Ave o Croce, unica speranza! O crux ave, spes ùnica!
Come può la croce, addossata a noi dal mondo, diventare addirittura la nostra speranza? Poiché questo ci dice la Chiesa nella preghiera del Breviario, e in particolare nei primi Vespri della Domenica delle Palme, dove si trova il saluto alla Croce citato all’inizio.
In verità, non solo Dio ci ha creati per essere felici ora e sempre, ma la croce, conseguenza del peccato in un mondo di peccato, Dio la fa diventare occasione di riscatto, di perfezionamento spirituale, di salvezza per le anime quando la offriamo, e perciò di speranza.
In un mondo nel quale tutto è peccato e ostilità ai giusti, quale speranza ci resta, se non unire le nostre sofferenze a quelle di Cristo, la nostra croce alla sua?
Se poi rifiutiamo la croce, non riusciremo ugualmente ad evitarla, oppure la trasformeremo in una croce eterna: la tiepidezza, la ribellione, la mancanza di pace nel nostro cuore. Non solo, ma quelli che rifiutano la croce sono gli stessi che ne fabbricano di terribili per gli altri.
Sì, chi non comprende l’importanza di accettare la croce, si ritrova tiepido, senza ardore, senza il desiderio di fare per il Signore Gesù quello che Lui ha fatto per ciascuno di noi, soffrendo e morendo crocifisso. È la creatura che vuole lasciare la croce tutta al suo Creatore!
Rifiutare la croce vuol dire rimanere indifferenti, o persino infastiditi, di fronte alla Passione atroce sofferta da Gesù a causa dei nostri peccati e per il fine della nostra redenzione. Vuol dire avere un cuore di pietra.
Portando la croce uniti a Gesù, siamo sempre con Lui, e Gesù non lascia mai il nostro cuore, il profondo della nostra anima. Rifiutando la croce, siamo soli con noi stessi, con il nostro nulla che il diavolo riempie a suo piacimento, là dove manca la grazia.
Leggiamo due citazioni da Padre Pio, il grandissimo Santo che amò tanto Dio e il prossimo da farsi vittima universale:

Cleonice Morcaldi (la figlia spirituale prediletta): «Tu ami ciò che io temo».
Padre Pio: «Io non amo la sofferenza in se stessa. La chiedo a Dio, la bramo per i frutti che mi dà. Dà gloria a Dio, salva i fratelli di questo esilio, libera le anime dal fuoco del Purgatorio, e che voglio di più?».

Da Renzo Allegri, A tu per tu con Padre Pio, Mondadori, 1997, pag. 300.

E ancora:

Non vogliamo persuaderci che la sofferenza è necessaria all’anima nostra; che la croce deve essere il nostro pane quotidiano.
Come il corpo ha bisogno di nutrimento, così l’anima ha bisogno della croce, giorno per giorno, per purificarsi e distaccarsi dalle creature.
Non vogliamo comprendere che Dio non vuole, non può salvarci né santificarci senza la croce e più egli attira a sé un’anima, più la purifica per mezzo della croce.

Fonte

La croce è un combattimento quotidiano, a volte meno pesante, a volte fino allo stremo. Tuttavia, ogni passo in questo cammino è una vittoria gloriosa, è salvezza eterna per noi, i nostri familiari e altri ancora.
La Madonna, soprattutto se ci consacriamo a Lei da veri figli devoti, distribuisce ogni nostro generoso atto di pazienza salvando anime nel mondo intero. Ma se invece anche una sola volta ci ribelliamo invece di essere forti e generosi, quell’anima o quelle anime che potevano essere salvate per la nostra offerta, non saranno salvate, o comunque non con il nostro contributo.
Voler portare la croce, d’altra parte, non vuol dire rinunciare al giusto combattimento per i diritti di Dio e nostri, purché i nostri siano veri diritti, fondati sulla Legge di Dio. Anzi, un giusto combattimento è dimostrazione di coraggio e prontezza a portare una croce anche più grande, per aver compiuto il dovere della buona battaglia.
La forza per portare la croce non dobbiamo cercarla in noi stessi, presumendo del nostro nulla. È proprio Gesù, il Signore, che se siamo in grazia di Dio vive in noi, e dal nostro profondo ci sostiene e ci ispira.
Accettare la croce ci permette di amare anche chi ce la procura, perché la prova certa dell’amore è quando amiamo per amore di Dio, disinteressatamente, con pietà verso i nostri nemici. Dobbiamo pensare alla salvezza che possiamo ottenere per loro, anche se ciò non avverrà subito, o neppure per lungo tempo. L’attimo decisivo, nella vita di una persona, è l’ultimo: ciò che più conta, è che si converta almeno in quel momento.
Se non riusciamo a ottenere anni, mesi o giorni di conversione, almeno impegniamoci a ottenere la salvezza nel momento finale. A Gesù sono state molto care le parole del ladrone che, crocifisso accanto a Lui, gli ha detto con fede e con amore: «Signore, ricordati di me, quando sarai giunto nel tuo regno!» (Lc 23, 42).
Rifiutare la croce ci porta a odiare non solo i nostri nemici, ma anche le persone più vicine e i nostri familiari. Ciò succede se non siamo disposti a sopportare per un fine più grande, ma vogliamo solo essere compiaciuti.
I matrimoni vanno in rovina per superbia e spesso anche per l’impurità che li trascina nel fango. Ma in tutto questo c’è anche il rifiuto della croce. Se non altro, non si vuole vivere una vita responsabile, e affrontare tutte le conseguenze che in questa vita toccano ai giusti e ai santi. E alla fine si sacrifica persino il matrimonio e il bene dei figli sull’altare di una vita facile.
Maria Santissima stava ai piedi della Croce di Gesù morente, il Figlio Divino che oltre a donarci la nostra vita ci ha donato la sua. Chiediamole la grazia di rimanere sempre con Gesù e con Lei, come l’Apostolo vergine San Giovanni che, si legge nel suo Vangelo, «da quel momento la prese con sé» (Gv 19, 27).

Nella foto: Crocifissione, affresco di Pietro Cavallini (1308 circa), Chiesa di San Domenico Maggiore, Napoli.