Molti la conoscono come la “Santina” del Curato D’Ars, anche se c’è chi dice che non sia mai esistita, e che la sua storia sia tutta una leggenda. In realtà le prove che sia veramente esistita sono valide. Padre Pio, un Santo che sapeva, angustiato per le dicerie sul culto di questa Santa, disse: “Santa Filomena è in paradiso, la confusione è opera del demonio”. S. Filomena è una ragazza che affrontò con coraggio e decisione il martirio, per non trasgredire la promessa fatta a Dio di custodire la purezza. Fu vera sposa di Cristo e figlia prediletta della Vergine Maria. Tutt’oggi questa Santa intercede per molte anime e numerosi fedeli si recano a pregare davanti alle sue spoglie.

Le origini del culto

Dopo la Rivoluzione Francese, in tutta Europa, ci fu una forte scristianizzazione e molte correnti filosofiche atee sconvolsero la vita di tante persone. Nacque così, un nuovo spirito di evangelizzazione. In Italia, a Napoli, un certo Don Francesco De Lucia fondò una scuola di filosofia e di letteratura, che ben presto si acquistò la stima e l’affetto di distinti personaggi. Nel 1805 Don Francesco si recò a Roma ed espresse il desiderio di avere nella sua Chiesa il Corpo di un Santo; ottenne così dal custode delle Sacre Reliquie del Vaticano l’autorizzazione di prelevare il corpo di un martire dalle catacombe di S. Priscilla. Qui trovò il corpo di S. Filomena. Sistematala in un’urna, la trasportò a Mugnano del Cardinale (Av), il 10 agosto del 1805. Le spoglie furono accolte trionfalmente da tutto il popolo e collocate in una cappella laterale nella chiesa della Madonna delle Grazie. Don Francesco De Lucia iniziò a diffondere il culto della Santa, e istituì un’associazione religiosa, con il nome di “Figlie di Santa Filomena”.

I simboli del martirio

Monsignor Ponzetti, presente all’apertura della tomba, testimoniò che il corpo di questa Santa apparteneva ad una fanciulla sui 13 o 14 anni e con Lei fu trovato, un vasetto di forma ovale, contenente il sangue della martire.
Sul loculo dove era custodito il corpo della Santa, c’erano 3 mattoni di terracotta su cui era dipinta una scritta in latino, una palma, tre frecce, due ancore con flagello e un giglio: erano i simboli del martirio subito dalla Santa a Roma tra il III e il IV sec. d. C. sotto l’imperatore Diocleziano. Oggi questi mattoni sono custoditi nel Santuario di Mugnano del Cardinale (Av). I simboli trovati sui mattoni, concordano esattamente con la rivelazione fatta dalla Santa stessa, ad una Suora dell’ordine Domenicano di Napoli, la Serva di Dio Suor Maria Luisa di Gesù, amica del Vescovo di Imola, Mons. Mastai Ferretti, poi divenuto Papa Pio IX. In seguito, per intercessione della Santa, guarirà da un grave male, e divenuto Papa, si recherà come pellegrino a Mugnano del Cardinale.

Amica dei Santi

I miracoli si moltiplicavano a Mugnano. La Serva di Dio Paolina Maria Jaricot di Lione, fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede e del Rosario Vivente, arrivò quasi morente in Italia a causa di una malattia al cuore che la tormentava da quindici anni: si portò quasi trascinata davanti all’urna di S. Filomena. Così, la sera tra il 9 e il 10 agosto del 1835 nella ricorrenza della traslazione del corpo della Santa, durante la recita dei primi vespri, la Jaricot si fece posizionare con la sedia, davanti all’altare delle reliquie, e iniziò a pregare in modo umile e silenzioso. Nel momento della benedizione sentì un vigore insolito, si alzò dalla sedia e camminò. L’entusiasmo fu indescrivibile. Papa Gregorio XVI, venuto a conoscenza del fatto, stabilì la Festa Liturgica in modo universale. Dopo il miracolo, la signorina Jaricot, tornata in Francia, si recò da un suo amico sacerdote: Giovanni Maria Vianney, curato d’Ars; raccontandogli dell’accaduto gli consigliò di pregare questa Santa e gli donò una reliquia dicendo: “Signor Curato, abbiate fiducia in questa Santa e otterrete tutto quello che desiderate”. Anche il Curato fu miracolato dalla Santa: vicino alla morte si ricorse a S. Filomena celebrando una S. Messa in suo onore. Il Curato guarì e divenne un grande devoto della Santa e ne diffuse la devozione in tutta la Francia.

