Innamorarsi e amarsi oggi

Si può parlare di innamoramento e amore con lo sguardo della fede, oppure se ne può parlare come ne parla il mondo.
Per i mondani nostri contemporanei, qualsiasi relazione che porti alla confidenza sensuale è amore, tra due persone qualsiasi, di qualsiasi età, con qualunque storia alle spalle, compreso un matrimonio che sia tuttora valido.
Per i fedeli di Cristo Signore, la questione è molto semplice: Dio è Vita, Verità e Amore, e non c’è altro amore, come non c’è altra vita, se non quello che Dio ci dona. Solo Dio può benedire un uomo e una donna, come ha fatto un tempo per Adamo ed Eva, e consacrarli nell’amore, unendoli con un vincolo indissolubile, posto tra Cielo e terra. Un amore così è chiamato ad essere fecondo e a farsi vita, nel tempo e nell’eternità, per i figli mandati da Dio a quella coppia di sposi.
Chi cammina nelle vie di Dio, uomo o donna, ragazzo o ragazza, sa che il matrimonio è una vocazione, non un gioco da fare come pare e piace. Purtroppo, oggi ci sono pure tanti genitori che fanno giocare i loro figli all’amore, fin da bambini, con i compagnetti e le compagnette di scuola.
Vocazione vuol dire chiamata. Dio, che ci ha donato la vita e tutto quello che abbiamo, ci dona anche la vocazione, alla vita consacrata o al matrimonio.
Se il matrimonio è la nostra vocazione, dobbiamo aspettarci la donna o l’uomo della nostra vita non dal caso, ma da Dio stesso, che ha già creato l’altra metà del nostro amore. Facendo in tutto, e non solo in parte, la Volontà di Dio, potremo incontrare l’amore vero, l’amicizia vera, le occasioni vere.
Tuttavia l’innamoramento, anche quando è superficiale e peccaminoso, risponde sempre a un bisogno e ad un modello. Anche se c’è il peccato grave, infatti, parlare d’innamoramento non è come parlare di un incontro occasionale.
Il bisogno è quello di essere felici, anzi, di più, di realizzare la nostra vita. Realizzare la nostra vita è un desiderio che supera la felicità stessa, anche se la comprende. È il desiderio della pienezza. E qualcosa, in fondo al nostro cuore magari sviato, ci dice che possiamo realizzarci solo nell’unione.
Questo bisogno è Dio che lo mette nel profondo della nostra anima, perché Dio stesso è unione, del Padre con il Figlio, ed è unione feconda perché dal loro amore nasce lo Spirito Santo. Tutto l’universo anela all’unione, con Dio innanzitutto, e tutta la Terra geme e soffre perché l’unione è ferita e infranta dai peccati dell’uomo.
Quando chi anela all’amore umano incontra una persona che lo colpisce per l’aspetto gradevole e gli offre un sorriso amabile, uno sguardo comprensivo, una parola accogliente, allora può avvenire l’innamoramento. Sembra che la felicità e la pienezza siano arrivate per noi. Ma a questo punto, è messa alla prova la nostra fedeltà.
Se infatti non vince la fedeltà, prima o poi l’innamoramento avrà fine, perché non riusciremo a realizzare una vera unione, e rimarremo disillusi. Allora succederà che nessuna bellezza fisica, nessuna qualità intellettuale, nessuna posizione socioeconomica elevata, e neppure i poveri figli nati da quel rapporto, riusciranno a farci desiderare ancora di stare con quella persona. Ormai la vediamo come estranea, perché dopo la fiammata iniziale appaiono tutti i suoi difetti, irrimediabili finché manca la fedeltà a Dio.
Siamo disincantati e amareggiati, e magari diamo la colpa a una presunta incompatibilità di carattere. Il problema invece è che non possiamo trovare l’unità con un’altra persona quando non siamo uniti a Dio, che ha creato lei e noi.
L’innamoramento rende per noi bello, unico e meraviglioso tutto di quella persona. La trasfigura ai nostri occhi. Ma se è un’innamoramento che ha come presupposto il peccato, cadrà. Se invece ha come presupposto la vocazione e la fedeltà, rimarrà, e la luce che ci fa vedere così splendida la persona che amiamo è veramente una luce divina, celestiale, soprannaturale, che non inganna.
L’uomo e la donna fedeli di Cristo che s’incontrano e s’innamorano, non solo rimangono innamorati, ma lo saranno sempre più, perché crescendo nel cammino di fede diventeranno ancora più belli e amabili l’uno agli occhi dell’altra.
Ogni persona, in verità, è chiamata a innamorarsi e amare. C’innamoriamo di un altro essere umano se la nostra vocazione è il matrimonio. C’innamoriamo dello Sposo Divino, il nostro adorabile Signore Gesù Cristo, se la nostra vocazione è la vita consacrata, nel clero o anche come laici, celibi o nubili.
Comunque bisogna sapere che anche nel matrimonio siamo chiamati ad essere innamorati di Cristo, e a rendere il nostro amore e il nostro sguardo per il coniuge puro come quello dei bambini. Allora anche i nostri bambini avranno la felicità più grande, perché la loro purezza si specchierà in quella del papà e della mamma.
Sì, avete compreso bene: la sensualità non appartiene a quelli che hanno accolto pienamente il comando di Cristo: «Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3).
Gli sposi più puri, quelli che amano l’innocenza, si uniscono solo per procreare, per dare figli a Dio. Questi sposi veramente servono Dio «per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità» (Ef 1,4).
Gli sposi più impuri invece si uniscono solo per il piacere sensuale, e per questo fanno ricorso alla contraccezione, che è la profanazione delle persone e del sacramento del matrimonio. Questi sposi non servono Dio ma l’idolo del sesso.
Per capire qual è la nostra vocazione, normalmente è importante il consiglio di un buon sacerdote che sia il nostro padre spirituale. Ma ad un certo punto, se il nostro cammino è retto, sentiremo profondamente dentro di noi la vocazione che Dio ci dona.
Il Signore Gesù dice nel Vangelo alla Samaritana: «Chi beve dell’acqua che Io gli darò non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che Io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). Lo Spirito che è in noi, quell’«acqua viva», ci fa riconoscere per vera la Volontà di Dio, e ci spinge a seguirla in ogni nostra scelta.

Foto gentilmente concessa da Alex Naghtigall.


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