San Pio V (1566-1572) fu il grande Pontefice che guidò spiritualmente la Cristianità nella guerra contro gli invasori musulmani, fino alla battaglia di Lepanto (1571), vinta miracolosamente dai fedeli anche grazie alla preghiera del Santo Rosario.
A Papa San Pio V si deve inoltre la versione definitiva della liturgia tradizionale, compiuta rivedendo e restaurando il Messale in uso a Roma, Capitale della Cristianità. Tale opera di ricerca e ripristino fu realizzata, come affermava il Concilio di Trento tenutosi in quegli anni, «secondo l’usanza ed il rito dei Santi Padri».
La sacra liturgia cattolica così fissata non si chiamò quindi “tridentina” perché nacque dal Concilio di Trento, ma perché furono Papa San Pio V e quel Concilio a occuparsi del suo restauro.
Scrive al riguardo Suor Maria Francesca Perillo, Francescana dell’Immacolata, ne Le origini apostolico-patristiche della Messa Tridentina:

Non si trattò dunque di un nuovo Messale. La sola idea di comporne uno ex novo era ed è totalmente aliena a tutto il sentire cattolico. Il cardinal Gasquet osservò che: «Ogni cattolico deve sentire un amore personale per i sacri riti che arrivano a lui con tutta l’autorità dei secoli. Ogni manipolazione grossolana di tali forme causa un dolore profondo in chi le conosce e le usa, perché esse giungono da Dio attraverso Cristo ed attraverso la Chiesa. […]».
L’essenza della riforma di san Pio V fu, come quella di san Gregorio Magno, il rispetto della tradizione.

La riforma di Papa San Pio V fu così divinamente ispirata, che il Papa nella bolla Quo Primum Tempore (14 luglio 1570), stabilì che la nuova edizione del Messale Romano dovesse valere non solo per allora, ma per sempre.
Più avanti riportiamo per i cari lettori il testo della bolla, in italiano, latino e inglese. Non solo infatti è uno dei documenti più importanti nella storia e nella vita della Chiesa, ma è pure tutto pervaso di santità e conserva intatta la sua freschezza spirituale.
Ma prima, leggiamone una breve citazione che ci fa rendere conto della santità della liturgia tradizionale e dell’iniquità della sua sostituzione da parte di Papa Paolo VI nel 1969, con un rito di ispirazione massonico-protestante che fu stabilito come un obbligo:

[…] Stabiliamo e comandiamo, sotto pena della Nostra indignazione, che a questo Nostro Messale, recentemente pubblicato, nulla mai possa venir aggiunto, detratto, cambiato. […]
Anzi, in virtú dell’Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l’Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente […].
Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l’audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.

Con la sua riforma, uscita dalla mente perversa di un tale Mons. Annibale Bugnini, Paolo VI privò la Chiesa Cattolica e l’umanità del vero culto divino. Fece proprio ciò che Papa San Pio V aveva intimato di non osar commettere, e per cui aveva promesso l’indignazione dell’Onnipotente e dei suoi beati Apostoli.
Oggi, se un sacerdote esigesse di rifarsi alla vera liturgia e alla Legge stabilita nella Chiesa una volta per sempre, verrebbe trattato come un fuorilegge, e ciò è infatti avvenuto in varie parti del mondo.
I tentativi parziali di rendere di nuovo possibile la liturgia tridentina, compiuti da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, francamente ci ispirano amare riflessioni. Un Papa dovrebbe concedere qualcosa di ciò che è stato stabilito per sempre, oppure togliere di mezzo le prevaricazioni?
Siamo sotto una crudele dittatura, ma verrà in giorno in cui sarà data ad ognuno la sua giusta ricompensa.

