Proponiamo ai lettori tre perle stupende, poesie dedicate alla propria madre, uscite dal cuore di figli che furono poeta o poetessa. Gli autori sono Guido Cavani (1897-1967), Ada Negri (1870-1945) e Giuseppe Ungaretti (1888-1970). A volte affiora il rimpianto, altre la lode, ma in tutti e tre i componimenti si celebra la purezza della fede trovata nella propria mamma. Del resto, solo dal puro amore di una mamma diventa possibile risalire al Cuore Immacolato di Maria, e riporre in Lei tutta la nostra fiducia. I figli orfani di una vera mamma di solito finiscono per rinnegare anche la Madre più vera, dolce e santa, la Madonna. Tuttavia, mentre persino la mamma che ci ha portato in grembo può mortificarci e abbandonarci, valgono per Maria Santissima le parole che il Signore rivolge a ciascuno di noi nel libro di Isaia: «Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai» (49, 15).

Alla madre

Quante volte ho deluso
il tuo povero cuore;
quante volte i tuoi occhi
m’hanno guardato dolorosamente.
Preso dalla paura di me stesso,
mi liberavo dalla tua dolcezza,
girovagavo solo; il grigio, il vuoto
di certi pomeriggi e lo splendore
di quei tuoi occhi sofferenti e puri
l’ho ancora dentro l’anima.
Raggiunto il fiume in magra, mi sdraiavo
fra la sterpaglia secca, sopra l’argine,
come in agguato, perché anch’io soffrivo.
Mi credevo lontano finalmente
dalla tua vita, mi sentivo un altro;
quello che poi m’ha rivelato il tempo:
un uomo senza quiete,
che non amò che il canto e la sua strada.
Quante volte ho ascoltato il tuo silenzio
in quei silenzi di me stesso! Eppure,
ostinato viandante ho camminato
senza voltarmi indietro. Or che sei morta,
tutta la vita ha quel sapore amaro:
i tuoi cipressi svettano lontano,
mi chiamano laggiù, nella tua pace;
i tuoi occhi d’allora,
mi guardano dall’alto con dolcezza.

La fronte

La morte aveva paura
della tua fronte augusta.
Tempio di casti pensieri,
vetta di volontà.

Non la turbava un’ombra,
non la solcava una ruga,
non dal sole traeva fulgore,
ma dalla propria bianchezza viva.

Avea quattro volte vent’anni,
e l’innocenza degli astri
che sono eterni e pur nascere
sembrano, in cielo, ogni sera.

E fu senza morte che andasti,
madre, verso la vita
durabile: una notte d’agosto
ch’era tutta un gran pianto di stelle.

Scendevano, lagrime d’angeli,
le stelle, per te ricondurre
ai divini silenzi: ove splende
sol chi in terra ebbe sete di Dio.

Non soffro per te. Nella vita
durabile, donde mi guardi,
so che un giorno, più vasta del tempo,
ritroverò la tua fronte.

La madre

E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia.
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.

Nella foto: Santa Gianna Beretta Molla (1922-1962), con due dei suoi quattro figli. Diede la vita per salvare l’ultima piccola che portava in grembo.