Una delle piaghe aperte dall’Unità d’Italia fatta con la violenza dai massoni e dai senzadio, è il degrado del Meridione.
Pochi, soprattutto se indottrinati dalla scuola statale, sanno cosa è in realtà il nostro Sud. Là dove manca il lavoro, la sicurezza personale, un livello decente di sanità, la pulizia, il rispetto della natura e via dicendo, sorgeva una volta un Regno più avanzato e fiorente dell’intero Centro-Settentrione.
Era il Regno delle Due Sicilie, un grande Stato che aveva soprattutto una caratteristica: la profonda fede cattolica dei suoi sovrani e dei suoi abitanti. Ma si era ormai nell’Ottocento e si dovevano fare i conti con la massoneria, già vecchia di un secolo, e con le minoranze anticristiane che salivano alla ribalta. Il punto di svolta l’aveva segnato Napoleone Bonaparte, importando la Rivoluzione Francese nella penisola italiana con l’invasione del 1796.
Nella notte di Natale dell’anno 800 era nato il Sacro Romano Impero, retto dall’Imperatore Carlo Magno. Ancora nella notte del Santo Natale, nel 1130, Re Ruggero II d’Altavilla sancì a Palermo la nascita del Regno di Sicilia. Palermo diveniva la capitale di un Regno che comprendeva tutto il Sud della penisola italiana.
Il giorno prescelto aveva un valore simbolico: Ruggero II si presentava come il redentore di tutte le genti del Sud della penisola dagli arabi, dai bizantini e dai longobardi e nello stesso tempo annunciava all’umanità la nascita di un regno cristiano.
Nel 1816, sotto la dinastia dei Borbone, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, che si

Golfo di Napoli
Golfo di Napoli

trovavano allora separati, vennero unificati nel Regno delle Due Sicilie.
L’indipendenza durò fino al 1860, quando, con l’invasione piemontese, alle popolazioni duosiciliane fu imposta l’unione con il resto della penisola.
La devastazione ateo-massonica si abbatté su ogni parte vitale del Regno delle Due Sicilie. Volevano annientare quelle popolazioni ricche di fede e di ogni bene, privandole di tutto quello che avevano. E ci sono riusciti.
Al sopruso seguì il degrado, e a tutto ciò si è aggiunto il razzismo degli ignoranti atei settentrionali verso gli italiani del Sud, definiti con termini sprezzanti e considerati non come fratelli ma come un peso.
Il movimento della Lega Nord, nato nel 1989, continua a non chiedere altro che la formazione di un nuovo Stato indipendente, dalle Alpi fino all’Umbria. Di fede cattolica, valori, unità spirituale degli italiani, coscienza storica dei problemi nessun accenno nel suo statuto. Per avere un’idea dello spessore morale e culturale dei suoi fondatori bisogna ricordarci, nostro malgrado, di tutte le oscenità, volgarità, dichiarazioni superbe e nozze civili seguite a divorzi, che sono state messe in mostra dagli inizi del movimento fino ad oggi.

Positano
Positano

Ma ritorniamo alla storia d’Italia, per non farci confondere da chi è accecato dalle passioni umane.
Nel periodo risorgimentale si succedettero al trono, nel Regno delle Due Sicilie, Ferdinando II di Borbone (dal 1830 al 1859) e poi suo figlio Federico II. Furono due sovrani profondamente religiosi e si dedicarono con tutto se stessi al bene del popolo. Tuttavia bisogna riconoscere che non seppero far fronte con la necessaria abilità e lungimiranza alle pretese della classe dirigente, alle iniziative degli eversori, al pericolo rappresentato dai piemontesi di Cavour – che poi avrebbero invaso a tradimento il loro pacifico Regno – e alle macchinazioni delle grandi potenze europee. Tutti segni, questi, di una umanità decadente, che soprattutto tra la gente di potere andava perdendo la fede.
La principale causa del crollo delle Due Sicilie fu la corruzione massonica, che si era diffusa dappertutto: nelle istituzioni statali, nell’esercito, nella magistratura, nell’alto clero (ma ancora si salvava la maggior parte dei Vescovi e Cardinali) e nella corte del Re, diventata un covo di traditori. La corruzione era ideologica ma anche materiale, dal