COSTITUZIONE APOSTOLICA
QUO PRIMUM TEMPORE

PIUS EPÍSCOPUS SERVUS SERVÓRUM DEI
AD PERPÉTUAM REI MEMÓRIAM

I

Fin dal tempo della Nostra elevazione al sommo vertice dell’Apostolato, abbiamo rivolto l’animo, i pensieri e tutte le Nostre forze alle cose riguardanti il Culto della Chiesa, per conservarlo puro, e, a tal fine, ci siamo adoperati con tutto lo zelo possibile a preparare e, con l’aiuto di Dio, mandare ad effetto i provvedimenti opportuni. E poiché, tra gli altri Decreti del sacro Concilio di Trento, ci incombeva di eseguire quelli di curare l’edizione emendata dei Libri Santi, del Messale, del Breviario e del Catechismo, avendo già, con l’approvazione divina, pubblicato il Catechismo, destinato all’istruzione del popolo, e corretto il Breviario, perché siano rese a Dio le lodi dovutegli, ormai era assolutamente necessario che pensassimo quanto prima a ciò che restava ancora da fare in questa materia, cioè pubblicare il Messale, e in tal modo che rispondesse al Breviario: cosa opportuna e conveniente, poiché come nella Chiesa di Dio uno solo è il modo di salmodiare, cosí sommamente conviene che uno solo sia il rito per celebrare la Messa.

II

Per la qual cosa abbiamo giudicato di dover affidare questa difficile incombenza a uomini di eletta dottrina. E questi, infatti, dopo aver diligentemente collazionato tutti i codici raccomandabili per la loro castigatezza ed integrità – quelli vetusti della Nostra Biblioteca Vaticana e altri ricercati da ogni luogo – e avendo inoltre consultato gli scritti di antichi e provati autori, che ci hanno lasciato memorie sul sacro ordinamento dei medesimi riti, hanno infine restituito il Messale stesso nella sua antica forma secondo la norma e il rito dei santi Padri.

III

Pertanto, dopo matura considerazione, abbiamo ordinato che questo Messale, già cosí riveduto e corretto, venisse quanto prima stampato a Roma, e, stampato che fosse, pubblicato, affinché da una tale intrapresa e da un tale lavoro tutti ne ricavino frutto: naturalmente, perché i sacerdoti comprendano di quali preghiere, di qui innanzi, dovranno servirsi nella celebrazione della Messa, quali riti e cerimonie osservare.

IV

Perciò, affinché tutti e dovunque adottino e osservino le tradizioni della santa Chiesa Romana, Madre e Maestra delle altre Chiese, ordiniamo che nelle chiese di tutte le Provincie dell’orbe Cristiano: – nelle Patriarcali, Cattedrali, Collegiate e Parrocchiali del clero secolare, come in quelle dei Regolari di qualsiasi Ordine e Monastero, maschile e femminile, nonché in quelle degli Ordini militari, nelle private o cappelle – dove a norma di diritto o per consuetudine si celebra secondo il rito della Chiesa Romana, in avvenire e senza limiti di tempo, la Messa, sia quella Conventuale cantata presente il coro, sia quella semplicemente letta a bassa voce, non potrà essere cantata o recitata in altro modo da quello prescritto dall’ordinamento del Messale da Noi pubblicato; e ciò, anche se le summenzionate Chiese, comunque esenti, usufruissero di uno speciale indulto della Sede Apostolica, di una legittima consuetudine, di un privilegio fondato su dichiarazione giurata e confermato dall’Autorità Apostolica, e di qualsivoglia altra facoltà.

V

Non intendiamo tuttavia, in alcun modo, privare del loro ordinamento quelle tra le summenzionate Chiese che, o dal tempo della loro istituzione, approvata dalla Sede Apostolica, o in forza di una consuetudine, possono dimostrare un proprio rito ininterrottamente osservato per oltre duecento anni. Tuttavia, se anche queste Chiese preferissero far uso del Messale che abbiamo ora pubblicato, Noi permettiamo che esse possano celebrare le Messe secondo il suo ordinamento alla sola condizione che si ottenga il consenso del Vescovo o dell’Ordinario, e di tutto il Capitolo.

