Quante bestemmie!

Da «Il Settimanale di Padre Pio» – 29 aprile 2018 – n. 17 – Rubrica Risposte ai lettori.

Da un po’ di tempo quando esco per la strada sento facilmente bestemmiare, con una naturalezza e semplicità che non mi ricordavo in tempi anteriori. Che sia forse questo un segno, oltre che del degrado morale e religioso attuale, anche di eventi soprannaturali che stanno per compiersi? Mi sembra che nella Bibbia la bestemmia diffusa sia stata spesso portatrice di grandi castighi sul popolo di Dio…

Livio U.

La bestemmia, come lei sa, è un insulto fatto a Dio. Se tutti i codici di diritto interno alle singole nazioni prevedono sanzioni penali per chi insulta un cittadino, tanto più in campo religioso si deve ritenere grave l’insulto fatto al Signore Dio, che essendo puro e onnipotente non merita alcun insulto ma anzi lode, supplica, benedizione e ringraziamento da parte di noi sue creature.
«La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio – interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di Lui nei propositi, nell’abusare del nome di Dio. San Giacomo disapprova coloro “che bestemmiano il bel nome [di Gesù] che è stato invocato” sopra di oro (Gc 27,7). La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2148).
Pensiamo a quanti milioni di peccati sono contenuti in questa definizione tra le persone che ogni giorno bestemmiano! Siccome Dio è giusto, oltre che infinitamente misericordioso, è logico che tutte queste bestemmie, oltre che perdonate, se le persone ne chiedono perdono, devono essere anche espiate, rimesse. Gli infiniti meriti di Cristo devono essere applicati a questa massa innumerevole di peccati per mezzo dei nostri meriti: preghiere, penitenze, atti di culto, santi Sacramenti ricevuti in grazia di Dio, soprattutto la Santissima Eucaristia.
Sembra ovvio che questo non avvenga: si bestemmia e basta, senza riparare, e senza che nessuno ripari direttamente o indirettamente per mezzo delle preghiere delle anime elette che si sacrificano per questo.
Come dice lei, è biblico che le bestemmie non espiate e non riparate attirano maledizioni, perché chi permane nella bestemmia senza pentirsi non può essere in grazia di Dio.
Nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, si parla di orribili bestemmie proprio negli ultimi tempi della storia dell’umanità, durante gli ultimi castighi, perché la gente non riesce più a convertirsi dopo una vita vissuta completamente nel peccato.
I castighi, infatti, in se stessi non sono la maledizione definitiva ma solo un invito alla conversione. Se però si è troppo radicati nel peccato, la conversione diventa più difficile, perché più si pecca e più la coscienza si deforma e la possibilità di convertirsi si allontana. Così i castighi, che sono pura grazia di Dio in vista della conversione, vengono fraintesi e non diventano occasione di conversione ma di ulteriore scandalo e bestemmia: «Il quarto versò la sua coppa sul sole e gli fu concesso di bruciare gli uomini con il fuoco. E gli uomini bruciarono per il terribile calore e bestemmiarono il nome di Dio che ha in suo potere tali flagelli, invece di ravvedersi per rendergli omaggio. Il quinto versò la sua coppa sul trono della bestia e il suo regno fu avvolto dalle tenebre. Gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni […]. E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosciò dal cielo sopra gli uomini, e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del flagello della grandine, poiché era davvero un grande flagello» (Ap 16,9-11.21).
Probabilmente alla fine dei tempi ci saranno talmente tante bestemmie che non si potranno più perdonare. Con le bestemmie purtroppo chi le dice si condanna da solo, con ostinazione e senza pentirsi e convertirsi. Di certo non pesano su Dio, ma sull’anima che da Lui si allontana sempre di più.


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