Cattedrale di Amalfi
Cattedrale di Amalfi

momento che un fiume di denaro affluiva nelle tasche dei corrotti per ottenere la loro complicità.
Come sappiamo, il governo del nuovo Stato unitario deliberò (1862) la confisca e la successiva vendita dei beni ecclesiastici, in gran parte terreni coltivabili. Questo ebbe tre conseguenze (1) devastanti per l’economia meridionale:

– fu la rovina dei contadini che coltivavano quelle proprietà, pagando un affitto modesto; i nuovi proprietari pretesero da loro molto di più;
– privò il Sud di enormi risorse finanziarie, spingendo le classi più ricche a investire soprattutto nell’acquisto di terreni, ma senza aver più le risorse per migliorarli;
– fece affluire nelle casse dello Stato centrale enormi somme di denaro, che venne impiegato a favore del Centro-Nord e mai del Sud.

È un falso storico parlare di un Sud latifondista con i Borbone. I latifondi al Sud si formarono con la venuta dei piemontesi, che svendettero ai loro collaborazionisti tutte le

Chiesa di Teramo
Una chiesa di Teramo (Abruzzo)

terre demaniali tolte ai contadini, i quali ne avevano l’uso civico da centinaia di anni.
Il latifondo era invece piuttosto diffuso in Sicilia, dove i cosiddetti baroni, proprietari di quelle terre, trascuravano le esigenze dei contadini. Anzi, per reprimerli ricorrevano ad accozzaglie di malviventi organizzati, dalle quali poi nacque la mafia. I baroni e la mafia, osteggiati dai sovrani borbonici, furono tra quelli che Garibaldi e i piemontesi si trovarono come alleati nell’aggressione al Regno delle Due Sicilie.
Il governo ateo-massonico dell’Italia unita, sempre allo scopo di impoverire il Meridione, prese misure come in Lucania quella di abbattere interi armenti di razza pregiatissima, le pecore merinos. Rimasta senza niente, la gente del posto cercò di coltivare le terre che erano state prima adibite a pascolo, ma con scarsi risultati, perché non erano adatte; e ne conseguì la miseria.
Nel gennaio 1862, il governo sabaudo, su pressione della borghesia agraria

Cattedrale romanica dell'Assunta - Bari
Cattedrale romanica dell’Assunta (Bari)

settentrionale, abolì le tariffe protezionistiche poste a tutela dell’economia del Regno delle Due Sicilie. Così avvenne il crollo verticale delle industrie dell’ex Regno, con le gravi conseguenze sociali che si possono immaginare.
Facciamo degli esempi riguardo all’industria.
A Mongiana, in Calabria, sorgeva un grande stabilimento metallurgico che dava lavoro a 1.500 operai, senza presentare il minimo segnale di crisi. Nel 1862 la produzione venne dimezzata e così il numero dei dipendenti. Contemporaneamente, si registrò un incremento negli stabilimenti dell’area ligure-piemontese (l’Ansaldo raddoppiò il numero dei dipendenti dopo questa data). Mongiana è oggi un paesino tra i più spopolati e poveri della Calabria.
Il 6 agosto 1863 scioperarono gli operai dell’opificio di Pietrarsa (il più grande d’Italia), nei pressi di Napoli, a causa dei numerosi licenziamenti e dell’orario di lavoro portato da 10 a 11 ore al giorno. I bersaglieri spararono sugli operai in sciopero. Nel gennaio 1864, il complesso industriale di Pietrarsa venne chiuso e i macchinari furono trasferiti a Genova, per ingrandire e rimodernare l’Ansaldo.