VI

Invece, mentre con la presente Nostra Costituzione, da valere in perpetuo, priviamo tutte le summenzionate Chiese dell’uso dei loro Messali, che ripudiamo in modo totale e assoluto, stabiliamo e comandiamo, sotto pena della Nostra indignazione, che a questo Nostro Messale, recentemente pubblicato, nulla mai possa venir aggiunto, detratto, cambiato. Dunque, ordiniamo a tutti e singoli i Patriarchi e Amministratori delle suddette Chiese, e a tutti gli ecclesiastici, rivestiti di qualsiasi dignità, grado e preminenza, non esclusi i Cardinali di Santa Romana Chiesa, facendone loro severo obbligo in virtú di santa obbedienza, che, in avvenire abbandonino del tutto e completamente rigettino tutti gli altri ordinamenti e riti, senza alcuna eccezione, contenuti negli altri Messali, per quanto antichi essi siano e finora soliti ad essere usati, e cantino e leggano la Messa secondo il rito, la forma e la norma, che Noi abbiamo prescritto nel presente Messale; e, pertanto, non abbiano l’audacia di aggiungere altre cerimonie o recitare altre preghiere che quelle contenute in questo Messale.

VII

Anzi, in virtú dell’Autorità Apostolica, Noi concediamo, a tutti i sacerdoti, a tenore della presente, l’Indulto perpetuo di poter seguire, in modo generale, in qualunque Chiesa, senza scrupolo veruno di coscienza o pericolo di incorrere in alcuna pena, giudizio o censura, questo stesso Messale, di cui dunque avranno la piena facoltà di servirsi liberamente e lecitamente: cosí che Prelati, Amministratori, Canonici, Cappellani e tutti gli altri Sacerdoti secolari, qualunque sia il loro grado, o i Regolari, a qualunque Ordine appartengano, non siano tenuti a celebrare la Messa in maniera differente da quella che Noi abbiamo prescritta, né, d’altra parte, possano venir costretti e spinti da alcuno a cambiare questo Messale.

VIII

Similmente decretiamo e dichiariamo che le presenti Lettere in nessun tempo potranno venir revocate o diminuite, ma sempre stabili e valide dovranno perseverare nel loro vigore. E ciò, non ostanti: precedenti costituzioni e decreti Apostolici; costituzioni e decreti, tanto generali che particolari, pubblicati in Concilii sia Provinciali che Sinodali; qualunque statuto e consuetudine in contrario, nonché l’uso delle predette Chiese, fosse pur sostenuto da prescrizione lunghissima e immemorabile, ma non superiore ai duecento anni.

IX

Inoltre, vogliamo e, con la medesima Autorità, decretiamo che, avvenuta la promulgazione della presente Costituzione, e seguita l’edizione di questo Messale, tutti siano tenuti a conformarvisi nella celebrazione della Messa cantata e letta: i Sacerdoti della Curia Romana, dopo un mese; quelli che sono di qua dei monti, dopo tre mesi; quelli che sono di là dei monti, dopo sei mesi o appena sarà loro proposto in vendita.

X

Affinché poi questo Messale sia ovunque in tutta la terra preservato incorrotto e intatto da mende ed errori, ingiungiamo a tutti gli stampatori di non osare o presumere di stamparlo, metterlo in vendita o riceverlo in deposito, senza la Nostra autorizzazione o la speciale licenza del Commissario Apostolico, che Noi nomineremo espressamente nei diversi luoghi a questo scopo: cioè, se prima detto Commissario non avrà fatta all’editore piena fede che l’esemplare, che deve servire di norma per imprimere gli altri, è stato collazionato con il Messale stampato in Roma secondo la grande edizione, e che gli è conforme e in nulla ne discorda; sotto pena, in caso contrario, della perdita dei libri e dell’ammenda di duecento ducati d’oro da devolversi ipso facto alla Camera Apostolica, per gli editori che sono nel Nostro territorio e in quello direttamente o indirettamente soggetto a Santa Romana Chiesa: della scomunica latæ sententiæ e di altre pene a Nostro arbitrio, per quelli che risiedono in qualsiasi altra parte della terra.

