Trovare l’Amato e vivere per Lui

Tutta la vita è una ricerca dell’Amato perché diventi il padrone del proprio cuore e il signore delle proprie scelte. E l’amato può essere o Dio o ciò che si mette al posto di Dio, cioè satana, a volte nascosto dietro i falsi beni della terra. Alla morte si vedrà a chi si è dato il cuore e si capirà anche il senso delle opere compiute finché si era in vita. Quanto sarà beato l’abbraccio dell’anima con Dio! E quanto sarà terribile la cacciata dal Cielo e la caduta nelle fauci del dragone infernale! E ciò per tutta l’eternità! Dopo la morte infatti, non si cambia più e ognuno avrà per sempre il padrone che si è scelto liberamente: Dio o satana. La differenza è abissale, perché Dio è la felicità, satana è la maledizione e la disperazione eterna.
Gesù, ospite divino che viene nell’anima, suole dare tre doni quali pegni d’amore: la Parola di Dio, il Pane Eucaristico, la sofferenza. La prima rivela ciò che pensa Iddio, ciò che Egli vuole e ha nel cuore. Il secondo è Lui stesso fattosi cibo e bevanda di salvezza eterna, anticipo del Cielo, Pasqua attuale per l’anima. La terza è, se accettata per amore, fonte di meriti e di ulteriori grazie, che abbelliscono l’anima fino a renderla degna di entrare nella Gloria, come il suo Signore crocifisso e risorto. Lì allora si consumerà il Banchetto promesso, che non avrà mai fine, come in una perenne festa di nozze, in cui Dio è lo Sposo dell’anima.
Il cammino della vita terrena dev’essere un continuo salire condotti per la mano invisibile di Dio, verso una piena assimilazione a Cristo, prima nella sofferenza d’amore e poi nella Gloria. I vari gradini sono: il superamento dei desideri carnali, il distacco dal mondo e dalle sue seduzioni (vanagloria, ricchezze, potere…), il compimento del proprio dovere, la resistenza alle tentazioni del Maligno, l’accettazione serena e fiduciosa della volontà di Dio e della sofferenza giornaliera, l’offerta di sé fino al sacrificio compiuto per amore, in unione alla Vittima divina.
Bisogna saldarsi a Cristo nell’intenzione (dare gloria al Padre), nel cuore (amare solo ciò che piace a Lui), nelle decisioni (cercare il Regno di Dio e la sua giustizia), e nelle azioni (amare fino al sacrificio di sé). Bisogna fare tutto per amor suo, dirglielo ad ogni passo e seguirlo nel cammino. Bisogna cercarlo quando scompare e attenderlo con desiderio. Bisogna fargli festa quando viene e bussa: è lo Sposo divino, il più bello tra i figli dell’uomo.
Tra desolazioni e consolazioni, fughe e ricerche, desideri e promesse, appagamenti e slanci d’amore si snoda il dialogo che salva. (Cf. Cantico dei Cantici). Bisogna interrogare i grandi mistici come S. Giovanni apostolo, S. Maria Maddalena, S. Francesco d’Assisi, S. Caterina da Siena, S. Teresa d’Avila, S. Giovanni della Croce, Padre Pio e mille altri, per conoscere a quali altezze Dio solleva l’anima che si lascia trasformare dal Suo amore. Nel silenzio della preghiera o nella santa liturgia eucaristica, nella clausura del chiostro o tra i boschi e i monti, il dialogo tra Dio e l’anima amante di Lui non si interrompe mai, anzi si intensifica e nulla lo può impedire, perché l’Amato vive dentro il cuore dell’amante e tutta la vita diventa dono d’amore.

Fonte: Padre Giuseppe Tagliareni, Meditazioni bibliche sulle domande fondamentali, Avalon Libri. Libro scaricabile in formato pdf da questa pagina del sito internet Divina Consolatio – Opera della Divina Consolazione:
http://divinaconsolatio.altervista.org/catechiesi-brevi.html


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