Una prece per Italo Popolo, personaggio di cui negli ultimi tempi si erano un po’ perse le tracce. Degli agenti sono intervenuti nella tarda serata di ieri, dopo le ripetute segnalazioni dei vicini, forzando la porta e trovandosi di fronte a un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Del sig. Popolo non rimaneva che una massa. Giaceva riverso sul tappeto, davanti alla televisione ancora accesa sul noto canale pubblico.
L’ultima delle sue ex concubine – scusate, conviventi – aveva intuito che la perdita di ogni legame sentimentale poteva indurre Italo Popolo a un gesto estremo. Per esempio, la visione non-stop di trasmissioni televisive.
A sentire i colleghi e i pochi conoscenti, Popolo era caduto in depressione, forse per la mancanza di figli, una disgrazia che lo consumava. In realtà un figlio ce l’aveva, uno solo, ancora sano come un pesce ma tonto e disperato. Corre pure voce che facesse uso di sostanze stupefacenti, come TV, shopping, contraccettivi, dolci a tutta forza, parolacce, balli, metadone cattolico.
Certamente si tratta di sospetti gravi, ma bisogna arrendersi all’evidenza almeno per il metadone cattolico, sostanza somministrata ormai in quasi tutte le parrocchie in spregio a una legge scritta e non scritta, considerata però lettera morta.
In qualità di convivente, Italo Popolo era oggetto delle attenzioni misericordiose del Centro Metadonico Romano, e un’esortazione scritta di Don B. aveva fatto un certo scalpore. Il chierico infatti lo incoraggiava pubblicamente a convivere e implicitamente a drogarsi con tutto quanto sopra elencato.
Dei vecchi prelati avevano appreso la notizia poco edificante, ma non potevano prendere provvedimenti nei confronti di Don B. perché erano un po’ fuori dal giro. Per cui avevano solo espresso dei dubia, cioè dei dubbi, attirandosi però il lancio di uova marce, pomodori, frizzi e lazzi dei pennivendoli locali e nazionali.
Intanto, la situazione del sig. Popolo si aggravava di giorno in giorno. Il metadone cattolico, assunto in dosi sempre più massicce, stava cancellando in lui ogni traccia dei ricordi del passato felice, dei tempi in cui stimava il matrimonio con la sua prima e unica sposa. Anche il loro figliolo, in quel periodo iniziale, era pieno di gioia, e anzi quando chiedeva dei fratellini e delle sorelline, mamma e papà gli sorridevano contenti.
Chi l’avrebbe mai immaginato che Italo Popolo, un tempo così felice e pieno di vita, si sarebbe ridotto all’ombra di se stesso?
Certo è vero quel detto secondo cui più si arriva in alto e più è terribile la caduta. Italo Popolo una volta era stimato da tutti gli altri e li superava di gran lunga. Ieri invece, nell’oscurità della tarda sera, si sono dovuti raccogliere i suoi resti dal tappeto di casa, come un’immondizia qualsiasi.
Sembra però che un gruppetto sparuto di nostalgici, gente in realtà piuttosto risoluta, avesse proposto al sig. Popolo di unirsi a loro. Lo trattavano con grande affabilità, e volevano dargli appuntamento a una di quelle riunioni fraterne dove si scorrono i grani dell’Arma, quella delle cinque decine, chiamata anche misteriosamente Corona di Rose.
Ma Italo Popolo era ormai diventato insensibile a qualunque richiamo o proposta. Gli occhi della sua mente erano perdutamente fissati su se stesso. E pensava, evidentemente, di ritrovare molto di sé nelle storie celebrate e fallite allo stesso tempo raccontate dalla televisione.
Chi scrive appartiene al su citato sparuto gruppetto, ed è per questo che, umilmente, già in apertura ha chiesto una prece per il povero Popolo defunto.