XI

Data però la difficoltà di trasmettere le presenti Lettere nei varii luoghi dell’orbe Cristiano, e di portarle alla conoscenza di tutti il piú presto possibile, Noi prescriviamo che esse vengano affisse e pubblicate come di consueto alle porte della Basilica del Principe degli Apostoli e della Cancelleria Apostolica, e in piazza di Campo dei Fiori, dichiarando che sia nel mondo intero accordata pari e indubitata fede agli esemplari delle medesime, anche stampati, purché sottoscritti per mano di pubblico notaio e muniti del sigillo di persona costituita in dignità ecclesiastica, come se queste stesse Lettere fossero mostrate ed esibite.

XII

Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l’audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno diciannove di luglio dell’anno millecinquecentosettanta, quinto del nostro pontificato.

Fonte

PIUS EPISCOPUS
SERVUS SERVORUM DEI
AD PERPETUAM REI MEMORIAM

Quo primum tempore ad Apostolatus apicem assumpti fuimus, ad ea libenter animum, viresque Nostras intendimus, et cogitationes omnes direximus, quae ad Ecclesiasticum purum retinendum cultum pertinerent, eaque parare, et Deo ipso adiuvante, omni adhibito studio efficere contendimus. Cumque inter alia sacri Tridentini Concilii decreta, Nobis statuendum esset de sacris libris, Catechismo, Missali et Breviario edendis atque emendandis: edito iam, Deo ipso annuente, ad populi eruditionem Catechismo, et ad debitas Deo persolvendas laudes Breviario castigato, omnino, ut Breviario Missale responderet, ut congruum est et conveniens (cum unum in Ecclesia Dei psallendi modum, unum Missae celebrandae ritum esse maxime deceat), necesse iam videbatur, ut, quod reliquum in hac parte esset, de ipso nempe Missali edendo, quam primum cogitaremus.

Quare eruditis delectis viris onus hoc demandandum duximus: qui quidem, diligenter collatis omnibus cum vetustis Nostrae Vaticanae Bibliothecae, aliisque undique conquisitis, emendatis atque incorruptis codicibus; necnon veterum consultis ac probatorum auctorum scriptis, qui de sacro eorumdem rituum instituto monumenta Nobis reliquerunt, ad pristinam Missale ipsum sanctorum Patrum normam ac ritum restituerunt.

Quod recognitum iam et castigatum, matura adhibita consideratione, ut ex hoc instituto, coeptoque labore, fructus omnes percipiant, Romae quam primum imprimi, atque impressum edi mandavimus: nempe ut sacerdotes intelligant, quibus precibus uti, quos ritus, quasve caeremonias in Missarum celebratione retinere posthac debeant.

