“Caro”, “Cara”. Una parola tra Cielo e terra

Nel mio lavoro retribuito comunico via e-mail anche con l’estero. Sono Paesi persino più tribolati dell’Italia, come la Svezia o la Danimarca. E a volte, il pensiero va alla persona con cui corrispondo. Chi è, come vive, cosa sente, cosa pensa?
Rivolgendomi all’estero ovviamente scrivo in inglese, non in italiano. La nostra lingua è già tanto se un po’ la parliamo ancora da noi, dove sembriamo diventati una repubblica delle banane in attesa di ordini dalla massoneria internazionale.
In inglese, si scrive più facilmente Dear, Caro o Cara, nel rivolgersi a una persona nella corrispondenza, uomo o donna. Diversamente che in italiano, Dear è il saluto tipico rivolto normalmente alle persone che non si conoscono, seguito dal titolo Mr (Sig.), Mrs (Sig.ra) o altro e poi il cognome. In inglese non ci sono saluti che traducano Egregio, Gentile, Spettabile ecc.
Eppure Dear vuol dire veramente Caro o Cara. E io sono felice quando posso scrivere a qualcuno Dear, anche se vive migliaia e migliaia di chilometri lontano da me. Quella persona si trova in un altro Paese, in un’altra storia, ma spero ardentemente nello stesso destino che bramo per me, la salvezza, il Paradiso, la vita eterna.
Quando scrivo Dear, o in italiano Caro o Cara, intendo questa parola nel suo senso più vero. Ed è bello pregare, anche con una sola Ave Maria, per una persona che nella corrispondenza di lavoro ci fa una gentilezza, una faccina che sorride, risponde con un Dear al nostro Dear, o lo scrive per prima, o in qualche modo, nel bene e nel male, si presenta in modo vivo alla nostra attenzione.
Anche se non potremo vederci o sentirci in questa vita, so che la preghiera per un’altra persona è gradita a Dio, e so che Dio ha il suo sguardo su quella persona e accoglie la preghiera per lei.
Mi dispiace quando invece una persona, magari italiano o italiana, anche se siamo entrati in confidenza insiste su un banale saluto come Ciao, Buongiorno, Salve.
No, cari lettori, Dio non ci ha creati per ricevere e dare così poco. Abbiamo forse paura di amare? Paura di volare? Preferiamo camminare pesantemente su questo vecchio mondo invece di procedere con cuore ardente verso gli altri, verso l’eternità?
La terra redenta non nascerà dalle relazioni banali, deboli, incompiute. Potrà sorgere solo da un amore vero, che sa essere tanto nobile quanto stretto al cuore di un’altra persona. Amiamoci con questo amore.


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