Scoprire l’anima o il corpo?

Ognuno di noi ha un’anima e un corpo. L’anima è la nostra parte spirituale, anzi, siamo noi stessi, nel tempo e nell’eternità. Poi un giorno verrà la risurrezione e avremo un corpo spirituale, che sarà il riflesso dell’anima.
L’anima è eterna, grazie all’Amore misericordioso di Dio che vuole così.
L’anima può essere buona o cattiva, in grazia di Dio o nel peccato grave, bella e splendente o deforme e nera.
Quando siamo in grazia di Dio, perché osserviamo i Comandamenti evitando almeno il peccato grave, Gesù e tutta la Santissima Trinità, insieme con Maria nostra Madre, abitano in noi, nel profondo della nostra anima. Sono viventi nel profondo di noi stessi, nel nostro cuore che è il centro dell’anima.
Com’è bello, allora, che un volto esprima qualcosa di Gesù e Maria, che sia spirituale e rimandi a Loro senza possibilità di dubbio. E così la nostra voce, le nostre parole, i nostri atteggiamenti e il nostro modo di vestire.
Il volto è lo specchio dell’anima. Quando l’anima è pura e luminosa, anche il volto lo è. Ma cosa dire di un volto di donna con sopra il trucco?
Il trucco spegne i riflessi spirituali del volto, sempre che quel volto li possieda. È una maschera che la donna si mette senza rendersene conto. O si nasconde un’anima in grazia di Dio che teme di manifestare Gesù e Maria al mondo, o oppure si nasconde un’anima nel peccato che ha bisogno di una copertura che faccia pensare ad altro, magari all’attrazione fisica, perché spiritualmente non c’è più nulla da offrire.
Un discorso simile vale per l’abbigliamento. Vi è un modo di vestirsi che fa onore all’uomo e alla donna, coprendo il loro corpo e mettendo in risalto la loro dignità. Ma così non si veste quasi più nessuno; si salvano solo gli uomini con l’abbigliamento formale, che non si sa come ma continua ad essere abbastanza decoroso.
Le donne, almeno dal tempo delle più anziane, hanno imparato a scoprire il corpo, braccia, petto, gambe e altro, invece di coprirlo castamente. L’attenzione così va al corpo più che all’anima. L’oscenità più o meno accentuata ha preso il posto della grandezza di Cristo in un uomo e di Maria in una donna.
Poi negli anni Sessanta le donne hanno cominciato a vestirsi da omiciattoli, con i pantaloni presi in prestito dagli uomini. Così hanno imparato volentieri a negare la loro stessa figura e personalità di donna, sposa e madre, e il progetto di Dio su di loro.
Vedete allora che non si rischia di oscurare semplicemente dei sentimenti o dei buoni pensieri. È Dio stesso che viene negato quando si esibisce il corpo, o lo si copre in modo invertito. Già il fatto di seguire il modo comune di vestirsi, dimostra che non sappiamo pensare a Dio quanto dovremmo, ma ci lasciamo trascinare dal mondo.
I nostri modelli non sono nel passato ma sempre davanti agli occhi della nostra anima: Gesù e Maria. Risvegliamo la nostra attenzione e dedichiamola innanzitutto a Loro. Con lo sguardo alle loro figure comprenderemo quanto dobbiamo coprirci e come, anche se non potremo farlo con uno stile identico al loro.