Il 2017 non è solo l’anno del centenario di Fatima, in quanto l’8 settembre ricorrevano i 300 anni dall’incoronazione del quadro miracoloso della Madonna Nera…

La meta dei pellegrini

Per la solennità dell’Assunta a Częstochowa arrivano ogni anno più di centomila pellegrini, decine di migliaia di loro a piedi, individualmente o ancor più in gruppi organizzati, persino da Paesi notevolmente lontani. Non vi è un angolo della Polonia da dove, ad agosto, non parta un gruppo di pellegrini diretti verso la Madonna Nera. Alcuni devono fare anche tre settimane di cammino! Non manca inoltre l’annuale pellegrinaggio dei soldati che qui celebrano la loro festa, il 15 agosto, in ricordo della vittoriosa battaglia di Varsavia contro i bolscevichi, nel 1920. Per i festeggiamenti dell’Assunta poi arrivano anche oltre cinquanta gruppi di pellegrini in bici, perfino da altri Paesi.
Il santuario di Częstochowa è particolarmente caro agli ungheresi, popolo da secoli legato ai polacchi da una stretta amicizia (anzi, fratellanza, secondo un detto popolare in ambedue le lingue), nobilitata dal fatto che entrambi i Paesi sono stati in modo particolare consacrati alla Madonna. In Ungheria fu lo stesso fondatore dell’Ungheria cristiana, santo Stefano, a consacrare il suo regno, mentre in Polonia il re (che poi si fece monaco) Giovanni Casimiro, qualche secolo dopo.
Non fa, dunque, meraviglia che proprio qui, a Częstochowa, vollero ringraziare la “grande Signora d’Ungheria” (come la soleva chiamare il cardinal Mindszenty) i parlamentari ungheresi dopo aver votato la nuova, bella Costituzione dello Stato, una costituzione che potrebbe servire da modello agli altri Paesi.
Sicuramente, però, la maggior parte dei pellegrini viene dalla Polonia stessa. Il santuario di Chiaro Monte (Jasna Góra) a Częstochowa occupa un posto tutto particolare nella storia polacca. Già nel medioevo l’icona mariana attribuita all’evangelista san Luca che porta i famosi “due segni di violenza” fatti con una spada sacrilega, probabilmente di un eretico ussita, fu la meta preferita dei pellegrini polacchi. Ma il simbolo stesso della Polonia, il monastero dei paolini che custodisce il quadro, lo divenne solo nel XVII secolo.

Il diluvio e il miracolo

Fu l’anno 1655 quando sulla Polonia cadde, come un flagello divino, il Diluvio svedese. Fu chiamato proprio così appunto per sottolineare l’aspetto del castigo divino per le infedeltà (e in particolare per le eresie) serpeggianti in Polonia, ma anche perché il Diluvio svedese si colloca esattamente tanti anni dopo la nascita del Secondo Adamo (Cristo) quanti ne trascorsero dalla creazione del primo Adamo al Diluvio biblico.
I feroci protestanti svedesi conquistarono in quell’anno quasi tutto il territorio del Regno della Polonia, compiendo furti e violenze paragonabili a quelle di Napoleone in Italia quasi 150 anni dopo. Il re Giovanni Casimiro dovette scappare fuori del suo Paese. La cosa più vergognosa fu l’ampia collaborazione con gli invasori da parte della ricca nobiltà (magnateria) polacca, sia protestante che cattolica. Sembrava davvero che dopo settecento anni la Polonia fosse giunta ormai al tramonto.
Ma ecco che gli svedesi, bramosi di nuovo bottino, fecero un passo falso. Dopo aver conquistato le fortezze più inespugnabili, spesso senza trovare alcuna resistenza, il generale Miller volle porre la mano sui tesori di Jasna Góra. Il monastero, anche se situato su una collina (il Monte Chiaro, appunto) e circondato dalle mura, non era, certamente, una fortezza. Tuttavia il Priore, Padre Agostino Kordecki, decise di intraprendere la difesa. Poteva contare su un pugno di cavalieri e due pugni di contadini presenti e pronti a difendere il santuario. Ma sebbene dai conti di ragioneria militare la sconfitta risultasse ovvia e inevitabile, la speranza di Padre Kordecki riposava tranquilla, come il monastero, sotto il manto materno della Madonna Nera.
E la Madonna fece un miracolo doppio. Non solo Miller rimase vergognosamente sconfitto (e i suoi soldati più volte videro una bella Signora che col proprio mantello copriva la collina, rendendo inutili gli sforzi dell’artiglieria svedese), ma il tentativo di profanare il santuario più caro ai polacchi risvegliò tutta la nazione. Dappertutto i nobili insieme ai contadini insorsero contro l’invasore, cacciandolo fuori nel giro di pochi mesi. Lo stesso re svedese, Carlo X Gustavo, a stento salvò la propria vita.
Il grande scrittore Sienkiewicz descrisse quella storia nel suo famoso romanzo Il diluvio, nel quale emerge la persona di Kmicic, nobiluomo che da fuorilegge e traditore, una volta convertitosi a Częstochowa divenne un vero eroe di penitenza e patriottismo. Sembra proprio un simbolo della grande metamorfosi di tutta la nazione polacca in questi anni grandi e tragici.

