Ecco la seconda storia sulla nazione britannica rantolante.
Un articolo in inglese del 7 marzo scorso, che potete leggere qui, recita nel titolo: Islamificazione dell’Europa. Londra chiude 500 chiese; apre 423 nuove moschee.
Si riferisce il nomignolo trovato da una giornalista per la capitale inglese: Londonistan, come a dire una città musulmana.
Non solo il Regno Unito permette questo nella sua capitale, ma diverse moschee nascono proprio da chiese che vengono convertite in luoghi di culto islamici.
Anche le persone si convertono all’Islam, tanto che il numero dei convertiti è raddoppiato, e spesso scelgono l’Islam radicale.
Le chiese cattoliche sono quasi vuote, mentre le moschee sono affollate. Si prevede che entro il 2020 il numero di musulmani che partecipano alle loro preghiere diventi almeno di 683.000, mentre il numero di cristiani che vanno alla Messa domenicale dovrebbe scendere a 679.000.
Quasi metà dei musulmani britannici hanno meno di 25 anni, mentre un quarto dei cristiani superano i 65.
Dal 2001, 500 chiese londinesi di varie confessioni sono state adibite ad abitazioni private, mentre le moschee nel Regno Unito sono aumentate.
Tra il 2012 e il 2014 i britannici che si dichiarano anglicani sono diminuiti di 1,7 milioni, mentre i musulmani, nello stesso periodo, sono aumentati di quasi un milione. Ci sono città dove i musulmani superano il 20 per cento della popolazione, come Birmingham e Bradford.
Nel 2015, il nome più comune in Inghilterra era Mohammed, cioè Maometto.
Londra inoltre è piena di tribunali della sharia, cioè dove si applica la legge islamica, permessi dalle autorità del Regno Unito.
Rowan Williams, l’ex Arcivescovo di Canterbury (anglicano), e il Chief Justice (presidente della corte suprema britannica) Lord Phillips hanno suggerito di incorporare elementi della sharia nella legge del Regno Unito.
Che dite, andiamo a imparare l’inglese a Londra?