Spread, il nuovo terrorismo. Come funziona e come condiziona l’Italia

In Italia abbiamo un nuovo governo che non fa mistero di essere contro i poteri forti, come li ha chiamati Matteo Salvini in un’intervista concessa al quotidiano “Il Resto del Carlino” il 20 agosto scorso.
Salvini è apparso dopo le ultime elezioni politiche come l’unico uomo in grado di fermare l’invasione di immigrati che ancora ogni giorno picchiano, violentano e uccidono le nostre donne, anche bambine e anziane, e commettono atti di violenza e omicidi contro chiunque, oltre a prendersi risorse enormi che andrebbero destinate agli italiani poveri e alle necessità urgenti del nostro Paese.
Come può piacere il nuovo governo a quel miscuglio di massoneria, intellettuali, sinistra e modernisti che ormai da secoli combattono per distruggere la civiltà cristiana?
Matteo Salvini sa cosa stanno preparando per riprendersi l’Italia: «Cercheranno in ogni maniera di stroncare l’esperimento italiano con il debito pubblico, lo spread, il declassamento delle agenzie di rating, i richiami e le penalità. Noi non arretreremo di un millimetro, e quando inizieranno a bastonare ci sarà bisogno della reazione degli italiani».
A questo punto diamo la parola a un importante articolo dell’economista Sergio Basile dal titolo già molto chiaro: Spread, il nuovo terrorismo. Come funziona e come condiziona l’Italia. L’abbiamo sintetizzato e ritoccato per lo stile, in modo da renderlo più facilmente comprensibile.

Ma cos’è poi lo spread? Molti italiani – la maggior parte – pur subendone le conseguenze quotidianamente a scapito delle proprie finanze, per noia o trascuratezza sono incapaci di capire, di darne una spiegazione razionale. Allora sarà il caso di tornare sull’argomento e iniziare a smontare qualche luogo comune, tracciando i contorni di una truffa senza precedenti.
Tecnicamente, lo spread è la differenza tra il tasso d’interesse dei titoli di Stato di un Paese e quello dei titoli “più solidi” di un Paese guida (per esempio: la Germania), considerati – questi ultimi – meno rischiosi dei primi dal punto di vista della solvibilità, cioè della restituzione del denaro investito nei titoli stessi.
La valutazione del rischio è affidata al giudizio insindacabile e sovrano (il cosiddetto rating) di un gruppo di privati (agenzie di rating), in realtà dipendenti dai banchieri (che siedono nei consigli d’amministrazione delle agenzie di rating).
I titoli sul tavolo degli investitori nazionali ed internazionali, titoli bollati con rating negativi, cioè con bassi voti di “affidabilità”, secondo la legge dei mercati, per essere acquistati dovrebbero offrire delle garanzie maggiori, e quindi interessi o “premi” maggiori.
Insomma, più il rating delle agenzie (voto) è basso, più alto sarà l’utile o “premio” preteso dagli investitori in termini di interessi per accettare di comprare quei titoli.

Germania: leader scelta a tavolino

Nell’Eurozona il Paese scelto per stabilire il tasso d’interesse di riferimento per i titoli, è guarda caso la Germania, giudicata il Paese più affidabile. Ma chi conosce bene la questione sa che questo è solo un luogo comune, una decisione senza fondamento.
La Germania, infatti, da poco meno di un decennio è stata innalzata arbitrariamente a Paese egemone/leader solo per ragioni politiche e geopolitiche (ma infondo, come capiremo più avanti, anche religiose).
L’Italia in quegli anni (2007/2011) godeva dei fondamentali economici più robusti e stabili d’Europa, potendo contare – tra l’altro – sia sulla prima rete continentale di imprese che sul risparmio familiare pro-capite più consistente tra i Paesi dell’Unione europea. Anche il tasso di indebitamento medio delle imprese nazionali era molto contenuto, insomma da prima della classe.

Terrorismo di rating contro i Paesi non protestanti

Più avanti spiegheremo brevemente come e perché la Germania fu graziata dalle agenzie di rating, che invece hanno attaccato altre nazioni: i famosi Paesi “maiali” o PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia/Cipro e Spagna), cioè quei Paesi non protestanti di maggior tradizione cristiana (cattolica e ortodossa).
La scure del rating iniziò, a cavallo del 2011, a colpire questi Paesi in maniera arbitraria, sconcertante e sconsiderata, per farli cadere nel baratro senza fine dell’usura, con la compiacenza dei loro governi fantoccio.
Lo spread in realtà non è uno strumento di misurazione scientifica degli equilibri finanziari di mercato. Lo spread nasce dal voto sull’affidabilità e stabilità degli Stati (rating) dato dalle agenzie di rating non obiettivamente ma seguendo le direttive delle banche. Facendo aumentare lo spread con queste false valutazioni, si provoca un aumento degli interessi passivi da corrispondere ad acquirenti e grandi speculatori, tra cui ci sono proprio le banche.
Quindi non c’è nulla di scientifico, ma è tutta una grande farsa che – più delle bombe e degli atti di terrore degli Anni Settanta – riesce ad orientare scelte e strategie politiche, con la forza dell’inganno e dell’intimidazione.
Pochi si chiedono perché ad esser presi di mira sono soprattutto i Paesi cattolici. Siamo nella fase avanzata di una secolare guerra di religione, che si serve anche e soprattutto delle armi improprie della finanza, della moneta e del debito, per realizzare i suoi oscuri fini.

