di Padre Luca M. Genovese

«Non è una santa, ma una gigante di santità». Con queste parole il beato Papa Pio IX commentava in breve tutta la vita di Santa Veronica Giuliani a pochi anni dalla sua canonizzazione avvenuta per opera del suo predecessore, Papa Gregorio XVI (1839). Uno suo successore, Papa Leone XIII, disse: «Nessuna creatura umana, tranne la Madre di Dio, fu ornata più di lei di doni soprannaturali».
Abbiamo due grandi indicazioni dai Sommi Pontefici, interpreti e guide della vita della Chiesa nel mondo, per comprendere la grandiosità di questa Santa: 1) la santità eroica ed eccelsa a cui il Signore Dio l’ha chiamata; 2) l’estrema somiglianza e poi vera identificazione con Maria Santissima, l’Immacolata Madre di Dio, che l’ha guidata ad un’altezza spirituale ineguagliabile.
Come mai il Signore scelse questa fanciulla per un compito che anche oggi non è compreso, anzi da molti del tutto rifiutato, e cioè ripresentare e rivivere la beata Passione e Morte di Nostro Signore? Non sarà che i nostri tempi, così dimentichi dei beni soprannaturali, hanno bisogno proprio di questo?
Orsola Giuliani nasce a Mercatello sul Metauro, nelle Marche “alte”, il 27 dicembre 1660, giorno di San Giovanni Evangelista, e viene battezzata il giorno dopo, 28 dicembre, festa dei Santi Innocenti.
Da queste due date possiamo trarre una sintesi della vita di questa grande Santa: la vocazione ad essere una grande scrittrice ispirata, come San Giovanni – è stato detto di lei che potrebbe essere proclamata Dottore della Chiesa data la profondità e l’alta teologia dei suoi insegnamenti – e la vocazione ad un costante martirio per il Signore Gesù, Agnello Immolato, come i santi bambini martirizzati da Erode che come piccoli agnelli anticiparono il Sacrificio di Gesù per la salvezza di ogni uomo.
Non vi è altra Santa che abbia preso più sul serio il martirio del Signore. Non c’era giorno della sua vita che poteva passare per lei senza qualche patire: «Più pene, più croci!», soleva ripetere. Questo fu il senso della sua vita fin dalla fanciullezza: il patire per e con il Signore.
La madre, Benedetta, morì quando la Santa aveva sei anni. Le cinque figlie erano presenti al suo capezzale. A ciascuna lasciò in eredità una delle piaghe del Salvatore crocifisso. Alla piccola Orsola toccò quella del Cuore.
La Vergine Immacolata l’abbracciò e la trattò da figlia fin dalla fanciullezza, dandole in braccio il Bambino Gesù. Così gridò la piccola Orsola davanti al quadro della Vergine col Bambino, affisso nella sua casa paterna: «Oh, Maria, datemelo, ve lo scongiuro; datemelo, senza di Lui non posso vivere. Lo nutrirò come se fossi Voi».
Gesù Bambino, tra le sue braccia di bambina, le disse: «Io sarò davvero il tuo Sposo», e poi rivolto alla sua Madre Divina: «La Nostra Orsola! Voi ne sarete una mamma e la guida!».
Che profonda sapienza già in queste mistiche parole d’infanzia! Santa Veronica doveva essere la vera sposa del Signore crocifisso e la maternità e la guida di questa sposa spettavano alla Madre di Dio. Si delinea, fin dalla sua fanciullezza, la verità della Mediazione universale di Maria in vista dell’unione con Cristo, cioè della salvezza e santificazione dell’anima.
Tra i quindici e i sedici anni, è decisissima a farsi monaca e sposa di Cristo come aveva udito dalle labbra di Gesù Bambino. Ma i contrasti in famiglia sono fortissimi. Di cinque figlie già tre hanno abbracciato la vita religiosa, e papà Francesco Giuliani non vuole che l’ultima figlia, la più bella e la più cara, parta anche lei per il chiostro. Farà di tutto per ostacolarla, insieme ad uno zio che si prodigherà per distogliere la Santa dalla vita religiosa e procurarle un avvenire terreno.
I fasci di fiori dei suoi molti pretendenti Orsola li faceva gettare dalla finestra e diceva chiaramente: «Io non conosco nessuno e nessuno voglio, il mio Sposo è Gesù». La Vergine, più avanti nel corso della sua via religiosa, le rivelò che era stata Lei a sostenerla nella battaglia contro il mondo e la carne per farla entrare in religione…
Finalmente riuscì a convincere i suoi parenti che l’unica strada per lei era la vita consacrata. Il monastero delle Cappuccine di Città di Castello, non molto lontano dalla sua città natale, fu scelto tra due che sembravano più adatti alla sua nuova vita di sposa di Cristo.
Appena conosciuto quel monastero e la vita di quelle monache, di così grande austerità, appartenenti alla recente fondazione femminile delle Cappuccine, Orsola non ebbe dubbi: era quello l’altare dove offrire la propria vita a Gesù.
