Per ben recitare il Santo Rosario

“Nella recita del Santo Rosario l’attenzione deve essere posta all’Ave, al saluto che rivolgiamo alla Vergine nel mistero che contempli. In tutti i misteri Ella era presente, a tutti partecipò con l’amore e il dolore.”

Padre Pio

Non è rara questa domanda da parte di chi recita il Santo Rosario: «Nella recita del Rosario su che cosa bisogna riflettere? Alle parole dell’Ave Maria o al mistero che viene proposto alla contemplazione?».
Se è importante la domanda, ancora più importante è la risposta. Padre Pio risponde, come al solito, con la semplicità e la luminosità che tutto spiegano senza forzature. La sua risposta è questa: nella recita del Santo Rosario anzitutto «l’attenzione deve essere posta all’Ave»; e non può essere altrimenti, perché se sto recitando l’Ave Maria è ovvio che debbo pensare alle parole che dico, le quali mi mettono a colloquio diretto con la Madonna.
L’incontro e il colloquio con la Madonna, però, tramite la recita delle Ave Maria, non avvengono in astratto o solo idealmente, ma si localizzano, potrebbe dirsi, nel singolo mistero del Rosario proposto alla contemplazione. Ossia: se con le parole dell’Ave mi rivolgo alla Madonna, mi rivolgo, però, a Lei vedendola all’interno del mistero proposto alla contemplazione. La Madonna, infatti, «in tutti i misteri era presente», dice padre Pio, ed è a Lei, come la vedo in quel preciso mistero proposto, che mi devo rivolgere direttamente, incontrandola, parlandole e contemplandola.
Se la Madonna, per esemplificare, è presente a Nazareth, secondo il primo mistero gaudioso dell’Annunciazione, è a Lei lì, a Nazareth, che io mi rivolgo, recitando le Ave Maria del primo mistero gaudioso. Se invece la Madonna è presente ad Ayn-Karim, durante la visita a santa Elisabetta, recitando il secondo mistero gaudioso, è a Lei che io mi rivolgo dicendo le Ave Maria, contemplandola proprio lì, nella casa di santa Elisabetta. E così di seguito, per tutti gli altri misteri del Santo Rosario. Se vedo la Madonna presente a Betlemme per la Nascita di Gesù (terzo mistero gaudioso), o alle Nozze di Cana (secondo mistero luminoso), o sul Calvario, ai piedi della Croce (quinto mistero doloroso), o nel Cenacolo per la Pentecoste (terzo mistero glorioso), o nel Regno dei cieli in Paradiso (quinto mistero glorioso), ovunque a Lei direttamente mi rivolgo recitando le Ave Maria e contemplandola in ogni singolo mistero.
Preghiera vocale e mentale, orazione e meditazione, elevazione e contemplazione: tutto questo è il Santo Rosario recitato con attenzione e devozione, e in esso mi incontro e mi rivolgo direttamente alla Madonna contemplandola di mistero in mistero attraverso i suoi “gaudi”, le sue “luci”, i suoi “dolori”, le sue “glorie”.
Resta sempre essenziale nel Rosario – ricordiamolo! – sia l’incontro personale, a tu per tu con la Madonna, secondo le parole dell’Ave Maria, sia l’incontro con la Madonna all’interno del mistero che si contempla, sforzandosi di parteciparvi «con l’amore e il dolore» di Lei, come Lei e con Lei, come insegna padre Pio.

Padre Stefano M. Manelli, FI

Da «Il Settimanale di Padre Pio» n. 14 dell’8 aprile 2018.