Televisione e vita di grazia. Due dimensioni a confronto

Ci sono due realtà, due generi d’esistenza e quindi due destini, che vengono a confronto quotidianamente, ma senza far notizia.
Le notizie sono tutte concentrate nei mezzi di comunicazione di massa, che gestiscono le apparenti novità in un circuito chiuso, senza niente di nuovo, di vero, di originale.
È interessante notare anche qui la percentuale di telespettatori in Italia: secondo i dati ISTAT del 2016, il 92,2% della popolazione dai tre anni in su.
Per certi motivi, chi scrive si trova ogni tanto ad ascoltare, senza guardarla, qualche minuto di televisione seguita da altri. E la situazione è quella che già si vede in chiara sintesi nel processo contro Cristo davanti a Pilato e alla folla.
Oggi come allora, c’è un inferno spaventoso voluto quasi da tutti, detestato con orrore solo da pochissimi, mentre qualcuno se ne lava semplicemente le mani, lasciando in sospeso, quasi di malavoglia, la domanda: «Che cos’è la verità?» (Gv 18,38).
Quello che è un inferno per i pochi fedeli, è normalità e piacere per tutti gli altri. La massa in realtà include anche persone molto istruite, che godono di fronte alla rappresentazione oscena di una vita non vera, senza Dio e senza bellezza alcuna.
Esagerazioni? No, se crediamo alla parola di un grande Santo, la cui figura si erge grandiosa sopra le devastazioni del XX secolo: Padre Pio da Pietrelcina, il quale definiva già allora – cinquanta e più anni fa – la televisione come «il diavolo in casa».
C’è un tipo d’uomo che si potrebbe definire televisivo, e un altro, ricacciato nelle vere periferie esistenziali della società, che è l’uomo spirituale.
La televisione tiene in ascolto i suoi schiavi abituandoli ad essere blanditi per la maggior parte del tempo, e a subire improvvisi assalti in cui l’inferno televisivo si rivela per quello che è, con volgarità, oscenità, odio, ammazzamenti, blasfemia e quant’altro.
I telespettatori, ma anche i radioascoltatori e i lettori dei soliti giornali e libri, si tengono pronti a tutto, allenandosi a continui cedimenti della coscienza di fronte agli scandali.
L’uomo televisivo, del resto, fa la stessa cosa: alterna momenti più lunghi di apparente normalità a quei tipi di assalti. Sembra posseduto da una forza oscura che gli comanda di infierire costantemente contro se stesso e chiunque gli capiti a tiro. È lui, o lei, la «bestia senza pace», titolo dato da Dante nell’Inferno a un’immaginaria lupa.
E l’uomo, la donna spirituale? Ci sono, in mezzo a questa umanità dolente, persone meravigliose, e chi scrive ringrazia Dio di poterle ancora incontrare ed ascoltare. Donne la cui voce è Paradiso e poesia, uomini la cui parola è forza e saggezza.
Per questi fratelli e sorelle, amici e amiche, non è stato vano l’invito di San Paolo nella Sacra Scrittura (Fil 4,8-9):

In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi!

Che aspettiamo allora a sbarazzarci di «quella maledetta televisione», come la chiamò una volta un sacerdote in un’omelia?
La nostra anima ha bisogno di tornare a respirare aria pura, dopo tanti miasmi d’immondizia. Sta a noi liberarla e tornare a vivere.

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