Anche per questa scelta, le difficoltà furono tante. Il Vescovo di Città di Castello, Giuseppe M. Sebastiani, la giudicò troppo giovane per quel tipo di monastero così penitente… ma in un impeto soprannaturale di amore a Cristo la giovane Orsola, come fuori di sé, prese a supplicarlo in ginocchio con tutte le sue forze.
Il Vescovo, toccato nel cuore, la sottopose alla prova della lettura del breviario latino che le monache dovevano recitare tutte insieme in coro. Orsola lesse correttamente e speditamente, pur non avendo mai studiato né letto il latino… Il Vescovo e lo zio che la accompagnava si convinsero che era proprio volontà di Dio che quella fanciulla entrasse nel rigido monastero delle Cappuccine, dove fece la vestizione il 28 ottobre 1677.
La vita conventuale di Veronica fu intensissima. Ad un’iniziale avversione verso la forma di vita molto esigente di quel chiostro, fece seguito un’ampia messe di frutti spirituali. Ebbe molte visioni e rivelazioni. Durante il noviziato le apparve il Signore con tutta la corte celeste, dicendo: «Questa è già nostra», e le chiese: «Dimmi, che cosa vuoi?». Suor Veronica gli chiese tre grazie: «La prima che mi facesse grazia che io vivessi secondo che richiedeva lo stato [di vita religiosa] che avevo intrapreso; la seconda che io non partissi mai dal suo Santo Volere; la terza che mi tenessi sempre crocifissa con Lui. Tutto mi promise concedermi e mi disse: “Io t’ho eletta per gran cose, ma ti converrà patire di molto per mio Amore”. E quest’ultima parola restò così impressa nella mia mente, che tutti gli anni trascorsi mi ha servito d’aiuto».
Suor Veronica andò avanti con questo programma di vita tutto proteso alla salvezza delle anime: «Mio Dio! Anime! Vi chiedo anime!», e una voce le rispondeva: «Comprale con i soldi del patire». E Veronica, porgendo le braccia, le mani, i piedi ed il cuore, disse: «Signore, le ho comprate. Sono tua vittima. Crocifiggimi!».
Ricoprì molti incarichi nel monastero. Da quelli più umili (ortolana, infermiera, cuoca) a quelli più importanti (maestra delle novizie, abbadessa).
Non le bastava la vita di penitenza ordinaria. Chiese al confessore sempre più penitenze per soddisfare la sua insaziabile sete di patire per amore dello Sposo e la salvezza delle anime. Vide e descrisse molto bene l’inferno ed il santo Giudizio di Dio. I demoni la tormentarono in tutti i modi. La penitenza fu temperata dalla grande gioia per il possesso di Gesù Eucaristico: «Io vedevo… come sta Dio racchiuso nell’Ostia Sacrosanta e questa fu per me una grazia superiore a tutte le grazie che ho avuto».
La sua vita fu associata alla Passione di Cristo. Ebbe la coronazione di spine (4 aprile 1681) e la stimmatizzazione (5 aprile 1697). Dopo la morte, nel suo cuore furono trovati impressi i simboli della Passione del Signore, nell’ordine da lei disegnato quando era in vita.
Venne duramente provata dalla Congregazione del Sant’Uffizio. La severità dell’autorità ecclesiastica permise alla grazia di Dio di effondersi con maggior evidenza, perché nessuno ne potesse dubitare.
La Vergine Immacolata fu la via della sua unione con Cristo: «Figlia sta’ posata: sono io la superiora, non ti mancherà niente. Poni tutte le tue speranze in me, abbi fede, non pensare a niente, sta ferma nella divina volontà, vivi quieta… Me ne incarico io, secondo i tuoi desideri; tutto procederà per il meglio».
Il 21 novembre 1708 Veronica sottoscrive una solenne protesta di donazione a Maria. Nel 1715 viene per sempre unita al Cuore dell’Immacolata. Per obbedienza dovette scrivere un diario dettagliato delle sue esperienze spirituali, chiamato in seguito “Un tesoro nascosto”, ma dal 1720 al 1727 lo scrisse sotto diretta dettatura di Maria Santissima. Le ultime parole del testo: «Fa’ punto!», furono l’ultimo sigillo dell’Immacolata su una vita completamente offerta a Dio.
Volò allo Sposo il 9 luglio 1727 alle ore 3:30, dopo 33 giorni di agonia, all’età di 66 anni.

Da «Il Settimanale di Padre Pio» n. 22 del 3 giugno 2018.

Santa Veronica Giuliani - spoglie sotto l'altare maggiore
Le spoglie di Santa Veronica Giuliani, sotto l’altare maggiore della chiesetta
Chiesa di S. Veronica a Città di Castello
Chiesa di S. Veronica a Città di Castello (PG), annessa al Monastero delle Cappuccine
Città di Castello, veduta con il Duomo
Una veduta di Città di Castello. In evidenza il campanile romanico cilindrico del Duomo