Ut autem a sacrosancta Romana Ecclesia, ceterarum Ecclesiarum matre et magistra, tradita ubique amplectantur omnes et observent, ne in posterum perpetuis futuris temporibus in omnibus Christiani orbis Provinciarum Patriarchalibus, Cathedralibus, Collegiatis et Parochialibus, saecularibus, et quorumvis Ordinum, monasteriorum, tam virorum, quam mulierum, etiam militiarum regularibus, ac sine cura Ecclesiis vel Capellis, in quibus Missa conventualis alta voce cum Choro, aut demissa, celebrari iuxta Romanae Ecclesiae ritum consuevit vel debet alias quam iuxta Missalis a Nobis editi formulam decantetur, aut recitetur, etiamsi eaedem Ecclesiae quovis modo exenptae, Apostolicae Sedis indulto, consuetudine, privilegio, etiam iuramento, confirmatione Apostolica, vel aliis quibusvis facultatibus munitae sint; nisi ab ipsa prima institutione a Sede Apostolica adprobata, vel consuetudine, quae, vel ipsa institutio super ducentos annos Missarum celebrandarum in eisdem Ecclesiis assidue observata sit: a quibus, ut praefatam celebrandi constitutionem vel consuetudinem nequaquam auferimus; sic si Missale hoc, quod nunc in lucem edi curavimus, iisdem magis placeret, de Episcopi, vel Praelati. Capitulique universi consensu, ut quibusvis non obstantibus, iuxta illud Missas celebrare possint, permittimus; ex aliis vero omnibus Ecclesiis praefatis eorumdem Missalium usum tollendo, illaque penitus et omnino reiiciendo, ac huic Missali Nostro nuper edito, nihil unquam addendum, detrahendum, aut immutandum esse decernendo, sub indignationis Nostrae poena, hac Nostra perpetuo valitura constitutione statuimus et ordinamus. Mandantes ac districte omnibus et singulis Ecclesiarum praedictarum Patriarchis, Administratoribus, aliisque personis quacumque Ecclesiastica dignitate fulgentibus, etiamsi S. R. E. Cardinales, aut cuiusvis alterius gradus et praeminentiae fuerint, illis in virtute sanctae obedientiae praecipientes, ut ceteris omnibus rationibus et ritibus ex aliis Missalibus quantumvis vetustis hactenus observari consuetis, in posterum penitus omissis, ac plane reiectis, Missam iuxta ritum, modum, ac normam, quae per Missale hoc a Nobis nunc traditur, de antent ac legant; neque in Missae celebratione alias caelemonias, vel preces, quam quae hoc Missali continentur, addere vel recitare praesumant.

Atque ut hoc ipsum Missale in Missa decantanda, aut recitanda in quibusvis Ecclesiis absque ullo conscientiae scrupulo, aut aliquarum poenarum, sententiarum et censurarum incursu, posthac omnino sequantur, eoque libere et licite uti possint et valeant, auctoritate Apostoloca, tenore praesentium, etiam perpetuo concedimus et indulgemus. Neve Praesules, Administratores, Canonici, Capellani et alii quocumque nomine nuncupati Presbyteri saeculares, aut cuiusvis Ordinis regulares, ad Missam aliter quam a Nobis statutum est, celebrandam teneantur: neque ad Missale hoc immutandum a quolibet cogi et compelli, praesentesve litterae ullo unquam tempore revocari, aut moderari possint, sed firmae semper et validae in suo exsistant robore, similiter statuimus et declaramus. Non obstantibus praemissis, ac constitutionibus, et ordinationibus Apostolicis, ac in Provincialibus et Synodalibus Conciliis editis generalibus, vel specialibus constitutionibus, et ordinationibus, nec non Ecclesiarum praedictarum usu, longissima et immemorabili praescriptione, non tamen supra ducento annos, roborato, statutis et consuetudinibus contrariis quibuscumque. Volumus autem et eadem auctoritate decernimus, ut post huius Nostrae constitutionis, ac Missalis editionem, qui in Romana adsunt Curia Presbyteri post mensem; qui vero intra montes, post tres; et qui ultra montes incolunt, post sex menses, aut cum primum illis Missale hoc venale propositum fuerit, iuxta illud Missam decantare, vel legere teneantur.

Quod ut ubique terrarum incorruptum, ac mendis et erroribus purgatum praeservetur, omnibus in Nostro et S. R. E. domino mediate, vel immeditate subiecto commorantibus impressoribus, sub amissionis librorum, ac centum ducatorum auri Camerae Apostoliae ipso facto applicandorum: aliis vero in quacumque orbis parte consistentibus, sub excommunicationis latae sententiae, et aliis arbitrari Nostri poenis, ne sine Nostra vel speciali ad id Apostolici Commissarii in eisdem partibus a Nobis constituendi, licentia, ac nisi per eumdem Commissarium eidem impressori Missalis exemplum, ex quo aliorum imprimendorum ab ipso impressore erit accipienda norma, cum Missali in Urbe secundum magnum impressionem impresso collatum fuisse, et concordare, nec in ullo penitus discrepare prius plena fides facta fuerit, imprimere, vel proponere, vel recipere ullo modo audeant, vel praesumant, auctoritate Apostolica et tenore praesentium similibus inhibemus.