Gli inutili dubbi

Il problema che hanno suscitato gli studiosi a causa della scritta in latino sulla tomba della santa ha creato una forte incertezza in tante persone, arrivando perfino a dire che il corpo di S. Filomena, custodito a Mugnano non è autentico. Allora come si spiega la guarigione della signorina Jaricot? Come mai il B. Pio IX andò a ringraziarla lì, sulle sue spoglie? Molti sono i Beati e i Santi che hanno pregato davanti al suo corpo. Dio si è servito di questa semplice e umile fanciulla per confondere il cuore dei superbi e dei sapienti.

Titolo originale: Vincenzo Giraldi, icms, Mio Padre è Dio, mia Patria è il Cielo, dalla rivista «Maria di Fatima», 1/2005.

SANTA FILOMENA: PROTETTRICE DEGLI AFFLITTI E DELLA FECONDITÀ

Ella è patrona della gioventù e predilige particolarmente le bambine e le fanciulle. È di sollievo agli afflitti e ai carcerati, ai sofferenti e ai malati, è di aiuto anche per i poveri orfani. È di grandissimo aiuto per gli studenti e per coloro che devono sostenere esami. È protettrice dei giovani sposi e molte volte ha donato la gioia della maternità a madri sterili. Assiste e protegge le partorienti e favorisce molte conversioni.

Fonte per Lucechesorge

Tutto quello che sappiamo sulla vita di Santa Filomena si deve alla rivelazione che ella stessa fece a Suor Maria Luisa di Gesù, sua fervente devota, il 3 agosto 1833. La Santa, parlandole mentre la pia suora stava in preghiera davanti ad una statuetta, le raccontò per filo e per segno tutta la sua vita.

BREVE CENNO DELLA RIVELAZIONE FATTA DA S. FILOMENA AD UNA RELIGIOSA
(Suor Maria Luisa di Gesù)

