Siamo in Italia, all’inizio del 2018, e le città dove vivo e lavoro sono disseminate di neri, tutti giovani e forti, che chiedono l’elemosina in giro per le strade o fissi davanti a supermercati, negozi vari, chiese…
A questa “ventata” dell’Africa si aggiungono degli zingari e, almeno dalle mie parti, rarissimi questuanti italiani.
Cosa fare? L’ho chiesto a un ottimo sacerdote, che mi ha dato una risposta sul valore dell’elemosina fatta a chi ne ha veramente bisogno e secondo le nostre possibilità; inoltre il Padre mi ha spiegato come trattare chi ci chiede la carità, nelle situazioni più varie.
Diciamo infatti che i poveri veri, senza loro colpa, tra di noi ci sono, e ovviamente bisogna partire dai nostri fratelli italiani. Doppiamente fratelli: per la fede cattolica ricevuta con il Battesimo e perché figli della nostra povera Patria.
Intanto, un consiglio che può valere in generale:

Dobbiamo venire incontro alle necessità del povero secondo le nostre capacità. Cioè, la carità non esige che diamo ciò che non possiamo, ma ciò che possiamo. Se sei in difficoltà economica, è certo che non puoi dare soldi al povero, eccetto magari per qualche spicciolo qua e là, ma devi comunque aiutare nel modo che puoi, se non con altro almeno con la preghiera e con un po’ di tempo dedicato all’ascolto del povero e con qualche buon consiglio cristiano…

Il Padre ha fatto a me una grande carità in particolare, quella di riportarmi delle preziose citazioni dalla Bibbia sul valore dell’aiuto al povero:

Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? (1 Gv 3,17)

Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? (Gc 2,16)

Chi chiude l’orecchio al grido del povero invocherà a sua volta e non otterrà risposta. (Prv 21,13)

Se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una delle tue città del paese che il Signore tuo Dio ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; anzi gli aprirai la mano e gli presterai quanto occorre alla necessità in cui si trova. (Dt 15,7)

Un consiglio, una preghiera, un’esortazione caritatevole sono sempre qualcosa di importante per chi ci chiede soldi. In particolare, le persone che hanno la salute e l’età adatta dovrebbero essere incoraggiate a cercare un lavoro, e a chiedere devotamente alla Madonna, Mediatrice di ogni grazia, l’aiuto per trovarlo. Con l’occasione, potremmo anche donare una Medaglia Miracolosa già benedetta.
Di seguito metto anche qualcosa che il sacerdote non ha detto, ma l’ha approvato.
Quando siamo di fronte a dei poveri emarginati – italiani, per esempio – anche se hanno la salute e sono giovani ciò potrebbe non bastare, e oltre all’elemosina ci vorrebbe per loro l’aiuto a inserirsi in una comunità o a trovare accoglienza presso qualche struttura caritativa. Sarebbe importante riuscire a indirizzarli da qualche parte.
A volte invece ci s’imbatte negli approfittatori che inventano scuse per ottenere soldi con cui pagarsi dei vizi o delle cose superflue. Questi finiscono smascherati del tutto quando proponiamo loro di accompagnarli a comprarsi quella cosa necessaria che accampano, sempre che sia nelle nostre possibilità. Allora tergiversano, rigirano il discorso…
La cosa migliore è donare cose necessarie, come da mangiare e da bere, o aiutare con un’offerta chi appare sincero nel cercare questo.
Tuttavia, quei neri che circolano e s’appostano in giro per le città in effetti qualche difficoltà la incontrano. Li ha portati l’immigrazione selvaggia, di massa, voluta dai nostri politici.
Questi africani faticano davvero a trovare lavoro, perché scarseggia anche per gli italiani. Comunque non è impossibile, e vanno esortati a cercarlo con tutte le forze, e soprattutto chiedendo alla Madonna, devotamente, che li aiuti nella ricerca.
Se non vogliono darsi da fare, allora è meglio dire per loro delle Ave Maria piuttosto che dar loro dei soldi. Delle Ave Maria dette in grazia di Dio e con il cuore sono una buona forma di carità.
Il Signore Gesù, di fronte alle nostre preoccupazioni e forse ossessioni per le cose necessarie, ci insegna (Mt 6,31-33):

Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

Dunque il modo per avere il necessario è fare tutto quello che è giusto davanti a Dio. Poi sarà la ricchezza, o il benessere, o una povertà anche dura, come quella vissuta dalla stessa Sacra Famiglia; ma avremo il necessario.
A quale povero è impedito di osservare i Comandamenti, di inginocchiarsi in chiesa e pregare, di confessarsi, andare a Messa e comunicarsi? Quale povero non può procurarsi una corona del Santo Rosario e invocare la Madre di Dio?
Questo è un Vangelo da annunciare, nelle situazioni opportune e in maniera amichevole, anche a chi ci chiede soldi per poter andare avanti.