Il potere della nazione intoccabile

Nei primi mesi del 2011, i rendimenti dei titoli del debito pubblico tedeschi (i famosi Bund) stavano salendo, soprattutto per tre motivi: 1) l’elevato rischio da speculazione finanziaria imputato alle banche tedesche; 2) il dubbio valore dei titoli tossici in portafoglio; 3) le perdite sui titoli greci nei portafogli delle banche tedesche.
Tale situazione, stando alle leggi del mercato, avrebbe dovuto provocare la crisi dell’economia tedesca, per gli squilibri finanziari interni al settore bancario. Ma ciò non è mai avvenuto. Come mai?
Le ragioni sono almeno due: 1) la Germania è per statuto la nazione leader del sistema dell’euro (in aggiunta, è protestante e anticattolica); 2) le banche, in realtà, non possono fallire per statuto e genetica finanziaria. Esse non solo ricevono moneta-debito dalla Banca Centrale Europea a tassi vicini allo 0%, riprestandola a debito ed a tassi altissimi agli Stati, ma grazie alla cosiddetta “riserva frazionaria” prestano fino a 50 volte, a tenore decrescente, i soldi che in realtà dovrebbero essere conservati nei forzieri delle stesse banche, a garanzia dei depositi dei correntisti.

Le speculazioni delle banche

Come se non bastasse, le banche – soprattutto quelle tedesche – negli ultimi anni hanno continuato ad acquistare a piene mani titoli con spread altissimi presso i mercati dei paesi PIIGS, tra i quali la Grecia.
Inoltre i rischi dei titoli tossici (derivati, ecc.) sono stati riversati sempre sui Paesi PIIGS (tra i quali l’Italia), rivendendo in modo massiccio titoli del debito statale di quei Paesi (soprattutto titoli greci e BTP italiani) sul mercato secondario, quello cioè aperto alla speculazione privata (anche non bancaria). Ciò al fine di aumentarne i rendimenti sul mercato primario e di provocare un ulteriore aumento dello spread. La corsa a vendere quei titoli sul mercato secondario infatti è stato in parte visto dai mercati come una mancanza di fiducia degli operatori finanziari verso Paesi come Italia e Grecia.

Politici al servizio dei banchieri

Dunque un altro pezzo di debito nazionale, oltre a quello enorme causato dalla proprietà delle banche e non dello Stato sulla nostra moneta, dipende proprio dagli altissimi interessi pagati a banche e speculatori sui titoli del debito pubblico per il meccanismo perverso dello spread.
Sicuramente quello del conflitto d’interessi all’interno delle agenzie di rating è, di conseguenza, uno dei temi più caldi e spinosi mai affrontati dal nostro Osservatorio. Ma è anche uno dei temi più ipocritamente ignorati nei palazzi del potere: un vero e proprio universo parallelo che sfugge al controllo – complice la politica – di ogni Carta Costituzionale.
La solita vergognosa storia, che i nostri politici fingono di non conoscere e si limitano a scrutare nel silenzio e da lontano, mentre i Paesi e intere economie continentali sprofondano nella recessione, tirandosi dietro milioni di vittime in carne ed ossa.

Una guerra nuova e silenziosa, basata sul ricatto

Finita la stagione dello stragismo, utilizzare il rating si è rivelato un’arma altrettanto efficace e convincente: uno straordinario pretesto per compiere veri e propri colpi di Stato e gigantesche ruberie finanziarie, mentre ci si nasconde ipocritamente dietro l’espressione “fiducia dei mercati”.
Qualcuno ci ha dichiarato guerra e ci vuole morti e, di conseguenza, lo spread con l’economia e il diritto non ha nulla a che vedere.
Ad esistere e colpire, sono invece gli effetti collaterali dell’aumento dello spread (ricordiamo: presunto premio per il “Rischio Paese” o “Differenziale d’interesse rispetto ai Bund tedeschi”): 1) incremento per miliardi degli interessi sul debito da pagare; 2) esplosione della tassazione; 3) incremento arbitrario e condizionato dei ricavi dei grandi speculatori bancari; 4) destabilizzazione del sistema economico nazionale; 5) creazione di uno stato di schiavitù sostanziale; 6) spostamento della ricchezza reale del Paese e incremento esponenziale del processo di rarefazione monetaria, già pesantemente condizionato dall’emissione della moneta a debito da parte delle banche centrali; 7) creazione di una dittatura tramite il debito fittizio e illegale (in quando antitetico alla Costituzione e ai principi di equità, giustizia e sovranità nazionale).

