Come godere della bellezza?

La bellezza di una donna allieta il volto
e sorpassa ogni desiderio dell’uomo;
se vi è poi sulla sua lingua bontà e dolcezza,
suo marito non è più uno dei comuni mortali.

Così sta scritto nel libro del Siracide (36,22-23). Dio ha creato tutto quello che esiste, l’universo dai confini sconosciuti e irraggiungibili, l’uomo e la donna. Dio è la Bellezza stessa, Bellezza infinita.
Nelle creature inanimate e animate si mostra una bellezza che non è fine a se stessa, ma serve e onora il Fine supremo, Dio. A Lui rimanda, perché sia conosciuto, adorato, ringraziato, lodato.
Una conchiglia, una stella marina, un ramo spoglio, figure di nubi nel cielo, un pettirosso, un pinguino, una gerbera, e infine una ragazza graziosa mai sfiorata dal vizio: tutto è un canto di lode che sale a Dio e non potrà che continuare eternamente.
Come dunque godere della bellezza, se non contemplandola e stando raccolti in Dio, se non lasciandosene affascinare e unendosi al canto di lode senza fine?
Il vero godimento della bellezza non è coglierla, toccarla, usarla, servirsene per il piacere dei sensi, nel quale si perde la grandezza dello spirito nobile e puro.
Il godimento fisico della bellezza umana abbassa l’uomo su un piano fisico e sensuale.
Il godimento di chi strappa un fiore invece di ammirarlo con un sorriso, pone fine a una storia che poteva continuare per quell’essere vivente e per altri di noi. Ne valeva proprio la pena?
Lo sposo che viene da Dio non può che inchinarsi rapito davanti alla sua sposa e baciarle devotamente la mano. Sì, perché «La bellezza di una donna sorpassa ogni desiderio dell’uomo», ma in un senso profondamente spirituale. La bellezza di una donna è un’immagine già grandiosa della Bellezza infinita di Dio. Sembra una meraviglia senza fine, allo sguardo di chi anela all’infinito. I suoi confini si perdono nell’Immenso.
Il trucco sul volto della donna manifesta la povertà della vita interiore e spegne i riflessi spirituali su quel volto. Appare come una maschera ora sensuale, ora grottesca, ora ripugnante, ora triste. Il trucco abbassa la bellezza di un volto femminile a un livello carnale e sensuale.
Anche un modo di vestirsi che lasci scoperto il corpo degrada la bellezza. Si esibisce il corpo come attrattiva per chiunque, invece di custodirlo castamente per l’intimità con Dio e con lo sposo umano.
Per questa umanità dolente, aver ricevuto in dono la bellezza esteriore non è un motivo per ringraziare Dio e pensare alla sua Bellezza infinita. Qualsiasi cosa si possieda nel senso della bellezza esteriore, la si mette sotto gli occhi di chiunque.
Ci è stato insegnato ad essere chiunque, non un uomo o una donna veri, e ad essere usati, non onorati, a vantarci, invece di adorare il Signore.
I pantaloni femminili sono la negazione della bellezza della donna, perché la camuffano da uomo o da omiciattolo. Si perde la sua figura, così piena di significato spirituale, affettivo, materno…
Ancora una volta, parlando della bellezza umana, non possiamo che indicarne il godimento nella contemplazione. Solo così lo sguardo si eleva dalla creatura al Creatore, e si posa di nuovo sulla creatura come su colei o colui che è per noi motivo di gioia, perché viene da Dio.
Quei coniugi che si accostano l’uno all’altra, intimamente, solo per dare figli a Dio, sono figli di Dio e della sua Bellezza, che spargono a piene mani nella loro famiglia e nei cuori della loro prole.