LifeSiteNews dà la notizia di una legge approvata il 7 giugno scorso nell’assemblea legislativa della città di Canberra, capitale dell’Australia. Viene stabilito l’obbligo per i sacerdoti di denunciare alle autorità i pedofili che si vadano a confessare da loro.
Tutti i partiti politici dell’assemblea hanno appoggiato il provvedimento, che riguarda Canberra e il suo territorio, ma non l’intera Australia.
I sacerdoti che intendano rimanere fedeli a Cristo e rispettare il segreto del confessionale, potranno essere perseguiti e incarcerati.
L’Arcivescovo di Canberra e Goulburn, Mons. Christopher Prowse, si è duramente opposto a questa legge criminale, ispirata dall’odio per Cristo, per i consacrati che lo servono e per quelli che cercano il suo perdono.
L’Arcivescovo ha detto che «i sacerdoti sono vincolati da un voto sacro a mantenere il segreto della confessione. Senza quel voto, chi sarebbe disposto a liberarsi dal peso dei propri peccati, cercando il saggio consiglio di un sacerdote e ricevendo il perdono misericordioso di Dio?».
Mons. Prowse il 6 giugno ha pubblicato un articolo sul quotidiano Canberra Times, per spiegare le ragioni della sua opposizione.
Nell’articolo, l’Arcivescovo scrive: «Innanzitutto, quale persona colpevole di abusi sessuali si confesserebbe da un sacerdote se sapesse che verrà denunciata?».
I sacerdoti sanno per esperienza, chiarisce Mons. Prowse, che i pedofili non confessano i loro crimini né ai sacerdoti né alla polizia. Se il vincolo del segreto viene tolto, si perde la possibilità teorica che un pedofilo si confessi e riceva consiglio.
Secondo, aggiunge Mons. Prowse, è difficile che ci si prenda gioco in modo sistematico della confessione. «Le persone che vanno a confessarsi sono dispiaciute per i loro peccati e si mostrano decise a non peccare più e a cercare la Misericordia di Dio. I pedofili compiono dei crimini malvagi e indicibili. E nascondono le loro azioni; non vengono a riferire quello che hanno fatto».
Terzo, i sacerdoti non sempre conoscono l’identità dei penitenti e, quarto, una legge simile attacca il segreto inviolabile del confessionale.
Continua quindi l’Arcivescovo: «Il governo minaccia la libertà religiosa assumendo il ruolo di esperto di pratiche religiose e tentando di cambiare il sacramento della confessione, mentre non porta alcun miglioramento nella sicurezza dei bambini».
Mons. Prowse conclude invitando il governo di Canberra ad ascoltare la voce della comunità cattolica, per arrivare a soluzioni che proteggano i diritti dei bambini e l’integrità dei sacramenti.