Sepoltura o cremazione?

di Don Leonardo Maria Pompei

Strettamente connessa con il tema della risurrezione della carne è la delicatissima problematica relativa alla cremazione dei defunti. Si tratta di tematica così particolare e su cui oggi circolano talmente tante idee errate, incomplete e a volte addirittura grossolane, che su di essa ha ritenuto opportuno intervenire recentemente la Congregazione per la Dottrina della Fede con un’apposita istruzione (“Ad resurgendum cum Christo”) datata 15 Agosto 2016 (approvata dal Papa) per dare assai eloquenti delucidazioni su tale pratica, le quali si possono così sintetizzare.
Per antichissima tradizione la Chiesa ha da sempre raccomandato con insistenza che i defunti fossero seppelliti nei cimiteri o altri luoghi sacri, anzitutto come segno esteriore di fede e speranza nella risurrezione della carne, ma anche come espressione della dignità del corpo umano che, sulla terra, è servito come strumento per l’anima e come vaso per raccogliere le grazie concesse dal Signore in vita e infine – ma non da ultimo – allo scopo di favorire il ricordo e la preghiera di suffragio di familiari e amici del defunto.
Anche il doveroso rispetto dovuto al corpo dei fedeli (ricordando peraltro che seppellire i defunti è e rimane un’importante opera di misericordia corporale, peraltro biblicamente testimoniata dalla vicenda del giusto Tobia) rappresenta un’ulteriore ragione per il deciso favore della Chiesa per l’inumazione, opzione che in passato si spinse fino al punto di proibire la ricezione dei sacramenti e la celebrazione delle esequie in Chiesa ai fedeli che avessero optato per questa pratica, la cui origine – si badi anche a questo – viene dal paganesimo o, peggio, è praticata da forme religiose animiche o panteistiche o reincarnazioniste, che insegnano e praticano dottrine del tutto incompatibili, anzi inconciliabili con la santa fede cattolica.
Nel 1963 l’allora sant’Uffizio fece decadere la proibizione delle esequie e dei sacramenti a chi optasse per la cremazione per buone e valide ragioni e non come strumento per la “negazione di dogmi cristiani”, oppure “con animo settario” o infine “per odio contro la religione cattolica e la Chiesa” (n. 1).
Questo ovviamente non significa affatto introdurre un’alternativa equipollente all’inumazione o che, come imprecisamente si dice, la Chiesa ormai consentirebbe la cremazione senza problemi. La Chiesa ha solo affermato che, di per se stessa, la pratica della cremazione non è oggettivamente in contrasto con la fede, perché anzitutto essa non tocca l’anima ed inoltre non può costituire impedimento alla Divina Onnipotenza di risuscitare comunque il corpo (n. 4).
Il testo dice che la Chiesa “non impedisce tale prassi” (n. 4), non quindi che la consente, che la autorizza, meno che mai che la consiglia, né che essa è sullo stesso piano dell’inumazione che rimane comunque la pratica ordinaria e caldamente consigliata dalla Chiesa. Aggiunge che “essa non è vietata” e che comunque “la Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi perché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti” (ivi). La subordina inoltre a svariate condizioni e prevede delle restrittive norme disciplinari in ordine alla corretta conservazione delle ceneri.
Anzitutto la cremazione è da ritenersi lecita solo se motivata da “ragioni di tipo igienico, economico o sociale” e tale scelta “non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del defunto” (ivi). Ovviamente deve anche risultare assente ogni eventuale “motivazione contraria alla dottrina cristiana” (ivi).
In ordine alla conservazione delle ceneri, si prescrive la loro custodia in un luogo sacro, sia per assicurare comunque la preghiera e il ricordo dei parenti e della comunità cristiana, sia per evitare pratiche sconvenienti o superstiziose.
Per queste motivazioni viene tassativamente proibita la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica (n. 6), salvo circostanze gravi ed eccezionali e con permesso che deve essere espressamente concesso dall’Ordinario del luogo e fermo restando il rispetto e le adeguate modalità di conversazione.
Viene altresì “proibita la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua così come la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, pezzi di gioielleria o altri oggetti” (n. 7) e ciò per evitare ogni sorta di equivoco “panteista, naturalista o nichilista”, evidenziando che qualora si avesse il desiderio di optare per tali stravaganti pratiche si uscirebbe al di fuori dei limiti in cui la cremazione è tollerabile, che vengono ribaditi essere quelli dettati da ragioni “igieniche, sociali o economiche” (ivi).
Si conclude evidenziando che se il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione delle ceneri in natura per ragioni contrarie alla fede cristiana, dovrebbero in questo caso essere negate le esequie in Chiesa (n. 8).
Dal documento in questione si vede come certe idee circolanti in maniera pressappochista e grossolana tra certi fedeli poco formati siano decisamente da correggere e raddrizzare.
La cremazione è e resta pratica che, pur di per sé non oggettivamente e formalmente contraria alla fede cattolica, ne incrina, mette in penombra e mortifica (almeno incidentalmente) dei punti cardine essenziali e apre le porte verso forme di ateismo, paganesimo, naturismo o panteismo che sono decisamente da bandire come totalmente estranee alla sana dottrina e alla retta fede.
Con la speranza che tutti i pastori in cura di anima siano attenti a trasmettere fedelmente e correttamente i contenuti di questa splendida Istruzione, ribadiamo la cristiana sacralità e dignità del corpo umano ricordando, come già visto nell’articolo precedente, che proprio questo corpo, lo stesso che abbiamo in questa vita, risusciterà nell’ultimo giorno.
E se non c’è nessun grave, valido ed eccezionale motivo, non è certamente né lodevole né rispettoso bruciarlo e ridurlo ad un pugnetto di cenere.

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