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Gentile redazione di BastaBugie,

[…] mi è capitato in alcune occasioni di assistere a Celebrazioni Eucaristiche in cui il sacerdote commetteva per distrazione alcuni refusi durante la formula di consacrazione, ed altri casi in cui il celebrante aggiungeva di sua spontanea iniziativa alcune frasi che non sono comprese nella suddetta formula […]
Grazie anticipatamente della disponibilità.

Davide

Caro Davide,

premesso che in entrambi i casi la Messa è valida, proprio perché la consacrazione non è una formula magica, bisogna dire che nel primo caso (refusi involontari) mi sembra meglio soprassedere.
Invece nel secondo caso (volontarie interpolazioni di parole non previste dal messale), soprattutto nella preghiera eucaristica, bisogna con molta carità (e proprio in nome della carità) segnalare la cosa al sacerdote. Nel caso che non ascolti o si impermalosisca, si ha il dovere di segnalare per scritto la cosa al vescovo. Abbiamo visto che in genere i vescovi intervengono. Una volta mi è capitato anche di vedere che il vescovo ha spostato il sacerdote proprio a causa di una segnalazione di un fedele (in quel caso il sacerdote ometteva volontariamente e polemicamente sia il nome del pontefice, sia quello del vescovo quando previsto dalla preghiera eucaristica).
Riporto per comodità due citazioni importanti, la prima tratta dal documento Redemptionis Sacramentum approvato nel 2004 dalla Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei Sacramenti sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II. La seconda è tratta dal Vangelo.
“Ogni cattolico, sia Sacerdote sia Diacono sia fedele laico, ha il diritto di sporgere querela su un abuso liturgico presso il Vescovo diocesano o l’Ordinario competente a quegli equiparato dal diritto o alla Sede Apostolica in virtù del primato del Romano Pontefice. È bene, tuttavia, che la segnalazione o la querela sia, per quanto possibile, presentata dapprima al Vescovo diocesano. Ciò avvenga sempre con spirito di verità e carità” (Redemptionis Sacramentum, nº 184).
“Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano” (Mt 18,15-17).
Concludendo: non è un errore presentare una denuncia a un vescovo. Sbagliata è invece l’omissione di fronte a un errore di cui si è consapevoli.

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[Andiamo alla] questione centrale del discorso: è lecito o no al sacerdote cambiare la liturgia della Santa Messa? Può a sua discrezione modificare ciò che ritiene opportuno? Così facendo esercita il suo ministero oppure si può configurare un abuso di ufficio?
In genere se si pongono queste domande al sacerdote stesso, ci sentiamo rispondere che lui “deve” applicare il Concilio Vaticano II, che avrebbe cambiato molte cose in materia liturgica. Ebbene, leggiamo dunque cosa dice in merito a questa delicata e decisiva questione l’ultimo concilio della Chiesa (magari ricordando che nessuno cita mai il penultimo, cioè il Vaticano I, e tantomeno il terz’ultimo, cioè il Concilio di Trento).
Dice appunto il Concilio Vaticano II nella costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium al numero 22: “Regolare la sacra liturgia compete unicamente all’autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo. […] Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica”.
Essendo talmente chiaro (almeno su questo punto) il Concilio Vaticano II, i sacerdoti disubbidienti che vogliono continuare a mascherarsi dietro di esso per fare ciò che vogliono (invece che ciò che devono), tirano fuori un fantomatico “spirito del concilio” che non si sarebbe potuto esprimere pienamente nel concilio stesso a causa delle resistenze incontrate, ma alla cui luce dovrebbe essere invece interpretato. Insomma: fumo negli occhi per impedire di vedere la loro malafede.
Cosa resta da fare ai semplici fedeli? Innanzitutto cercare nelle vicinanze (e, al limite, anche nelle lontananze) una Santa Messa celebrata secondo quanto prescrive la Chiesa.
In secondo luogo, perché non segnalare tali abusi alla relativa autorità competente […]?

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