TARGET 2, l’altro braccio armato della finanza

La truffa dello spread si regge anche su un altro sistema bancario e finanziario, chiamato TARGET 2, uno strumento di guerra concepito nell’ambiente dell’europeismo mondialista, al tempo di Romano Prodi, per provocare dei vantaggi oggettivi e spropositati a favore della Germania e della bilancia dei pagamenti degli operatori finanziari tedeschi.
TARGET 2 è il sistema automatico di regolamento e compensazione dei pagamenti fra le banche centrali e commerciali degli stati membri dell’Eurozona ed è stato introdotto il 19 novembre 2007 in sostituzione della precedente piattaforma TARGET (Trans European Automated Real Time Gross Settlement Express Transfer System) e delle varie stanze di compensazione private (clearing house) che ancora collegavano alcune delle principali banche fra di loro.

Come funziona il sistema TARGET 2

Il meccanismo di funzionamento è abbastanza semplice: tutte le principali banche commerciali che operano all’interno di una data nazione sono obbligate a mantenere un particolare conto corrente presso la rispettiva banca centrale nazionale, attraverso cui vengono regolamentati i pagamenti interni fra le banche di uno stesso Stato. A loro volta, le Banche Centrali dei Paesi dell’Eurozona sono collegate fra di loro per compensare i pagamenti che avvengono fra le banche che operano in due diverse nazioni.
A fine anno, quando è il momento di regolare e compensare il volume totale dei pagamenti, non vengono tenute presenti le differenze economiche strutturali esistenti tra i diversi paesi UE, ma si pretende illegittimamente di omologarli tutti in un unico paniere.
Di conseguenza, i Paesi a maggior vocazione industriale (per esempio, con una forte industria pesante e automobilistica), come la Germania, si trovano in posizione di vantaggio rispetto ai Paesi con economia principalmente agricola o turistica, come ad esempio Grecia o Portogallo.
Il TARGET 2, in pratica, costringe le economie di tutti i Paesi dell’Eurozona a una compensazione univoca dei saldi economico-finanziari. Tutto il surplus commerciale accumulato dai Paesi più forti, rispetto ai più deboli, si trasforma in maggiori punti TARGET.
TARGET 2, quindi, oltre a facilitare la compensazione reciproca dei pagamenti, crea dal nulla dei potenziali crediti in forma elettronica da poter utilizzare speculando sul mercato dei titoli dei Paesi con spread più alto.

Una bilancia che non sarà mai in pareggio

Gli acquisti di quei titoli da parte delle banche tedesche riequilibrano i saldi TARGET dei Paesi dell’Eurozona.
Nel sistema economico della zona euro si creano perciò due flussi opposti e complementari di capitali, X e Y. Nel flusso X transitano i beni industriali dalla Germania alla periferia (per esempio camion e auto); nel flusso Y viaggiano i titoli finanziari (BTO, Bonos, ecc..) dai Paesi PIIGS alla Germania.
È un circuito commerciale-finanziario vizioso e viziato da pesantissimi squilibri in favore della sola Germania che “rifinanzia” in automatico la sua stessa macchina da guerra industriale e finanziaria, finendo anno dopo anno per indebitare sempre di più i cosiddetti paesi PIIGS, costretti ad accettare gli aiuti da usura della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), o a cedere agli inganni degli Eurobond, Project Bond e Fondo Salva Stati Permanente (MES).

Risultato? Più tasse per tutti, e soprattutto per gli italiani

Dal 2008 le stesse banche tedesche stanno vendendo in massa i titoli dei PIIGS, ottenendo grossi profitti.
Al contrario, i cosiddetti PIIGS stanno continuando ad acquistare beni e prodotti industriali tedeschi (per esempio automobili tedesche) e in assenza di finanziamenti esterni, sono costretti ad indebitarsi a livelli vertiginosi (questo spiega tra l’altro le false crisi bancarie, che sono frutto di meccanismi speculativi).
Tale situazione risulta chiaramente anche dall’analisi della distribuzione dei crediti e dei debiti TARGET, misurata in miliardi di euro, fra i Paesi dell’Eurozona.
Ad oggi la Germania presenta un saldo positivo in miliardi di euro (surplus) pressappoco equivalente ai debiti accumulati dai paesi PIIGS.
Ne risulta un quadro chiaro quanto drammatico: i debiti di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna sono il risvolto negativo dei crediti dei tedeschi.
Finché i nostri politici continueranno a ignorare questi crimini, questi nuovi atti di terrorismo, la Nazione sarà sempre più il Paese di nessuno, la terra del debito perenne e della falsa civiltà. Perché Mattarella, Salvini, Di Maio e soci non si decidono a raccontare tutta la verità agli elettori? Ognuno si dia una risposta plausibile e tragga le relative conclusioni.
Se non saranno estirpati questi crimini, resteremo sempre e solo una misera colonia della Grande Usura, sotto il giogo delle banche centrali e delle agenzie di rating, risucchiati nel vortice della speculazione.

Sergio Basile (Copyright © 2018 Qui Europa)

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