«Se ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te…»

Ci sono alcuni versetti del Vangelo di S. Matteo che parlano dell’amore per il prossimo e dell’impegno per la pace richiesto a ogni cristiano.
Il Signore Gesù ci mette in guardia: non dobbiamo permetterci di pronunciare la minima parola offensiva verso il nostro prossimo. Gesù poi ci comanda (5,23-24):

Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Quanto è diverso il comando di Gesù dal comportamento di tanti cristiani, che dovrebbero essere i suoi discepoli! Il Signore ci avverte che non gradisce la nostra offerta, come per esempio la nostra preghiera o la partecipazione alla S. Messa, se non cerchiamo la pace con qualcuno che per motivi giusti o sbagliati ce l’ha con noi.
Tanti cristiani di oggi invece, che fanno? Come dei pagani qualsiasi, sono loro ad avercela con qualcuno e a non volersi riconciliare. Sono loro che danno motivo di amarezza al fratello e lo lasciano senza dirgli una parola o dicendogliene di offensive. E intanto vanno a Messa, fanno la Comunione…
Sembra che per questi cristiani, il Signore Gesù abbia invano sofferto fino alla morte di croce, dando fino all’ultima goccia del suo Sacratissimo Sangue per riconciliarci con Dio e tra di noi.
Facciamo un esempio. In un luogo di lavoro, una dipendente ha una discussione con un collega. Poi il collega, tornando al lavoro come ogni mattina, la saluta, ma lei non risponde. E così di nuovo la mattina seguente. Allora il collega che fa? Smette di salutarla. Questa è la soluzione suggerita dal mondo, e accolta ignorando gli insegnamenti di Cristo nostro Signore.
C’è un grosso ostacolo tra quelle due persone: l’orgoglio, che non ci permette di vedere l’altro o l’altra come li vede Dio, cioè con amore, puro desiderio, comprensione, tenerezza.
Finché rivestiamo di orgoglio il nostro nulla di creature, finché pensiamo a dire “io” e non “Dio”, è impossibile riconciliarci.
Se ci rivolgiamo a Dio con umiltà e fiducia, riconoscendo il nostro nulla e i nostri peccati, se confessiamo la nostra durezza di cuore, Dio ci guarirà da tanto male.
Allora, tornando all’esempio, la collega potrebbe rivolgersi con lealtà e gentilezza all’altra che non la salutava, e iniziare a riconciliarsi. Se immagina il motivo del mancato saluto, può anticiparla e chiederle scusa per essere stata, per esempio, poco amichevole e comprensiva. Può dirle qualcosa per mostrare di capire le ragioni o il pensiero dell’altra.
A volte, qualcuno può dar segno di avercela con noi anche se proprio non ne comprendiamo il motivo. Allora cosa ci dice il mondo? Ecco una persona da lasciar perdere, da abbandonare a se stessa, da tenere lontana.
Cosa ci dice invece il Figlio di Dio unigenito? Devi prenderti cura di quella persona. Non permettere che si perda! Prega con il cuore per quella persona. Va’ e per amore di Dio innanzitutto, cerca di riconciliarti con lui o con lei. Se non ti ascolterà, pazienza.
Chissà che la tua preghiera e la tua parola, un giorno, fosse anche nell’ultima ora della sua vita, non operi la conversione nel suo cuore, e non le doni la salvezza dell’anima, il passaggio al Regno di Dio dove vivremo eternamente felici.