Golia fu vinto non da un uomo più forte di lui, ma da Davide, credente in Dio. La «fede muove le montagne». È esattamente ciò che accadde nella vita del Beato Bartolo Longo (1841-1926). Negli anni del liberalismo risorgimentale e dell’Unità d’Italia, a Napoli, in particolare in ambito accademico, imperava un forte anticlericalismo. Bartolo Longo, dopo la lettura del libro Le Vie de Jésus del filosofo francese Ernest Renan, aderì al più aggressivo anticlericalismo, seguendo anche le lezioni di Lettere e Filosofia di alcuni professori apertamente anticattolici come Augusto Vera, Bertrando Spaventa e Luigi Settembrini: i loro corsi erano improntati al positivismo dominante, dove veniva negata la realtà soprannaturale.
Contemporaneamente a quella cultura positivista si diffondeva lo spiritismo: la ragione doveva comprendere l’esistenza o meno di un mondo ultraterreno. Longo, affascinato da quelle curiosità dell’oltretomba, si avvicinò a un movimento spiritista di stampo satanico e per circa un anno e mezzo familiarizzò con il satanismo. Quella tragica scelta lo portò ad una crisi spaventosa che un suo amico risolse con il suicidio, mentre per Longo fu la salvezza.
L’amico Vincenzo Pepe, uomo molto religioso, lo inviò alla direzione spirituale del domenicano Padre Radente, il quale lo convertì e lo invitò ad entrare nel Terzo Ordine di San Domenico. Fu proprio attraverso i Domenicani che Longo scoprì la devozione per la Madonna del Rosario e trovando notevole giovamento spirituale proprio nel Rosario volle ritornare dai suoi ex-compagni satanisti nel tentativo di condurli a Cristo, ma il suo impegno fu vano e venne deriso.
Nel 1864 si laureò in giurisprudenza e si prodigò in opere assistenziali. A Napoli conobbe il futuro santo Ludovico da Casoria e la futura santa Caterina Volpicelli. Nella Casa Centrale che quest’ultima aprì nel capoluogo campano, Longo conobbe la contessa Marianna Farnararo De Fusco (1836-1924), donna di grande fede e carità. Rimasta vedova, con 5 figli e a 27 anni, del conte Albenzio De Fusco di Lettere, ella necessitava di un abile e fidato amministratore per i suoi beni (i cui possedimenti si estendevano anche nella Valle di Pompei), nonché di un precettore per i suoi bambini e vide in Longo l’uomo giusto per assolvere quei compiti. Sia Bartolo che Marianna praticavano un instancabile soccorso verso il prossimo sofferente e quest’alacre attività veniva alimentata con i sacramenti e l’assidua preghiera.
La loro adamantina amicizia diede luogo ad invidie e maldicenze, per tale ragione, dopo un’udienza concessa da Papa Leone XIII, decisero di sposarsi nel 1885 con il proposito di continuare a vivere come buoni amici, amandosi in Dio, come avevano fatto fino ad allora. Proprio da questo legame cristiano sorse il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Un giorno, vagando per i campi pompeiani, in contrada Arpaia, Bartolo sentì una voce misteriosa che gli diceva: «Se propaghi il Rosario, sarai salvo!»; subito dopo udì l’eco di una campana lontana, che suonava l’Angelus di mezzogiorno, egli si inginocchiò sulla nuda terra e pregò. Mai aveva sentito una pace interiore tanto grande. Ormai conosceva la sua missione in terra.
Nel 1877 Bartolo Longo scrisse e divulgò la pratica dei «Quindici Sabati». Due anni dopo guarì lui stesso da una grave malattia grazie alla recita della Novena da lui composta e della quale ci furono, immediatamente, novecento edizioni, in ventidue lingue. Il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei recitarono, per la prima volta, la Supplica alla Vergine del Rosario, scritta da Longo, che seguì le esortazioni dell’Enciclica Supremi Apostolatus Officio (1º settembre 1883), con la quale Leone XIII, di fronte ai mali della società, additava come rimedio la recita del Rosario.
Nel 1925, un anno prima della morte, sarà insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Negli ultimi mesi di vita, Bartolo Longo poté godere dell’amicizia di san Giuseppe Moscati che spesso incontrava per consulti medici. Moscati stimava molto il fondatore del Santuario di Pompei e quando l’amico lasciò la terra, pur non essendo accanto a lui, egli avvertì la dipartita e l’annunciò: «Bartolo è passato in cielo». Le sue ultime parole erano state: «Il mio unico desiderio è quello di vedere Maria, che mi ha salvato e mi salverà dalle grinfie di Satana».

