di Marco Tosatti

[…] Ci permettiamo di aggiungere un brano tratto dall’intervista che Eward Pentin, del National Catholic Register, ha fatto al cardinale Gerhard Müller, sul clima che si respira oggi – e da anni ormai – in Vaticano, nel regno del Pontefice. Ne abbiamo scritto varie volte, in passato; dicendo che in tanti anni di frequentazione dei Sacri Palazzi e zone circonvicine mai abbiamo percepito un’atmosfera del genere. […]

“I carrieristi e gli opportunisti non dovrebbero essere promossi, e altre persone, che sono collaboratori competenti non dovrebbero essere esclusi senza ragione o espulsi dalla Curia. Non è buono. Ho sentito da alcune case qui che la gente che lavora nella Curia vive in una grande paura; se pronunciano anche una piccola e innocua parola di critica, delle spie passano i commenti direttamente al Santo Padre, e la gente accusata falsamente non ha nessuna chance di difendersi. Queste persone, che parlano male e dicono bugie contro le altre persone, disturbano e rovinano la buona fede, e il buon nome di altri che chiamano loro fratelli. Il Vangelo e le parole di Gesù sono molto forti contro quelli che denunciano i loro fratelli e che creano una cattiva atmosfera di sospetto. Sento che nessuno parla; tutti hanno un poco paura, perché possono essere oggetto di spiate…”
Pentin ha commentato: “Un anziano prelato della Chiesa, parlandomi in condizioni di anonimità, l’ha chiamato ‘regno del terrore”.
Il cardinale ha risposto: “È lo stesso in alcune facoltà teologiche – se uno ha osservazioni o problemi sull’Amoris Laetita, sarà espulso, e così via… una certa interpretazione della nota 351 del documento non può essere il criterio per diventare vescovo. Un futuro vescovo deve essere un testimone del Vangelo, un successore degli apostoli, e non solo qualcuno che ripete alcune parole di un singolo documento del Papa senza una comprensione teologica matura”.

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