Verum, quia difficile esset praesentes litteras ad quaeque Christiani orbis loca deferri, ac primo quoque tempore in omnium notitiam perferri, illas ad Basilicae Principis Apostolorum, ac Cancellariae Apostolicae, et in acie Campi Florae de more publicari et affigi, ac earumdem litterarum exemplis etiam impressis, ac manu alicuius publici tabellionis subscriptis, nec non sigillo personae in dignitate Ecclesiastica constitutae munitis, eamdem prorsus indubitatam fidem ubique gentium et locorum, haberi praecipimus, quae praesentibus haberetur, si ostenderentur vel exhiberentur.

Nulli ergo omnino hominum liceat hanc paginam Nostrae permissionis, statuti, ordinationis, mandati, praecepti, concessionis, indulti, declarationis, voluntatis, decreti et inhibitionis infringere, vel ei ausu temeratio contraire. Si quis autem hoc attentare praesumpserit, indignationem omnipotentis Dei, ac beatorum Patri et Pauli Apostolorum eius se noverit incursurum.

Datum Romae apud S. Petrum, anno Incarnationis Dominicae millesimo quingentesimo septuagesimo, pridie Idus Iulii, Pontificatus Nostri anno quinto.

Fonte

Quo Primum
Promulgating the Tridentine Liturgy
Pope Pius V – July 14, 1570

APOSTOLIC CONSTITUTION

From the very first, upon Our elevation to the chief Apostleship, We gladly turned our mind and energies and directed all our thoughts to those matters which concerned the preservation of a pure liturgy, and We strove with God’s help, by every means in our power, to accomplish this purpose. For, besides other decrees of the sacred Council of Trent, there were stipulations for Us to revise and re-edit the sacred books: the Catechism, the Missal and the Breviary. With the Catechism published for the instruction of the faithful, by God’s help, and the Breviary thoroughly revised for the worthy praise of God, in order that the Missal and Breviary may be in perfect harmony, as fitting and proper – for its most becoming that there be in the Church only one appropriate manner of reciting the Psalms and only one rite for the celebration of Mass – We deemed it necessary to give our immediate attention to what still remained to be done, viz, the re-editing of the Missal as soon as possible.

Hence, We decided to entrust this work to learned men of our selection. They very carefully collated all their work with the ancient codices in Our Vatican Library and with reliable, preserved or emended codices from elsewhere. Besides this, these men consulted the works of ancient and approved authors concerning the same sacred rites; and thus they have restored the Missal itself to the original form and rite of the holy Fathers. When this work has been gone over numerous times and further emended, after serious study and reflection, We commanded that the finished product be printed and published as soon as possible, so that all might enjoy the fruits of this labor; and thus, priests would know which prayers to use and which rites and ceremonies they were required to observe from now on in the celebration of Masses.

Let all everywhere adopt and observe what has been handed down by the Holy Roman Church, the Mother and Teacher of the other churches, and let Masses not be sung or read according to any other formula than that of this Missal published by Us. This ordinance applies henceforth, now, and forever, throughout all the provinces of the Christian world, to all patriarchs, cathedral churches, collegiate and parish churches, be they secular or religious, both of men and of women – even of military orders – and of churches or chapels without a specific congregation in which conventual Masses are sung aloud in choir or read privately in accord with the rites and customs of the Roman Church. This Missal is to be used by all churches, even by those which in their authorization are made exempt, whether by Apostolic indult, custom, or privilege, or even if by oath or official confirmation of the Holy See, or have their rights and faculties guaranteed to them by any other manner whatsoever.

This new rite alone is to be used unless approval of the practice of saying Mass differently was given at the very time of the institution and confirmation of the church by Apostolic See at least 200 years ago, or unless there has prevailed a custom of a similar kind which has been continuously followed for a period of not less than 200 years, in which most cases We in no wise rescind their above-mentioned prerogative or custom. However, if this Missal, which we have seen fit to publish, be more agreeable to these latter, We grant them permission to celebrate Mass according to its rite, provided they have the consent of their bishop or prelate or of their whole Chapter, everything else to the contrary notwithstanding.

