Questa mattina, come tanti che seguono grati il blog di Marco Tosatti, ho ricevuto un suo articolo che ne riprendeva un altro, della scrittrice Costanza Miriano.
Diciamo subito che auguro tutto il bene possibile a questa signora, ma proprio non riesco a leggerla. Ricordo con un’impressione penosa un linguaggio talvolta sguaiato e osceno, e delle foto di lei poco vestita. Sarei felice se anche lei riscoprisse quella che la Chiesa Madre e Maestra chiama “modestia femminile”. La signora avrà letto passi della Sacra Scrittura come quello che recita: «Grazia su grazia è una donna pudica, non si può valutare il pregio di un’anima modesta» (Sir 26,15)?
La Miriano interviene sull’iniziativa recente di un certo teologo, che sarebbe anche prete, il quale si è espresso pubblicamente a favore della contraccezione. E lei suggerisce di mandare a vari indirizzi pertinenti delle testimonianze di laici che vivano secondo gli insegnamenti della Chiesa.
Tuttavia, l’intonazione del discorso è piuttosto fiacca. Non dice mai che bisogna richiamare ai suoi doveri – o ad andarsene – un clero deviato e pericoloso. Sembra quasi proporre una specie di dialogo all’acqua di rose, evocativo del mortifero «dialogo col mondo» intrapreso una cinquantina d’anni fa dalla Chiesa ufficiale, con i risultati che vediamo.
Ma ciò che è veramente grave sta nella contrarietà espressa da questa signora al fine primario del Matrimonio, che la Chiesa Madre e Maestra ha sempre riconosciuto nella procreazione e nel bene dei figli.
Afferma infatti la Miriano:

Mi piacerebbe che scrivessimo che HV [l’Enciclica Humanae Vitae] aiuta a vivere l’unione dei coniugi, e non la procreazione, come primo fine del matrimonio, che è il cammino verso Dio.

Stiamo attenti a non metterci al posto di Dio, come a voler rifare la sua santa Legge, donata a noi dal Magistero infallibile della Chiesa e fondata sulla stessa Parola di Dio.
Leggiamo o rileggiamo alcuni passi dell’Enciclica Casti Connubii di Papa Pio XI (1930):

Pertanto fra i beni del matrimonio occupa il primo posto la prole. E veramente lo stesso Creatore del genere umano, che nella sua bontà volle servirsi degli uomini come ministri per la propagazione della vita, questo insegnò quando nel paradiso, istituendo il matrimonio, disse ai progenitori e in essi a tutti i coniugi futuri: «Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra » [13]. Questa stessa verità deduce elegantemente Sant’Agostino dalle parole dell’Apostolo San Paolo a Timoteo [14], dicendo: « Che le nozze si contraggano per ragione della prole, così ne fa fede l’Apostolo: Voglio che i giovani si sposino. E come se gli dicesse: E perché? subito soggiunge: A procreare figliuoli, ad essere madri di famiglia » [15].

Ma avendo già trattato altra volta a lungo dell’educazione cristiana della gioventù [19], possiamo riassumere tutte queste cose ripetendo le parole di Sant’Agostino: «Quanto alla prole, si richiede che sia accolta con amore e religiosamente educata » [20], il che ci viene pure espresso stringatamente nel Codice di diritto canonico: « Il fine primario del matrimonio è la procreazione e l’educazione della prole » [21].

Chi rifiuta la procreazione e il bene dei figli come fine primario del Matrimonio, non ha mai compreso l’Amore infinito di Dio, che dona la vita a te e a me, perché ci ha desiderati dall’eternità. Questo desiderio struggente, crescendo nella fede, dovremmo essere capaci di sentirlo e farlo nostro, e rivolgerlo ai figli, i nostri, quelli degli altri, ogni piccolo chiamato ad esistere, crescere, farsi santo, vivere eternamente in Dio.
I figli sono preziosi, e non meritano la nudità della madre o di essere messi dopo l’amore coniugale, perché l’amore che dona la vita è più grande dell’amore che la condivide.
Sappiamo noi cosa vuol dire contemplare l’innocenza di un bambino che cresce, abbracciarlo con tenerezza e purezza, accompagnarlo nelle vie del Signore?
Abbiamo mai sentito dire di quegli sposi che compiono l’atto coniugale solo per dare figli a Dio, perché non vanno alla ricerca del piacere sensuale?
Dare figli a Dio è porre Dio come fine di tutto. Pensare che venga prima l’amore coniugale, che pure è necessario, vuol dire capovolgere i fini: prima l’uomo e poi Dio.
Anche capovolgere le finalità del Matrimonio è un attacco rivolto contro la famiglia, come profetizzato da Suor Lucia di Fatima al compianto Card. Caffarra:

“Padre, verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia. E coloro che lavoreranno per il bene della famiglia sperimenteranno la persecuzione e la tribolazione. Ma non bisogna aver paura, perché la Madonna gli ha già schiacciato la testa”.

Spero che la signora Miriano si ricreda e che aiuti tutti noi ad essere più puri, verso Dio, il prossimo, i bambini.

30 gennaio 2018

Isidoro D’Anna

Nella foto: Papa Pio XI e il Card. Eugenio Pacelli, futuro Pio XII.