Abbiamo trascritto dalla registrazione un’omelia di Padre Giorgio Maria Farè, carmelitano. Con grande forza e chiarezza, il pastore di anime presenta la realtà dell’impurità e indica la via d’uscita. L’omelia inizia dopo il racconto del Vangelo sull’indemoniato di Gerasa, figura della persona caduta in preda all’impurità.

Sia lodato Gesù Cristo!

L’impurità è un fatto assai grave. Quanti uomini e quante donne anche oggi vivono dominati dallo spirito dell’impurità, da quello spirito che rovina il corpo e l’anima. E allora vediamo in questo Vangelo quali sono le caratteristiche di questo spirito impuro e di coloro che vengono posseduti, in modi diversi e a livelli diversi, dall’impurità.
Quest’uomo, nel Vangelo, San Marco dice che aveva le sue dimore tra le tombe, e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché spezzava le catene e i ceppi.
Chi vive nell’impurità, vive tra i morti, vive in un’atmosfera di morte, respira aria di morte, perché lui è morto. Non c’è vita nell’impurità. Non c’è grazia nell’impurità.
Per questo, quando uno commette un peccato impuro, con volontà, con coscienza, con deliberato consenso, con piena avvertenza, non può accostarsi all’Eucaristia. Anche se oggi tutto va bene, anche se oggi molti dicono “Ma sì, va beh, cosa vuoi che sia!”. “Cosa vuoi che sia”? È un peccato grave. È un peccato che alle volte diventa mortale.
San Tommaso d’Aquino scrive che il peccato dell’impurità, oggettivamente, è sempre un peccato mortale. Poi soggettivamente, è ovvio, va declinato, va vista la situazione della persona, va analizzata bene nelle sue tre caratteristiche per compiere un peccato mortale, la piena avvertenza, il deliberato consenso, la materia grave, però oggettivamente è sempre grave.
Quindi la prima caratteristica è la morte, il senso di morte. Ma questo lo si sperimenta tutte le volte che viviamo l’impurità: dentro ci sentiamo morti, ci sentiamo alienati, e seminiamo morte. Questo è il problema.
Seminiamo morte nel senso che spesse volte, quando questo peccato grava sulla coscienza, diventiamo scontrosi, diventiamo più irascibili, più chiusi, più brutti, e diamo la colpa agli altri. E invece è colpa del nostro peccato, che magari abbiamo vergogna a confessare, che magari confessiamo in modo storto. Quando confessiamo non si capisce niente di quello che abbiamo fatto.
San Francesco di Sales dice che nel confessionale bisogna essere precisi nel dire i peccati, che non vuol dire ossessivi, che non vuol dire fare le fotografie, ma vuol dire precisi. Differenza specifica, differenza numerica.
Non posso dire: “Ho commesso un peccato impuro”. Ma sai quanti sono, i peccati impuri? Cosa vuol dire, “Ho commesso un peccato impuro”?. È come se io dicessi: “Ho rubato”. “Ho rubato”… che cosa hai rubato? A chi hai rubato? Quante volte hai rubato?
Cosa vuol dire “Ho fatto un peccato impuro”? È troppo generico. Devi essere preciso. A che livello l’hai commesso? Da solo, con altri? Da quante volte accade? Quante volte l’hai commesso? Da quanto tempo lo porti avanti?
Capite? Un conto è uno che cade una volta in un anno e un conto è uno che cade una volta al minuto. Un conto è se a uno gli è successo oggi, è un conto è uno che si porta avanti questa roba da trent’anni, quarant’anni, cinquant’anni, sessant’anni, settant’anni.
“Continuamente, fra le tombe e sui monti, notte e giorno, gridava e si percuoteva con pietre”. L’impurità ci fa perdere il senno. Perdiamo la dignità. Si perde la dignità. Si perde il senso delle cose, si grida, si fa del male, si vive una solitudine assurda, non si riesce ad avere più una relazione sana con le persone, perché dentro non si è in pace, dentro non si è più in grazia di Dio.
E oggi noi diciamo: “Eh, ma la televisione, il computer…”. A me la televisione non si è mai accesa da sola. A me il computer non si è mai acceso da solo. E il computer non è che si muove da solo, che va dove vuole lui. Va dove voglio io. E la televisione se non l’accendo, non si accende.
“Eh, ma devo essere informato…”. Ma chi te l’ha detta, questa cosa? Ma dove, su quale ricettario è scritta questa cosa qui? È una roba che ci siamo messi nel cervello noi. “Devo essere informato.” Ma di che cosa? Ma cos’è che devi sapere?
“Devo essere informato”… e intanto, per essere informato, ti insudici tutta l’anima e la coscienza. Perché intanto, poi con la curiosità cadi, vuoi vedere questo, vuoi vedere quello, vuoi vedere quell’altro… E poi magari dopo, il giorno dopo, al mattino vai a fare la Comunione. No. No. Non si può. Non è possibile, perché quello è il Corpo e il Sangue di Cristo, non è un pezzo di pane benedetto.