Cristina Siccardi

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Nel 1884 fondò il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”. Intanto, grazie a lui, intorno al cantiere della nuova chiesa sorgeva una vera e propria città con le case per gli operai, primo esempio di edilizia sociale che preannunciava la Rerum Novarum, il telegrafo, la stazione ferroviaria, un piccolo ospedale, l’osservatorio meteorologico e quello geodinamico.
Nel 1887 fondò l’Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue Opere di Carità a favore dei minori.
Qualche anno più tardi, nel 1891, il cardinale Raffaele Monaco La Valletta consacrò il nuovo Tempio. Il Santuario di Pompei era conosciuto sempre più e fedeli di ogni specie chiedevano le più disparate grazie. All’avvocato Longo si rivolsero anche dei condannati per esortarlo a prendersi cura dei loro figli. Fu in questo periodo che il Beato maturò quella che ancora oggi è considerata la sua intuizione più originale e cioè: non solo credere nella possibilità del recupero dei figli dei carcerati, ma scommettere sul fatto che essi, a loro volta, avrebbero potuto salvare i loro genitori dalla disperazione.
Nel 1892 veniva collocata la prima pietra dell’Ospizio per i figli dei carcerati, retto, a partire dal 1907, dai Fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle. Dopo appena sei anni gli allievi erano oltre cento. Il primo ragazzo accolto, un calabrese, divenne, poi, sacerdote. In seguito accolse anche le figlie dei carcerati che affidò alla cura delle Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”, da lui fondate nel 1897.
Il 5 maggio 1901 fu inaugurata la facciata della Basilica, eretta con il contributo di fedeli di ogni parte del mondo e dedicata alla Pace Universale. Bartolo Longo morì, a ottantacinque anni, il 5 ottobre del 1926. Due anni dopo, grazie all’interessamento di Fratel Adriano di Maria, dei Fratelli delle Scuole Cristiane, che continuò l’opera dell’avvocato, Pompei fu riconosciuta come comune autonomo.
L’opera del Longo ha avuto il suo solenne riconoscimento con la Beatificazione da parte di Giovanni Paolo II, avvenuta il 26 ottobre 1980.

UNA SUA PREGHIERA
POCO CONOSCIUTA

Preghiera originale
dell’Avv. Bartolo Longo
alla
SS. Vergine del Santo Rosario di Pompei

(Orazione per tutto il Mese di Maggio e di Ottobre)

O Santissima ed Immacolata Vergine,
Madre del Mio Dio,
Regina di Luce, Potentissima e piena di carità,
Che siedi incoronata su di un Trono di Gloria,
eretto dalla pietà dei figli Tuoi
sulla pagana terra di Pompei;
Tu sei l’Aurora precorritrice del Sole Divino
nella buia notte delle iniquità
che involge il nostro secolo.
Tu sei la Stella mattutina,
Bella, Risplendente,
la Celebre Stella uscita da Giacobbe,
il Cui splendore sfavillante si innalza verso il Cielo,
penetra nell’Inferno e, diffondendosi sulla Terra,
rischiara l’Universo,
riscalda i cuori più gelidi
ed i morti nel peccato risuscita alla Grazia.
Tu sei la Stella del mare,
apparsa ai dì nostri nella valle di Pompei,
per la comune salvezza
nel quasi universale naufragio
che han fatto le anime nella Fede di Gesù Cristo.
Lascia dunque che io Ti invochi
con questo titolo a Te sì caro
di Regina del Rosario nella Valle di Pompei.

O Santa Signora,
Che sei tutta la Speranza dei Padri Antichi,
la Gloria dei Profeti, la Luce degli Apostoli,
l’Onore dei Martiri, la Corona delle Vergini,
la Gioia dei Santi,
ricevimi e conservami sotto le Ali della Tua Carità
e sotto l’Ombra della Tua protezione.

O Madre di Bontà, abbi pietà di me,
che sono un miserabile peccatore,
macchiato di una infinità di peccati,
con i quali ho offeso Gesù Cristo Tuo Figliolo,
mio Giudice e Mio Dio.
O Vergine piena di Grazia,
salvami, salvami, illumina il mio intelletto;
mettimi sulla bocca quelle parole che a Te piacciano;
dà il moto alla mia lingua,
affinché, con tutto l’affetto del mio cuore,
io canti sempre le Tue Lodi
e Ti saluti per tutto questo mese
consacrato al Tuo Rosario,
con quel rispetto e quella devozione
dovuti alla Madre di Dio,
come Ti salutò l’Angiolo Gabriele, quando Ti disse:
“Ti saluto, o Piena di Grazia, il Signore è con Te”
e dica con lo stesso spirito
e con la stessa tenerezza di Elisabetta:
“Tu sei Benedetta fra tutte le donne”.
Deh! Mia Pietosa Madre e Regina,
per quanto ami il novello Santuario di Pompei,
che sorge a Gloria del Tuo Rosario,
per quanto amore porti al Divin Tuo Figliolo Gesù Cristo,
che Ti volle parte dei Suoi dolori sulla Terra
e dei Suoi Trionfi in Cielo,
impetrami da Dio tutte le Grazie
che tanto desidero per me e per tutti i miei fratelli e sorelle
associati al Tuo Tempio,
se esse sono di Gloria Tua e di salvezza alle anime nostre.

Qui si domandino le grazie e, quindi,
con trasporto di amore,
si preghi la
Salve Regina

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