Padre Pio, che Santo! E sabato 23 settembre 2017 ricorre la sua Festa. Suona come una data fatidica, tanto che ci domandiamo: cosa avverrà dopo, in questo mondo già sconquassato? Ma vogliamo avere fiducia in Dio e anche nella Madonna, come suoi consacrati e devoti.
Padre Pio nacque a Pietrelcina il 25 maggio 1887, e Dio realizzò in lui meraviglie su meraviglie. Visioni, le stimmate, bilocazioni, prodigi, opere grandiose di carità per poveri e ammalati, miracoli persino di resurrezione.
Ma il miracolo più grande della vita del nostro Santo è stato l’amore. Per amore fu capace di prendere su di sé sofferenze sovrumane da offrire per salvare i peccatori, tanto che un giorno disse: «Sulle mie spalle c’è il mondo».
Durante la S. Messa, in cui avviene in modo mistico lo stesso Sacrificio del Calvario e la Resurrezione, Padre Pio, unito al suo Signore, viveva lui stesso, spiritualmente e fisicamente, la Passione e Morte di Cristo.

Con il peccato era intransigente, ma con i peccatori, anche quando li scacciava trovandoli senza buone intenzioni, era pronto a donare tutto se stesso.
Sono tanti i libri scritti su Padre Pio, e tantissimi gli episodi, i fatti presi dalla sua vita. Qui lasceremo parlare un racconto che abbiamo trovato sul numero de «Il Settimanale di Padre Pio» del 26 aprile 2015. È una citazione da Padre Pio. Mio Padre, di Don Pierino Galeone.

Ci incontravamo in albergo, ma non ci conoscevamo. Fu lui a rompere il riserbo, presentandosi: «Sono l’avvocato Alberto del Fante, di Bologna, ex 33 della massoneria, da poco convertito da Padre Pio; scrivo libri su di lui».
Senza che gli chiedessi nulla, subito, con fervore, cominciò a ringraziare il Padre che gli aveva ridonato la fede e a manifestare la gioia di una vita rinnovata, ora spesa a favore dei fratelli.
Poi continuò: «Mia moglie era ammalata di tumore, moribonda, senza più alcuna speranza. Qualche amica le aveva parlato di Padre Pio, un umile frate di San Giovanni Rotondo, dal quale tanti tornavano guariti.
«Ero al suo capezzale quando, con gli occhi pieni di pianto, mia moglie mi pregò di andare da Padre Pio per chiedergli la guarigione.
«Lei sapeva che ero massone e feroce anticlericale.
«Io dapprima fui duro, anzi beffardo; pensavo: non può nulla la scienza, tanto meno potrà fare qualcosa un povero frate. Poi, vedendola piangere e in quello stato pietoso, decisi di farla contenta: “Va bene, ci vado! E non perché ci credo, ma per giocare un terno al lotto”.
«Il giorno seguente partii e a sera ero a San Giovanni Rotondo. Il mattino dopo, ascoltata la lunga Messa, mi misi in fila per le confessioni.
«Giunto il mio turno, non mi inginocchiai subito, rimasi in piedi davanti a Padre Pio chiedendo di parlargli un momento.
«Il Padre con durezza gridò: “Giovanotto, non mi fate perdere tempo! Che siete venuto a fare, a giocare un terno al lotto? Se volete confessarvi, inginocchiatevi, se no lasciatemi confessare questa povera gente che aspetta”.
«Fulminato dalla ripetizione della mia espressione e scosso dalla strana durezza, quasi meccanicamente e senza convinzione mi inginocchiai.
«Ero impreparato e non riuscivo a connettere due parole, tanto meno a ricordare i peccati di cui non avevo nemmeno coscienza.
«Invece, appena mi inginocchiai, il Padre cambiò voce e maniere: divenne dolce e paterno. Anzi, sotto forma di domande, mi svelava via via ogni peccato della mia vita passata: e di peccati ne avevo tanti!
«Io ascoltavo col capo chino la domanda e sempre rispondevo: “Sì”. Stupito e commosso, diventavo sempre più immobile.
«Alla fine Padre Pio mi chiese: “Hai nessun altro peccato da dire?”. “No”, risposi, convinto che, avendomeli detti tutti lui, che mostrava di conoscere perfettamente la mia vita, io non avessi altro da confessare.
«“Non ti vergogni?” cominciò con imprevedibile durezza “Quella giovane, che tu poco tempo fa hai lasciato partire per l’America, ha avuto un figlio. E quella creatura è sangue tuo. E tu, sciagurato, hai abbandonato madre e figlio”.
«Era tutto vero. Non risposi. Scoppiai in un pianto incontenibile. Non ne potevo più.
«Mentre, col volto nascosto fra le mani, piangevo, curvo, sull’inginocchiatoio, il Padre dolcemente mi poggiò il braccio sulle spalle e, avvicinandosi all’orecchio, mi sussurrò, singhiozzando: “Figlio mio, mi sei costato il meglio del mio sangue!”.
«A queste parole sentii il mio cuore spaccarsi in due, come colpito da una dolcissima lama.
«Piangevo curvo e, a tratti, alzando il volto bagnato di lacrime, gli ripetevo: “Padre, perdono, perdono, perdono!”.
«Il Padre, che aveva già il braccio sulla mia spalla, mi avvicinò di più a lui e cominciò a piangere con me.
«Una dolcissima pace pervase il mio spirito. D’un tratto, sentii l’assurdo dolore mutarsi in incredibile gaudio.
«“Padre,” gli dissi, “sono tuo! Fa’ di me quello che vuoi!”. Ed egli, asciugandosi gli occhi, mi sussurrò: “Salutami tua moglie!”. Tornai a casa, mia moglie era guarita.»