Ave Maria! Voglio condividere un’esperienza edificante: ieri ho incontrato Padre Stefano Manelli!
Sono andato al Santuario di N.S. di Pontelungo con i miei due nipotini, uno di 3 anni, l’altra di due, per chiedere una benedizione, come spesso accade.
La piccola mi è scappata di mano e si è precipitata verso l’interno, dove c’è l’ascensore che porta ai piani superiori: in quel momento si è aperta la porta dell’ascensore ed è apparsa l’autorevole figura di Padre Stefano, appoggiata ad un bastone.
Il suo viso assorto, vedendo la piccola peste si è immediatamente illuminato, un dolce sorriso si è aperto sulla sua bocca e si è inchinato verso la bimba, per una carezza, estesa poi anche al fratellino. Si è quindi fermato per qualche minuto, interessandosi dei bimbi e scambiando qualche parola con il sottoscritto.
La sua voce era flebile, il viso tradiva momenti di sofferenza, lo sguardo si alternava dal triste al faceto a seconda dell’argomento del momento. Comunque sempre sereno, trasmetteva fortezza, sicurezza, fiducia.

Di quegli attimi ricordo qualche flash: cercando nella tasca del saio trova un rosario multicolore e lo dona sorridendo alla piccola dicendole che i colori rappresentano i cinque continenti. Poi improvvisamente si fa cupo e mormora “cinque continenti… sette miliardi di anime da salvare… sono tante”, e il viso assume le fattezze della stanchezza.

Poi riprende il sorriso e, rivolto al bimbo che lo osserva scrutandolo, si scusa dicendogli che ne ha solo uno di rosario, quasi fosse una sua colpa non averne pronto un altro per lui. Poi spiega loro i cinque colori del rosario, sempre con la voce sommessa e pacata: azzurro come l’oceano per l’Oceania, il verde delle foreste per l’Africa…

Poi rivolto a me, serio, chiede come vanno le cose, o qualcosa del genere: io un po’ impacciato gli inizio un qualche commento sulla confusione che regna nella Chiesa, ma mi fermo subito per evitare di dargli ulteriori sofferenze. Lui, con sguardo triste mi ascolta e poi, guardandomi negli occhi, mi dice: “La Madonna impiega cinque minuti per risolvere ogni situazione”.

Poi ci dà la benedizione, dopo aver pregato insieme, su suo invito, lì dove siamo, l’Angelus e sommessamente, faticosamente si allontana salutandoci sorridendo, chiamandoci tutti per nome…
Questo è Padre Stefano, un uomo sofferente, evidentemente non solo nel fisico, ma tenace e attento, umile, mansueto, che prega nel nascondimento, nella sua prigione impostagli, senza un lamento o uno sfogo. Si intuisce che per lui ogni mortificazione personale è un’occasione di grazia nel suo cammino di santità.
Si percepisce anche la sua tristezza, il suo dispiacere nel pensare alle anime che si perdono e che si perderanno: come non amare un così tanto Uomo di Dio, esemplare nell’obbedienza, seppur calunniato e ingiustamente punito.

Questo ho voluto scrivere per condividere questa breve ma intensa esperienza con tutti coloro che l’hanno conosciuto e che non hanno più potuto avere la grazia di incontrarlo, di parlargli, di ascoltarlo.
Ricordiamolo sempre nelle nostre preghiere…

Ave Maria!

Silvano Dottori

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