Patriottismo tutto mariano

Proprio come conseguenza immediata del salvifico intervento della Beata Vergine, il re Giovanni Casimiro diede la Polonia “in filiale schiavitù” alla Madonna. Ventotto anni dopo proprio qui, a Jasna Góra, il re Giovanni III Sobieski avrebbe pregato, preparandosi così alla vittoriosa battaglia di Vienna.
Nel 1717 il quadro ricevette, finalmente, le corone papali. Lungo i secoli successivi la devozione alla Madonna Nera e il suo potente aiuto accompagnavano i polacchi nei momenti dei trionfi e delle sciagure. Di sicuro fu in gran parte questa devozione a mantenere l’unità della nazione dopo la spartizione della Polonia compiutasi alla fine del XVIII secolo. Fu la Madonna stessa ad intervenire nel 1920 nella “nuova battaglia di Vienna”, quando l’esercito polacco – appena due anni dopo l’indipendenza del Paese – batté la poderosa Armata rossa della Russia bolscevica: l’armata preparata per conquistare non solo la Polonia, ma l’Europa intera.
Anche durante la seconda Guerra mondiale e poi, nei decenni bui della dittatura comunista, Częstochowa rimase il cuore della Polonia; quella “terra silenziosa dove ognuno voleva tornare” per affidare non solo le difficoltà personali, ma più ancora quelle nazionali, alla Regina della Polonia.
Il servo di Dio cardinale Wyszyński organizzò una peregrinazione del quadro miracoloso per tutta la Polonia, ma il quadro… fu arrestato dai comunisti. Senza perdersi di coraggio, il Cardinale primate proseguì con la sola, vuota, cornice. Vuota rimase di lì a poco anche la sedia del Cardinale – incarcerato dai comunisti – durante i festeggiamenti del terzo centenario della consacrazione mariana di Giovanni Casimiro.
Durante tutto il periodo della dittatura, malgrado ogni fastidio procurato dal governo ai pellegrini, ogni anno a Częstochowa venivano innumerevoli devoti. I grandi pellegrinaggi degli anni ’80 furono assieme una manifestazione mariana e patriottica.

Lo splendore quotidiano

Ma, com’è ovvio, il santuario della Madonna Nera non è soltanto, e nemmeno soprattutto, un luogo di grandi eventi nella storia di una nazione. Essi possono splendere con maggior luce agli occhi di tutti, ma la quotidianità di Jasna Góra non è per questo meno splendente. Chi potrebbe mai contare quei miracoli quotidiani, sia delle guarigioni e delle riconciliazioni, sia – cosa più ancora importante – delle conversioni e delle santificazioni? Quanti oggi ancora, come il Kmicic del romanzo di Sienkiewicz, ritrovano qui la propria anima! Quanto spesso, ancor oggi, capita che un giovane perso in mezzo a droga, sesso ed alcool si converte davanti al quadro della Madonna Nera! Quanti peccatori finora ostinati piangono davanti a quel quadro, rimanendo qui per giorni interi, immersi nella preghiera più intensa!
Se è vero che agosto è il mese dei grandi pellegrinaggi, di un vero e proprio devoto assedio del santuario che trova i suoi culmini nei giorni delle solennità dell’Assunta (15 agosto) e della Madonna di Częstochowa (26 agosto), vero è anche che lungo tutto l’anno il santuario è pieno di devoti che pregano qui, si convertono, cercano di discernere la propria vocazione e intraprendono una strada nuova. Sono loro, più che gli altri, che sempre vogliono tornare in quella terra silenziosa dove regna il volto della Madonna per piangere ancora quei due segni di violenza, nei quali essi vedono (e sentono!) la violenza fatta da loro stessi alla Madre amatissima coi loro peccati.

Giuseppe Butrimo

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