Riportiamo per i lettori di Lucechesorge l’omelia pronunciata la scorsa Domenica delle Palme dal sacerdote americano Don Seán McCann in una città italiana. È un grande richiamo a seguire il Signore Gesù, senza curarci del mondo e dei suoi giudizi.

Domenica delle Palme 2018

Hosánna fílio David: benedíctus, qui venit in nómine Dómini.
+Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!

Nel giro di cinque giorni, dalla Domenica delle Palme al Venerdì Santo, il coro della folla di Gerusalemme fa un grande cambiamento, da una splendida accoglienza a un augurio di morte. Da «Osanna Figlio di Davide» a «Via, via! Crocifiggilo. […] Non abbiamo altro re che Cesare».
Notiamo che la folla copriva il terreno con palme, rami e mantelli per aiutare l’asino, su cui il nostro Signore sedeva, a non perdere l’equilibrio su qualche pietra. Dopo cinque giorni, Nostro Signore cadrà ripetutamente sotto il peso della croce e sarà aiutato solo da uno spettatore riluttante a cui è stato comandato di prestarsi, un certo Simone di Cirene.
Entrambe queste modalità di rivolgersi al Signore Gesù riguardano il mistero che celebriamo questa settimana. Queste due modalità di comportamento mostrano una contraddizione.
Karol Wojtyla, prima di diventare il Romano Pontefice, aveva definito la Chiesa come segno di contraddizione. Come succede con il capo, Gesù Cristo, così avviene anche con il corpo, noi battezzati.
Cristo fu accolto a Gerusalemme con lode un giorno e pochi giorni dopo, fu incoronato con spine e inchiodato ad un legno. Il Corpo mistico di Cristo è un segno di contraddizione per il mondo; lodato in un momento e poi maledetto il momento dopo.
Nella nostra lotta quotidiana per vivere la vita cristiana affrontiamo senza dubbio una realtà simile. Quanto spesso siamo fraintesi? Con quale frequenza diventiamo oggetto di disprezzo? Quante volte il mondo ci critica per aver dato priorità alla nostra missione evangelica di proclamare che la salvezza viene solo da Cristo, invece di promuovere la mera filantropia?
La vita cristiana, quando è vissuta autenticamente con l’aiuto della grazia di Dio, è un segno di contraddizione.
Quando siamo morti con Cristo nelle acque del Battesimo, non siamo entrati immediatamente in Paradiso; non siamo ancora nella nostra patria celeste. La lotta contro il mondo, la carne e il diavolo è qui e ora nella nostra vita quotidiana.
Se ci aspettiamo che la vita cristiana non sia altro che il benvenuto pieno di lode della Domenica delle Palme, inganniamo noi stessi. La vita cristiana, per ognuno di noi, richiede la nostra particolare partecipazione al Venerdì Santo.
I riti per la processione di oggi con le palme, prima delle modifiche introdotte sotto il Venerabile Pio XII, richiedevano che il suddiacono bussasse con la croce professionale alla porta della chiesa, prima che questa venisse aperta. Questo era inteso a dimostrare concretamente che non c’è alcun ingresso nella Chiesa, non c’è alcun ingresso nel Santo dei santi, non c’è l’ingresso nelle cose di Dio, senza la croce.
La città della pace, Gerusalemme, oggi accoglie il Figlio di Davide con questo titolo di Osanna. Diciamo questa parola ogni giorno nel Sanctus durante la S. Messa, ma cosa significa Osanna? San Girolamo ci dice che questa parola significa “salvezza”.
Dobbiamo chiederci da che cosa esattamente vogliamo ottenere la salvezza. Vogliamo salvarci dall’incomprensione mondana, dalla sofferenza, dal disprezzo dei nostri vicini e anche, a volte, dei nostri fratelli cristiani? Oppure, abbracciamo la contraddizione e ciò che ne deriva e rimaniamo saldi con Cristo crocifisso?
Il vero punto su cui abbiamo bisogno di salvezza riguarda i nostri difetti, le nostre mancanze nel vivere la carità, i nostri brutti peccati.
Mentre iniziamo la Settimana Santa, possiamo tenere sotto i nostri occhi la definizione fornita da Giovanni Paolo II, secondo cui la Chiesa è un segno di contraddizione per il mondo e così anche la vita cristiana, se seguiamo veramente Cristo verso il Calvario.