Due santi sacerdoti da giovani: «Se fossi prete…»

Mentre ai nostri tempi tutto, anche le cose più sacre, sprofonda nell’oscurità, sarà utile leggere o rileggere le parole di due giovanissimi che poi diventarono dei santi sacerdoti. Li ricordiamo come il Santo Curato d’Ars, San Jean-Marie Vianney (1786-1859), Patrono universale dei parroci, e Don Bosco, cioè San Giovanni Bosco (1815-1888), grandissimo educatore, fondatore della Società di San Francesco di Sales (i sacerdoti “Salesiani”) e con Santa Maria Domenica Mazzarello delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice.
Prima di passare alle citazioni, consideriamo il periodo in cui sono vissuti. Fu tra fine Settecento e Ottocento, epoca di persecuzioni anticristiane in Francia (Rivoluzione Francese, Napoleone) e in Italia (oltre all’aggressione francese, attacco militare contro la Chiesa e unificazione politica dell’Italia attuati dai senzadio liberali e massoni).
Tuttavia, la Chiesa manteneva in modo saldo Tradizione, Dottrina e Liturgia. I preti vestivano in abito talare e uomini e donne laici non si sognavano neppure di andare in giro con il corpo scoperto o di spogliarsi sulle spiagge, né qualche donna aveva mai pensato di mettersi in pantaloni come gli uomini. Cose simili sono venute solo più tardi, con la società scristianizzata del Novecento.
Le mamme di Jean-Marie e di Giovanni erano due donne molto pie. Dalla loro pura educazione cattolica nacquero, per grazia di Dio, le vocazioni di due grandi Santi.
«Se fossi prete, vorrei conquistare molte anime». Così confidò Jean-Marie alla mamma un giorno. Il tempo passava e il figliolo diventava sempre più spirituale e devoto, sempre più innamorato di Gesù e Maria. Solo Gesù può conquistare le anime attraverso di noi, e solo per amore di Gesù noi possiamo desiderare di conquistare le anime, molte anime.
Come il Santo Curato d’Ars, anche Don Bosco ebbe da tribolare molto per poter diventare sacerdote. Nel brano che segue, ricorda il bene ricevuto da parte di un ottimo prete, Don Giovanni Calosso, e l’autore della vita del Santo racconta come Giovanni rinunciò eroicamente all’eredità di Don Calosso, che gli avrebbe permesso di continuare tranquillamente i suoi studi. Questo gli comportò di tornare a stentare e persino una volta di dover chiedere l’elemosina ai compaesani. Ma Dio era con lui.

«Nessuno — scriveva più tardi — nessuno avrebbe potuto avere un’idea della mia felicità! Don Calosso era per me l’angelo del Signore. Io l’amavo più di un padre, pregavo continuamente per lui, era per me una gioia poterlo servire in tutto. L’unico piacere che provavo era di affaticarmi al suo servizio per attestargli la mia gratitudine. In un giorno, nella sua umile casetta, progredivo tanto quanto in una settimana ai Becchi».
A troncare quella gioia, giunse ancora una volta la morte. Una sera di novembre che Giovannino era andato ai Becchi, alcune persone di Morialdo corsero ad avvertirlo che Don Calosso era stato colpito d’apoplessia. Quando giunse al capezzale del vecchio prete, la paralisi aveva fatto il suo effetto: Don Calosso non parlava più. A gesti poté tuttavia indicare che sotto il guanciale c’era una chiave, che quella chiave apriva il cassetto della sua scrivania e che tutto quello che stava dentro era per lui, Giovanni. Questo avveniva il 19 di novembre; la sera del 21 Don Calosso spirava all’età di settantacinque anni.
Dopo la morte del buon vecchio giunsero i parenti e Giovannino si senti attanagliato tra la volontà espressa con sufficiente chiarezza dal defunto e le pretese dei congiunti.
Giovanni condensò in pochissime parole lo scioglimento del dilemma scrivendo: «Quando vennero gli eredi di Don Calosso, consegnai loro la chiave della scrivania e tutto ciò che loro apparteneva».
Nel cassetto c’erano seimila lire: quanto sarebbe bastato per permettergli di portare a termine gli studi per il sacerdozio.
Quella morte e quella volontaria rinuncia a un suo diritto, lo risospingevano in alto mare: e aveva ormai passato i quindici anni.
Quantunque l’anno scolastico fosse cominciato da tempo, la madre decise di fargli frequentare a Castelnuovo il corso di latino tenuto da un sacerdote. Nell’entusiasmo per questa possibilità di continuare in qualche modo gli studi, Giovanni percorreva venti chilometri a piedi ogni giorno, spesso scalzo per risparmiare le scarpe.
Le prime settimane a Castelnuovo furono piuttosto penose. Gli studentelli del luogo non la finivano di prendersi gioco di questo giovanotto quasi sedicenne che veniva dai Becchi ed era infagottato in un cappottone preso chissà dove.
A questa prova che egli sopportava sorridendo, se ne aggiungeva una più dura che già altre volte lo aveva avvilito: non c’era modo di accostare i sacerdoti.
«A Castelnuovo — scriverà Don Bosco — io vedevo parecchi buoni preti che lavoravano nel sacro ministero ma non potevo contrarre con loro alcuna familiarità…».
Se ne sfogava spesso con la madre: «Se io fossi sacerdote, non agirei così. Mi avvicinerei ai fanciulli, li riunirei, li amerei e mi farei amare; e con gli esempi e le parole lavorerei per la loro salvezza. Così faceva Don Calosso».
«Che ci possiamo fare, Giovanni? Pensa che hanno tante altre cose da fare. Vorresti che perdessero tempo anche con i ragazzi?».
«E Gesù lo perdeva forse con i fanciulli che si raccoglievano attorno a Lui anche contro la volontà degli apostoli? Se un giorno sarò prete, i ragazzi non mi vedranno mai passare così, accanto a loro, ma sarò sempre il primo a rivolgere loro la parola».

Tratto da Don Agostino Auffray, San Giovanni Bosco, SEI, 1974. Se ne trovano copie sul mercato dell’usato; il brano l’abbiamo preso dalla seguente pagina internet:
http://www.sdb.org/it/don-bosco/opere-edite/219-contributi-su-don-bosco/944-san-giovanni-bosco-don-agostino-auffray-1929

Giovanni diceva dunque di voler lavorare per la salvezza dei giovani, non pensava semplicemente di passare del tempo con loro. E quando diventò prete accompagnò tanti giovani verso la salvezza e la santità, verso il Paradiso.
«Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!», scrive San Paolo nella Lettera agli Ebrei (13,8). Non lasciamoci sviare dalle false dottrine o dal degrado apocalittico che abbiamo intorno a noi. Ripartiamo dalla pura fede cattolica, che se vogliamo possiamo ancora conoscere, ripartiamo da Cristo. E andiamo anche noi alla conquista di molte anime.


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