Infatti qui vediamo questa finta conversione che il demonio vuole operare. Vede il Signore da lontano, gli corre in contro, gli si getta ai piedi e urla a gran voce: “Che vuoi da me, Gesù Figlio di Dio?”. Lo riconosce, no? E davanti a Gesù esclama: “Ti scongiuro, non tormentarmi!”. Ecco il problema.
Capite? Spesse volte, chi vive nell’impurità fa finta di volerne uscire, ma non ne evita le occasioni, dice San Giovanni Bosco. Fa finta. Fa finta di fare delle confessioni valide. In realtà sono invalide, perché dentro di sé lui non ha un’intenzione ferma di rompere tutte le occasioni che lo possono portare all’impurità, di tagliare radicalmente i legami con l’impurità. E quindi va avanti. Va avanti a perpetuare il meccanismo, illudendo se stesso e pensando di poter illudere Dio, che lui si vuole convertire.
In realtà, non è vero. “Non tormentarmi!”. Cioè, “Lasciami stare!”, perché io dentro di me, più o meno, sotto sotto, voglio andare avanti a vivere nell’impurità.
L’impurità è veramente una bestia tremenda. Quando entra e mette le radici, poi quanto sangue e quante lacrime per liberarsi!
Poi ci sono quelli che si arrendono. “Non ce la faccio!”. “Padre, non ce la faccio!”. Cosa vuol dire, “Non ce la faccio”? Ma come, “Non ce la faccio”? Ma i martiri li tagliavano a pezzi, li smembravano, li scorticavano vivi…
Ma come, “Non ce la faccio!”? Tu non vuoi, non è che non ce la fai! Impariamo a essere chiari e veri nelle cose. Non è che non ce la fai, tu non vuoi farcela, perché se tu volessi farcela, tu ce la faresti. Magari non ce la faresti in un giorno, ma ce la faresti.
Incomincia a guardare tu cosa sei disposto a rinunciare per uscire dall’impurità. Comincia a guardare se tu veramente hai tagliato tutto ciò che ti porta all’impurità. E così si può vedere quanto l’impurità si è radicata dentro di te.
Cominciamo a vedere la qualità della tua preghiera. Quando tu preghi, come preghi? Quanto stai davanti al Tabernacolo, quanto reciti il Santo Rosario? Quanta meditazione fai ogni giorno? L’impurità non si vince in altre maniere. Lo dice Gesù, non lo dico io, è il Vangelo: “Questo genere di demoni si vince solo con il digiuno e la preghiera”.
Il digiuno ormai è sparito, quasi non lo fa più nessuno, perché la penitenza ormai non ha più valore. Penitenza di che cosa? Tanto i peccati non esistono più. Perché dobbiamo fare la penitenza?
La preghiera. Ma la preghiera ognuno la fa nel suo cuore, quando vuole, come vuole… quindi dopo affoghiamo nell’impurità.
Quindi poi ci scandalizziamo, se vediamo i nostri figli che a 10 anni sanno cose che noi non sapevamo neanche a 20. Quando scopriamo nei telefonini dei nostri ragazzi le immagini più perverse possibili. Dopo facciamo gli scandalizzati. Ma che scandalizzati? Respirano l’aria che noi gli diamo. Lo stile che noi gli diamo.
Televisione e computer accesi sempre. I genitori non hanno nessun problema a guardare con i loro figli le immagini più indecorose possibili, perché tanto, che male c’è? E poi bisogna vaccinarsi, bisogna crescere, bisogna essere forti, ci vuole libertà, poi ognuno sceglie…
Questa non è libertà, questa è anarchia. Questo è fare quello che voglio. Questo è abusare del dono di Dio. Libertà è la libertà nel fare il bene. Il Signore non ci ha dato la libertà per fare il male. Dovremmo veramente imparare a recuperare il valore della purezza.
E solo quando il Signore lo libera dal demonio, dice la Scrittura, lo ritrovano come? Lo ritrovano vestito, seduto e sano di mente. Ha trovato pace. Quest’uomo ha trovato pace. Finalmente è seduto, ed è in pace. Finalmente è vestito, non è più nudo. Non è più così brutalmente conciato. E finalmente è sano di mente.
Guardate, state attenti perché l’impurità fa impazzire e porta via la testa. 60 miliardi di dollari in un anno guadagna la fabbrica della pornografia in America. Solo in America. 60 miliardi di dollari in un anno. Vuol dire che viene vista questa roba. E non saranno tutti pagani quelli che la guardano. È una dipendenza fisica e psicologica terrificante. Peggio della droga. E infatti poi non se ne esce più.
Andiamo a fare una santa confessione per chi vive questo dramma. Una santa confessione, una vera confessione, una radicale confessione, senza star lì ad aver paura, a nasconderci, a non saper come dirla, come farla, come girarla. Ma parla chiaro, se hai vergogna scrivi tre righe e dalle in mano al sacerdote. Fine del discorso. Parla chiaro, riconosci chiaramente il tuo peccato e inizia un cammino di vera conversione, per poter essere di nuovo sano di mente, seduto e vestito.

Sia lodato Gesù Cristo!

Di seguito riportiamo il Vangelo che è stato letto prima dell’omelia.

VANGELO (Mc 5,1-20)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Fonte del testo del Vangelo e del file audio che abbiamo trascritto:
https://www.veritatemincaritate.com/2018/01/non-ce-vita-nellimpurita/