Guardia Perticara (PZ) 2
Guardia Perticara (Basilicata)

Il Regno d’Italia dei Savoia eliminò l’industria meridionale e usò le risorse del Sud per finanziare lo sviluppo economico del Nord.
Le commesse per i lavori pubblici da effettuare nel Napoletano e in Sicilia furono affidate a ditte lombardo-piemontesi, le quali venivano sostenute con le tasse imposte ai meridionali.
Nel 1866 vennero persino eliminate le sovvenzioni per le Università nell’ex Regno delle Due Sicilie.
Vediamo adesso un confronto tra la condizione del Sud sotto i Borbone e quella sotto i Savoia:

– con i Borbone: terza potenza industriale nel mondo; nessun emigrante; 5 tasse; bilancio statale in pareggio; terre ai contadini (usi civici); pensioni ai lavoratori; più basso tasso di disoccupazione; più basso tasso di mortalità infantile; maggior numero di giornali e libri; più alto numero di amnistiati politici; maggior numero di sportelli bancari; rendita napoletana valutata al 120%; esportazioni più delle importazioni; Napoli grande capitale;
– con i Savoia: questione meridionale; cinque milioni di emigranti (1870-1913); 41 tasse; enorme deficit di bilancio; terre ai nuovi nobili; pensioni ai cortigiani; disoccupazione più alta d’Italia; più alto tasso di mortalità infantile; minor numero di giornali e libri; più alto numero di arresti politici; minor numero di sportelli bancari; rendita italiana sempre sotto cento; importazioni più delle esportazioni; Napoli provincia (2).

Alcuni altri crimini dei Savoia: un milione di meridionali massacrati (molti erano insorti contro l’occupazione dei piemontesi, che definivano “briganti” i popolani in armi) e

Palermo cattedrale
Cattedrale di Palermo

centinaia di paesi rasi al suolo, con gente inerme trucidata, compresi i bambini, e donne violate; un intero esercito (60mila soldati) deportato e sterminato nei lager del Nord; 443 milioni di lire oro (su 668 di tutte le banche italiane) saccheggiati nelle banche meridionali (3).
La storia dell’Italia unita ha conosciuto molti crimini e soprusi di Stato, e il nostro popolo ha fatto la fine di tanti altri, disperdendosi in una massa senza fede.
Quegli uomini e donne che un tempo guardavano volentieri al Crocifisso, al coniuge, ai genitori, ai figli numerosi, oggi fissano lo sguardo nella televisione e sulla nudità messa in mostra.
Quelle chiese, chiese madri e cattedrali che fin da allora stupivano per la loro maestosa bellezza, oggi ospitano delle tavolone usate come altari, secondo la riforma liturgica (1969) di stampo protestante e massonico.
Quei sacerdoti di cui era preziosa la benedizione, e ai quali era bello baciare le mani, oggi lasciano il posto a preti senza talare e senza vocazione.
Quei paesaggi del Sud che ancora oggi rapiscono il cuore e la mente di chi crede, suggerendo che siano a modo loro un paradiso, fanno da scenario a moltitudini di ciechi che camminano.
Quel cibo e quei dolci da favola che si preparano dalla Campania alla Sicilia, mancano del più fine e prezioso dei sapori: il sentimento religioso cattolico che univa le nostre genti.
Quelle spiagge che aprivano l’orizzonte ai passanti e li ristoravano con la loro lieve brezza, sono diventate luoghi di nudismo collettivo.
Quel mare che riposava forse da millenni su pacifiche rive, si è alzato a mietere migliaia di vittime già a Messina nel 1908, e più si alzerà, perché i crimini dei nostri contemporanei superano di molto quelli dei messinesi di allora.
I monti, i vulcani e le profondità della terra sono in subbuglio, perché la perversità di questa generazione si scaglia contro il Cielo e contro il piccolo resto dei credenti.
Questa è la realtà che dobbiamo guardare in faccia e affrontare, e che potremo vincere solo tornando con tutto il cuore a Dio e a Maria Santissima.

(1) Le riprendiamo quasi letteralmente da Francesco Malerba, Un deserto d’amore, Ed. Segno, 2016, p. 211.
(2) Ivi, pp. 281-282.
(3) Ivi, p. 282, citato quasi letteralmente e da noi ampliato. Altre fonti utilizzate per questo articolo: http://www.brigantaggio.net; Giuseppe Ressa, Il Sud e l’Unità d’Italia (scaricabile gratuitamente da internet); Massimo Viglione, Il destino dell’Italia, Ed. Radio Spada, 2016.

Da Isidoro D’Anna, La forza della Verità. Un tesoro da riscoprire, 2^ edizione, Youcanprint, 2017.

Nell’immagine principale: Salvatore Candido, Napoli da Santa Lucia, 1840.