All other of the churches referred to above, however, are hereby denied the use of other missals, which are to be discontinued entirely and absolutely; whereas, by this present Constitution, which will be valid henceforth, now, and forever, We order and enjoin that nothing must be added to Our recently published Missal, nothing omitted from it, nor anything whatsoever be changed within it under the penalty of Our displeasure.

We specifically command each and every patriarch, administrator, and all other persons or whatever ecclesiastical dignity they may be, be they even cardinals of the Holy Roman Church, or possessed of any other rank or pre-eminence, and We order them in virtue of holy obedience to chant or to read the Mass according to the rite and manner and norm herewith laid down by Us and, hereafter, to discontinue and completely discard all other rubrics and rites of other missals, however ancient, which they have customarily followed; and they must not in celebrating Mass presume to introduce any ceremonies or recite any prayers other than those contained in this Missal.

Furthermore, by these presents [this law], in virtue of Our Apostolic authority, We grant and concede in perpetuity that, for the chanting or reading of the Mass in any church whatsoever, this Missal is hereafter to be followed absolutely, without any scruple of conscience or fear of incurring any penalty, judgment, or censure, and may freely and lawfully be used. Nor are superiors, administrators, canons, chaplains, and other secular priests, or religious, of whatever title designated, obliged to celebrate the Mass otherwise than as enjoined by Us. We likewise declare and ordain that no one whosoever is forced or coerced to alter this Missal, and that this present document cannot be revoked or modified, but remain always valid and retain its full force notwithstanding the previous constitutions and decrees of the Holy See, as well as any general or special constitutions or edicts of provincial or synodal councils, and notwithstanding the practice and custom of the aforesaid churches, established by long and immemorial prescription – except, however, if more than two hundred years’ standing.

It is Our will, therefore, and by the same authority, We decree that, after We publish this constitution and the edition of the Missal, the priests of the Roman Curia are, after thirty days, obliged to chant or read the Mass according to it; all others south of the Alps, after three months; and those beyond the Alps either within six months or whenever the Missal is available for sale. Wherefore, in order that the Missal be preserved incorrupt throughout the whole world and kept free of flaws and errors, the penalty for nonobservance for printers, whether mediately or immediately subject to Our dominion, and that of the Holy Roman Church, will be the forfeiting of their books and a fine of one hundred gold ducats, payable ipso facto to the Apostolic Treasury. Further, as for those located in other parts of the world, the penalty is excommunication latae sententiae, and such other penalties as may in Our judgment be imposed; and We decree by this law that they must not dare or presume either to print or to publish or to sell, or in any way to accept books of this nature without Our approval and consent, or without the express consent of the Apostolic Commissaries of those places, who will be appointed by Us. Said printer must receive a standard Missal and agree faithfully with it and in no wise vary from the Roman Missal of the large type (secundum magnum impressionem).

Accordingly, since it would be difficult for this present pronouncement to be sent to all parts of the Christian world and simultaneously come to light everywhere, We direct that it be, as usual, posted and published at the doors of the Basilica of the Prince of the Apostles, also at the Apostolic Chancery, and on the street at Campo Flora; furthermore, We direct that printed copies of this same edict signed by a notary public and made official by an ecclesiastical dignitary possess the same indubitable validity everywhere and in every nation, as if Our manuscript were shown there. Therefore, no one whosoever is permitted to alter this notice of Our permission, statute, ordinance, command, precept, grant, indult, declaration, will, decree, and prohibition. Would anyone, however, presume to commit such an act, he should know that he will incur the wrath of Almighty God and of the Blessed Apostles Peter and Paul.

Given at St. Peter’s in the year of the Lord’s Incarnation, 1570, on the 14th of July of the Fifth year of Our Pontificate.

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