È giusto Dio o sono giusto io?

La domanda che abbiamo scelto per titolo è semplice e non sarà difficile rispondere: «È giusto Dio o sono giusto io?». Ma sarà pure interessante per i lettori sapere com’è nata.
Circa una settimana fa, ho ricevuto una notizia presa da Facebook.
La parte centrale del messaggio diceva che i padri di due noti politici di sinistra sono azionisti della Open Society Foundations di George Soros. Parliamo del ricchissimo speculatore americano di origini ungheresi, che finanzia i progetti anticristiani nel mondo.
Solo dopo aver letto la notizia, che non mi meraviglia, ho notato cosa c’era scritto poco più sopra: «Maledetti!».
Quindi il Signore Gesù è morto in croce per salvare ogni anima, e i presunti cristiani maledicono? Ma allora anche per loro, come per Soros e gli altri, è vano l’amore di Cristo, il suo Sacrificio della Croce!
Anche per questi presunti giusti che maledicono, il Signore ha detto la parabola del fariseo e del pubblicano, «per alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri» (Lc 18,9).
Chi è il fariseo? È quello che cambia la giustizia di Dio nella sua giustizia personale, il Vangelo di Cristo nel “vangelo secondo me”, e divide le persone tra amici e spazzatura, tra i simpatici e le persone che il fariseo ritiene degne solo di essere colpite, annientate, condannate per sempre.
Il fariseo è anche il servo spietato dell’altra parabola evangelica, che non avrà più perdono da Dio perché non vuole perdonare «di cuore» (Mt 18,35).
Il fariseo non è al servizio di Dio, ma di se stesso e della sua cerchia di persone. Non combatte per la gloria di Dio e per salvare le anime, ma per affermare se stesso, e anche le amicizie che ha servono a questo, a farlo sentire nel giusto.
Per il fariseo, il Paradiso è un privilegio per quelli come lui, mentre l’inferno non è il destino di chi rifiuta Dio fino all’ultimo, ma una condanna da dare alle persone già prima che muoiano.
Chi contesta al fariseo la sua ingiustizia, subirà da lui o da lei e dai suoi compari una condanna eterna, peggiore di quella per chi pecca contro lo Spirito Santo.
Il fariseo non ha il coraggio di dirlo, perché mente a se stesso, ma ragiona e vive come se fosse giusto lui, non Dio.
Infatti, se prendiamo per buona la giustizia del fariseo, bisogna concludere che la sua giustizia è migliore di quella del Vangelo. Anzi, bisogna leggere solo il vangelo formato dalle sue dichiarazioni, un vangelo incoerente, senza luce, non di rado mescolato con parole sporche, con molto orgoglio e poca fede.
Che ne dite, cari lettori, se ci teniamo il Vangelo di Cristo, e lo predichiamo «ad ogni creatura» (Mc 16,15)? È questa la nostra missione di cristiani.


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