Parla lo squalo tigre di Messina

Credo di non aver mai pubblicato prima d’ora questo articolo scritto nell’estate 2015, ma sembra ancora fresco, come se fosse di due o tre settimane fa…

È del 29 agosto, sabato scorso, la notizia che uno squalo tigre lungo almeno sei metri è stato visto aggirarsi «minaccioso» nelle acque dello stretto di Messina.
Da cosa abbiano intuito l’atteggiamento di minaccia non lo so di preciso. Forse lo squalo aveva lo sguardo particolarmente torvo, o forse nuotava di soppiatto, nonostante la mole, con il bavero dell’impermeabile alzato.
Anche lo squalo infatti indossa un impermeabile, se no l’acqua marina gli entrerebbe nella sua ciccia di pesce.
Vi do invece io, in anteprima esclusiva, l’informazione sugli ultimissimi sviluppi della vicenda.
Nella mattinata di oggi, sul lido di Messina si è assistito a una scena che ha dell’incredibile.
Lo squalo tigre di sei metri, proprio lui, si è intenzionalmente arenato sulla spiaggia, tra gli urli e gli sbiancamenti dei bagnanti impegnati a praticare il nudismo balneare, quello dei costumini femminili e maschili.
Chiaramente però un simile bestione, una volta spiaggiato, diventa del tutto inoffensivo.
Subito allora sono accorse le persone “diversamente compassionevoli” con dei grossi secchi, per irrorare lo squalo con getti d’acqua marina.
Un produttore televisivo ha colto la palla al balzo e gli ha proposto di scritturarlo come protagonista in un film sul terrore dei mari. Il pescecane, per tutta risposta, gli ha spruzzato in faccia l’acqua ricevuta col soccorso dei secchi.
Lo squalo ha poi preso la parola, fra lo stupore generale.
Con una voce maschia e un po’ ruvida, si è così espresso: «Voglio essere intervistato. Che vengano tutti con le telecamere, ho una dichiarazione importante da rilasciare».
Il mondo del giornalismo non se l’è fatto ripetere due volte. Più veloci di ambulanze svizzere, già sfrecciavano verso la spiaggia le troupe televisive e radiofoniche.
Intanto si sono avvicinati allo squalo, premurosissimi, gli ecologisti, i sensibili agli starnuti delle foglie e gli animalisti.
Gli hanno chiesto: «Lei sicuramente è vittima dell’inquinamento, dei campi elettromagnetici o dello sfruttamento intensivo dell’ecosistema marino. Vero?».
«Non importunatemi», li ha gelati lo squalo, «io sono qui per rilasciare la mia dichiarazione».
Gli animalisti non si sono dati per vinti: «Certo, compagno squalo! E non vuole rivendicare un tantino i diritti degli animali? Non vuole esprimere solidarietà alle donne, o difendere la sacrosanta causa dell’aborto?».
«Difendere l’aborto?», è esploso lo squalo, «Noi siamo solo bestie, mica uomini bestie!».
Al che, i sensibili alle foglie hanno urlato all’unisono: «Non lasciatelo parlare!», rivolti agli addetti ai secchi.
E subito da tutte le parti sono piovuti lanci d’acqua sulla bocca del bestione per impedirgli di fiatare.
Grazie a quell’ondata maliziosa ma rivitalizzante, lo squalo ha ripreso la grinta che sfodera sopra i fondali ed è scattato di qua e di là, cercando di addentare gli animalisti e gli ecopensierosi.
Finalmente sono arrivati telecamere e intervistatori.
Era ora. Davanti agli obiettivi e ai microfoni, lo squalo ha solennemente dichiarato: «Noialtri pescecani sentiamo dire che vi gira ancora per la testa l’idea del ponte sullo stretto di Messina. La dovete finire! Ecco il messaggio che ho per voi».
Agli ecologisti presenti sono venute le lacrime agli occhi dalla gioia. Con grande dolcezza hanno chiesto all’intervistato: «Allora è vero che le creature del mare soffrono terribilmente per gli scempi ecologici!».
«Macché scempi o scampi!», è sbottato lo squalo, «Sai a noi che ce ne importa! Una ragione seria esiste ed è che il ponte ci toglierebbe quasi la possibilità di un “uomo in mare”, cioè di un pasto in piena regola, anche se dobbiamo dividercelo tra compari. Buongiorno!».
Ciò detto, lo squalo tigre di sei metri ha fatto una giravolta e si è rituffato in mare, schiaffando addosso a tutti i presenti un mucchio colossale di sabbia e acqua marina.


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