Il Santuario del Divino Amore è oggi una delle tappe del pellegrinaggio del Giro delle Sette Chiese: a partire dal Giubileo del 2000 ha sostituito l’antica Basilica di San Sebastiano fuori le Mura (tuttora contemplata nel percorso, soprattutto per chi segue i precetti di San Filippo Neri). Inoltre, dal primo sabato dopo la Pasqua fino all’ultimo del mese di ottobre, si organizza a Roma la visita notturna al Santuario.
Nella primavera del 1740 un pellegrino percorreva la campagna romana per visitare la Basilica di San Pietro. Smarrì la strada nei pressi di Castel di Leva e si diresse verso un borgo che sorgeva sui ruderi di un antico castello. Improvvisamente si ritrovò circondato da un branco di cani randagi e rabbiosi. In quei momenti di tensione intravide un’icona mariana (Maria con il Bambino in braccio e con la Colomba – lo Spirito Santo – che li sovrasta) sulla torre del castello diroccato: si inginocchiò implorando la Madonna di salvarlo. I cani svanirono nel nulla.
Ben presto la notizia del miracolo di Castel di Leva fece il giro dei castelli romani e anche da Roma i fedeli giunsero nel piccolo borgo per visitare l’immagine miracolosa. Il 19 aprile 1745 Papa Benedetto XIV la fece intronizzare nel vecchio Santuario. La folla fu così vasta durante le celebrazioni da indurre il Pontefice a concedere l’indulgenza plenaria agli astanti e a quanti si fossero recati lì nei sette giorni successivi.
La furia distruttrice della seconda Guerra mondiale aveva messo da tempo in pericolo l’integrità del Santuario. Papa Pio XII decise di trasferire il dipinto del Divino Amore a Roma. La sua lungimiranza lo rese cosciente dei pericoli che Roma correva: gli Alleati stavano man mano risalendo la Penisola e in poco tempo avrebbero conquistato la città. Si preannunciavano distruzioni immani e morti. Per salvare la Città Eterna da un triste destino, il Pontefice invitò i romani a pregare la Madonna del Divino Amore per l’integrità della Chiesa Cattolica e di Roma. Dal 28 maggio al 4 giugno 1944 i fedeli si recarono a Sant’Ignazio di Loyola, giorno e notte, per rivolgere le proprie suppliche alla Vergine. Venne fatto un voto: i romani promettevano di ritrovare una maggiore moralità, di compiere opere di carità a Castel di Lena e di dedicare al Divino Amore un nuovo luogo di culto.
Il 4 giugno, alle ore 18, si conobbe il destino di Roma. I tedeschi lasciarono la città e gli Alleati la occuparono senza colpo ferire. La Madonna aveva soccorso i suoi figli ancora una volta. Papa Pio XII celebrò una Messa di ringraziamento e dette seguito alle promesse dei romani. A Castel di Lena venne fondata la Congregazione delle Figlie della Madonna del Divino Amore, che tuttora soccorre gli indigenti.
Nel 1996, durante i preparativi del Giubileo del 2000, venne posata la prima pietra del nuovo Santuario del Divino Amore dall’allora presidente della CEI, il Cardinale Camillo Ruini.
La Madonna non abbandona mai i suoi figli, fin troppo ingrati. Qualsiasi madre terrena avrebbe dubitato nel portare soccorso. La Vergine è invece una Mamma speciale che sa dare misericordia, ma che chiede in cambio la conversione. I romani seppero rispettare il voto e si mostrarono degni del suo amore.

Alfredo Incollingo

Da «Il Settimanale di Padre Pio», n. 36 del 17 settembre 2017.