A volte, possiamo ritrovarci un po’ affaticati e perplessi nel vedere i nostri difetti naturali, come una debole memoria, una scarsa capacità d’apprendimento, un’intelligenza non tanto pronta e brillante, la poca bravura nello scrivere… che fare? Che pensare?
Intanto, possiamo star tranquilli che Dio, nel suo amore misericordioso, ci ha dato perfettamente tutti i talenti di cui abbiamo bisogno. Bisogno per cosa? Per compiere il meraviglioso progetto che Dio ci affida, e che solo Dio, con la sua bontà e sapienza infinita, poteva pensare per noi.
Dio è santo e ci dona la grazia per diventare santi e vivere poi per sempre con Lui, con la Madonna Madre di Dio e di noi cristiani, con i Santi, gli angeli e i nostri cari… che vogliamo di più? Diventando santi e vivendo intanto da giusti potremo aiutare tante persone a vivere in grazia di Dio e a santificarsi.
Madre Teresa di Calcutta ha scritto una volta: «Dio non mi ha chiamata ad avere successo. Mi ha chiamata ad essere fedele». I doni naturali, che possono magari includere la bellezza fisica oltre alle qualità intellettuali, servono ad avere successo, ma non sono affatto necessari per essere fedeli.
Inoltre, se Dio non ci ha dato una certa qualità, vuol dire che non era la più adatta per noi.
Ad esempio, se una persona non tanto bella fisicamente avesse ricevuto un aspetto esteriore splendido, magari si sarebbe gettata più facilmente nei peccati impuri, o in matrimoni motivati più che altro dalla passione, con tutto il male che ne sarebbe venuto per quella persona e le altre a lei vicine, in particolare i poveri figli…
Oppure, se uno di noi avesse ricevuto il dono naturale di un grande intelletto, probabilmente si sarebbe insuperbito e avrebbe usato la propria intelligenza per servire il proprio vano egoismo… dando un pessimo esempio a tante altre persone.
E non è meglio ritrovarsi con un viso un po’ difettoso, ma che riflette la fede in Cristo Signore e attira verso di Lui, piuttosto che con un volto perfetto ma che si attira solo un’ammirazione superficiale e sensuale?
Non è preferibile starsene contenti con i propri limiti mentali ma forti dell’umiltà, piuttosto che andare in giro tutti pieni di noi stessi, quando invece siamo solo delle povere creature?
Inoltre, nei nostri difetti Dio mostra ugualmente la sua grandezza, perché ci rende capaci di diventare santi e fare cose grandi anche se abbiamo scarsi talenti naturali.
Tutta la nostra vita deve essere per la gloria di Dio, non per la nostra vana gloria terrena. E Dio non è geloso della sua gloria, ma rivestirà per sempre anche noi di gloria, se saremo stati fedeli.
Nella parabola dei talenti raccontata dal Signore Gesù (Mt 25,14-30), il «servo malvagio e infingardo» è quello che ha sepolto il talento in una buca, invece di farlo fruttare. Aveva ricevuto un solo talento, ma se l’avesse fatto fruttare, il Signore sarebbe stato contento come per gli altri che ne avevano ricevuto cinque e due, «ciascuno secondo la sua capacità».
Non è importante quanti e quali talenti riceviamo, ma che li facciamo fruttare. E questo vale in particolare per il talento della nostra fede cattolica, che non tutti a questo mondo possono facilmente ricevere.