dire un’Ave Maria per ciascuno dei due sacerdoti citati? Grazie.