Nel dì 3 agosto 1833 una religiosa di anni 34 di un ritiro di Napoli guardava nella sua stanza una statuetta di S. Filomena, dicendo fra sé: il dì 10 di questo mese si festeggia in Mugnano l’arrivo del corpo di questa Santa. La Santa si degnò parlarle e le disse: “Dio dispose che il mio deposito si fosse portato in Mugnano nel giorno 10, onde festeggiandosi il mio arrivo, si festeggiasse ancora il giorno del mio martirio, perché nel dì 10 agosto, un’ora dopo mezzogiorno, Diocleziano mi fece troncare la testa.”
La Religiosa lo disse al suo Confessore, il quale raccomandò a Dio l’affare, e poi le disse: ebbene dite a S. Filomena che vi dica per intero la sua vita. La Religiosa rispose: “Io farò l’ubbidienza, ma se la Santa non vuole rispondermi, non ho da farci.”
La sera la Religiosa s’inginocchiò dinanzi la statuetta, e dopo la recita di tre Credo e tre Gloria, intese profferire dalla Santa ciò che segue:
“Io sono figlia d’un Re della Grecia. I miei genitori erano sterili. Capitò fra noi un medico Romano chiamato Publio. I miei genitori lo fecero chiamare per conoscere da qual causa venisse la loro sterilità.
Questo medico era cristiano. Sire, rispose a mio Padre, Se volete aver figli, dovete ricevere il santo Battesimo ed abbracciare la Religione Cattolica. I miei parenti subito acconsentirono; si fecero istruire, ricevettero il santo Battesimo con i loro confidenti. Un anno dopo io nacqui, e mi posero il nome di Filomena. A questo fatto molte famiglie del regno si fecero Cattoliche. Io cresceva con l’educazione cristiana; e di 5 anni presi la prima Comunione, di 11 anni feci a Dio voto di verginità. Pervenuta io a 13 anni, Diocleziano Imperatore intimò guerra al padre mio, che fu costretto di portarsi in Roma per trattare la pace ed evitare la guerra, e volle menar seco anche me e mia madre.
Arrivati in Roma trovammo Diocleziano nel palazzo de’ Bagni. Appena mi vide promise al padre mio la pace e la sua protezione, a patto che dovesse dargli me in isposa. Mio padre acconsentì, e ritirateci da lui me ne passò parola, ma io risposi: Non posso, perché ho consacrato a Gesù Cristo la mia verginità.
Incessanti preghiere mi fecero mio padre e mia madre, dicendomi: abbi pietà di tuo padre e di tua madre e della tua patria, ed io risposi: Il mio padre è Dio, la mia patria è il Cielo.
Diocleziano faceva le più calde premure. Mio padre si portò a lui e gli disse: Filomena non vuol maritarsi. L’Imperatore gli disse: menate qua la giovinetta, la farò persuadere dalle signore romane. Mio padre si vide forzato e mi condusse.
L’imperatore mi ricevé con tutt’amabilità, e poi mi consegnò alle signore romane e mio padre insieme con mia madre dovettero ritirarsi.
Quelle signore posero ogni studio per persuadermi di accettare le nozze con Diocleziano, ma vedendo la mia fermezza ne fecero conto l’Imperatore, il quale mi volle alla sua presenza, e vedendosi deluso nelle speranze perché io ero inflessibile a tutte le promesse, mi disse: Non mi vuoi amante, mi sperimenterai tiranno.
Io risposi: “Non vi curo amante, né vi temo tiranno”.
L’Imperatore infuriato ordinò che fossi chiusa i carcere, ed ogni 24 ore mi faceva portare pane a acqua.
Dopo 37 giorni mi apparve la SS. Vergine, e mi disse: “Cara figlia tu resterai ancor 40 giorni in questo carcere, e poi sarai esposta a vari martirii; ma l’Arcangelo Gabriele e l’Angelo tuo Custode ti assisteranno, e ne uscirai vittoriosa”.
Compiti i 40 giorni fui esposta nuda alla flagellazione, donde uscita tutta piaghe e mezzo morta mi gettarono in carcere. Ma Iddio presto mi guarì, e il domani mi trovarono affatto sana.
L’Imperatore udendo tutto l’accaduto, mi fece di nuovo interrogare se lo volea per isposo, ma sentendo rinnovarsi il rifiuto montò in maggiore sdegno, ed ordinò che fossi saettata.
Di nuovo fui condotta nel carcere tutta ferita e piena di sangue. Al mattino quelli che mi credevano già morta, mi trovarono sana e rubiconda, che cantavo salmi in lode di Dio, imperocché la notte fu unto il mio corpo con unguento odorifero da un Angelo, onde restai perfettamente guarita.
Allora si ordinò che fossi nuovamente saettata con saette roventi, ma legata appena fui rapita in estasi e le saette invece di ferire il mio corpo, tornando indietro uccisero sei saettatori.
A questo prodigio per ordine dell’Imperatore fu presa un’ancora, me la legarono al collo e mi gettarono nel Tevere; ma gli Angeli spezzarono le corde dell’ancora, e mi fecero passare a piedi asciutti. Il popolo vedendo quest’altro prodigio, incominciò a gridare a’ carnefici: E’ libera, è liberà, ma quelli per paura di popolare rivoluzione mi troncarono la testa. Ciò avvenne nel giorno 10 agosto di venerdì un’ora dopo mezzogiorno.”
Questa è l’intera rivelazione fatta da S. Filomena alla Religiosa nel dì 3 agosto dell’anno 1833.

Tratto da Vita e morte di S. Filomena V. e M. con la novena in suo onore composta dal sac. D. Francesco De Lucia ed altre divote preghiere ai Sacri Cuori di Gesù e Maria ed a San Giuseppe, Napoli 1886.

Fonte per Lucechesorge