Oggi, domenica 14 gennaio 2018, dopo esser riuscito in qualche modo a fare una confessione cattolica da un sacerdote francescano, ho partecipato alla Messa come la passa il “convento” della neochiesa supermisericordiosa.
Anche molti di voi avranno forse girato tante chiese in cerca di un rimasuglio di cattolicesimo nella celebrazione eucaristica. A volte però, nel caso dei religiosi, sono loro che girano e allora magari c’è un volto nuovo in città, come questa mattina lo era per me. Un giovane Padre dei frati minori, barbuto e dall’accento campano.
Nelle letture della Messa riformata si alternano i laici, anche donne, anche figure di maschiette con capelli corti e pantaloni. La solita solfa. La mente, un po’ stordita dal teatrino dei vari personaggi, cerca lo stesso di cogliere qualcosa della Parola di Dio, mentre loro e non il clero ce la porgono.
Ed ecco che arriva l’omelia. All’uditorio di anime morte o a rischio di sopravvivenza, viene detto chiaramente, con aria di grande bontà, chi sono i cocchi della falsa chiesa: clandestini e peccatori «fragili».
Per i clandestini e i burattinai della falsa misericordia, oggi è un trionfo: hanno indetto per questa domenica la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. L’invasione deve essere cattolica e universale come un tempo lo fu l’amore per Cristo e la sua Verità.
Nutrivo la flebile speranza che il celebrante la citasse soltanto. Ma no, che gusto parlare di queste persone bisognose, che tendono la mano, e che presidiano le nostre città e la nostra nazione con le loro pressanti richieste. Sono già arrivati a centinaia di migliaia, e cosa dire? Porte spalancate per chi calpesta la nostra italianità e la nostra fede cattolica, con l’aiuto dello Stato e della falsa chiesa.
E gli italiani senza lavoro e senza soldi per pagarsi il cibo, il riscaldamento, le cure mediche, eccetera? Dopo i cocchi dei burattinai.
Gli altri beniamini che vengono fuori gloriosamente dall’omelia del frate minore sono i peccatori. Il peccato non è altro che «fragilità». Poverini, i peccatori abituali e incalliti: ai loro piedi probabilmente dovrebbero gettarsi il clero e i fedeli e chieder loro perdono per gli eventuali fastidi arrecati.
Non sono più i peccatori a doversi accostare a Cristo e ai suoi discepoli con l’anelito verso il Signore e il desiderio di una nuova vita. Secondo la neochiesa, sono il Signore e i suoi discepoli che devono accostarsi ai peccatori per incensarli e prostrarsi davanti al potere del mondo che agisce in loro.
E allora, parlando del peccato, ecco la voce belante ripetere «amore», «misericordia», non «pentimento» e «conversione».
Come sembrano buoni, agli occhi del mondo, questi pastori che lasciano le pecore nell’intrico spinoso del peccato! E come suona stonata la testimonianza di chi, nonostante tutto, conosce, ama e annuncia la Verità!
Oggi fra l’altro, una lettura da San Paolo parlava del peccato dell’impurità. Il mondo, l’Italia, i falsi cattolici sono ricoperti dal fango dell’impurità. Ma il celebrante della neochiesa non ha detto una sola parola su questo. Non c’è da stupirsi, sapendo che per la neochiesa il fango è oro, e viceversa. È una chiesa di fango per un mondo di fango.
Alla fine, tutto il fango sarà annientato dalla giustizia di Dio. Ognuno avrà la sua perfetta retribuzione e il posto che gli spetta, tra i salvati o tra i dannati.
Finché c’è vita c’è speranza, dice il proverbio. Aiutiamo le persone a destarsi dal servilismo verso se stessi e il mondo, che è solo conformismo. Persino i tiepidi, quelli che il Signore vomita dalla sua bocca (Ap 3,15), possono pentirsi e cambiare, e dunque anche a loro deve essere detta una parola di Verità.