Le sette meraviglie di Città di Castello, nell’Alta Valle del Tevere

C’era una volta una città, nell’Alta Valle del Tevere, fondata dal popolo degli Umbri e poi presa a far parte integrante dell’Impero Romano come suo municipio. Ciò avvenne proprio in quel I secolo avanti Cristo che fu l’inizio dell’età d’oro dell’antica Roma, l’età classica.
Nella prima metà del Duecento fu chiamata Civitas Castelli, nome divenuto in seguito Città di Castello. Per castellum nella lingua latina s’intendeva una città come luogo fortificato, e tale era la città di cui parliamo, circondata da mura allora come oggi, nella parte antica.
Città di Castello ha seguito il destino dell’Occidente e ha conosciuto grandezza e declino con il fiorire e la caduta della civiltà cristiana. Oggi i personaggi più noti di questa città sono un politico che è stato l’iniziatore a livello mondiale della rivoluzione anticristiana del Sessantotto, e un’attrice che tutto dice di volere, per sé e per gli altri, tranne Dio, Patria e famiglia.
Ma la città di cui vi parlo ha una lunga storia, fatta anche di splendori nella vita di fede, e non tutto si trova estinto. Una delle sue meraviglie è una Santa tra i più grandi Santi della Chiesa, anzi, c’è chi la considera la più grande di tutte le Sante mai esistite, e anche di lei sto per parlarvi.
Vi presenterò sette meraviglie in senso cristiano e spirituale, con un richiamo alle sette meraviglie dell’antichità ritenute tali dai Greci e dai Romani.
La prima meraviglia è il nostro adorabile Signore Gesù stesso, che nel suo amore misericordioso ci concede ancora la sua presenza reale nel SS. Sacramento, nei Tabernacoli e nella sua esposizione. Fino a quando avremo questa grazia, noi che viviamo in tempi di odio crescente, in tutto il mondo, contro Cristo e i suoi fedeli? Non sappiamo, ma vogliamo perseverare.
La seconda meraviglia è la Santa a cui accennavamo, Santa Veronica Giuliani. Preghiamola per ottenere la sua intercessione presso Dio.

Veronica Giuliani, al secolo Orsola, è una delle più grandi mistiche della storia. Ebbe numerose rivelazioni e ricevette le Stimmate. Nata a Mercatello sul Metauro, presso Urbino, nel 1660, visse cinquant’anni nel monastero delle Clarisse di Città di Castello. Entratavi 17enne, vi morì nel 1727, dopo essere stata cuoca, infermiera, maestra delle novizie e badessa. All’autopsia risultò che il cuore era trafitto da parte a parte. Dopo aver ricevuto le piaghe della Passione di Cristo, infatti – rivela nel diario spirituale – «piansi molto e con tutto il mio cuore pregai il Signore di volerle nascondere agli occhi di tutti». Nulla sapremmo delle esperienze di Veronica, se il direttore spirituale non le avesse ordinato di trascriverle. Lo fece per 30 anni e il risultato è il «Tesoro nascosto», pubblicato in 10 volumi dal 1825 al 1928. Morì nel 1727, dopo 33 giorni di malattia. È santa dal 1839.

Fonte

Ed ecco a voi le due meraviglie insieme, Gesù Sacramentato e sotto l’altare le spoglie di S. Veronica:

SS. Sacramento e S. Veronica Giuliani

La terza meraviglia, direi, è il cosiddetto altare della confessione nella cripta del Duomo. Sotto l’altare sono conservate, in un antico sarcofago di pietra, le reliquie dei Santi protettori di Città di Castello, San Florido e Sant’Amanzio. San Florido fu Vescovo dal 580 al 599 e guida nella ricostruzione spirituale e materiale della città, dopo la devastazione compiuta dai goti di Totila. Sant’Amanzio fu suo stretto collaboratore e sacerdote.
Inginocchiamoci dinanzi all’altare, noi tutti che vi giungiamo come abitanti o visitatori di questa città, e preghiamo con fervore l’amatissimo Vescovo e Santo Protettore, insieme a Sant’Amanzio. L’ora dell’umanità è assai grave e dobbiamo chiedere protezione e guida per i pastori, le famiglie, noi stessi, la gente della zona e dell’Italia intera. Una nuova barbarie è al potere, rivolta contro Dio e i suoi santi Comandamenti, contro la vita, l’innocenza, la famiglia. Preghiamo perché la nostra liberazione avvenga presto!
Ecco una foto:

Santi Florido e Amanzio - reliquie sotto l'altare - Duomo Città di Castello

La quarta meraviglia può ben essere la Beata Margherita de La Metola (1287-1320). Preghiamo anche la Beata Margherita, perché certamente è molto ascoltata presso Dio.

Nacque cieca e storpia, a Metola, presso Città di Castello (PG). I genitori, dopo aver chiesto invano il miracolo della guarigione, abbandonarono la bimba, che alcune donne del popolo raccolsero e ospitarono a turno. Più tardi fu allontanata da un monastero, perché la sua vita suonava come severo rimprovero a religiose dissipate e tiepide. Allora Margherita si rivolse al Terz’Ordine della penitenza di s. Domenico ed abbracciò con generosità il programma di preghiera e di penitenza fino all’incontro definitivo con Cristo. Nutrì tenera devozione per la sacra Famiglia. La coraggiosa penitenza dette vigore al suo spirito per applicarsi ad una perseverante preghiera, che aprì a lei i tesori della celeste sapienza. Aveva imparato a memoria l’intero Salterio e ne spiegava i più reconditi sensi. Fece, senza rumore, un gran bene alle anime, e tutti ricercavano la sua santa compagnia. Fu devotissima del mistero dell’incarnazione, e dopo morte, avvenuta il 13 aprile 1320, le furono trovate nel cuore tre perle, sulle quali erano scolpite l’immagine di Gesù, della Madonna e di S. Giuseppe. Il suo corpo incorrotto si venera nella chiesa di S. Domenico a Città di Castello.

Fonte

Beata Margherita della Metola

La quinta meraviglia è pubblica, ma qui rimane segreta per motivi di prudenza. Tuttavia desidero ugualmente fornirvi una foto rappresentativa, anche se simbolica: colombe che s’abbeverano a una fonte d’acqua limpida.

Colombe doves-2855034_1280

La foto è concessa gratuitamente dal sito Pixabay.
Come sesta meraviglia vi segnalo lo stupendo crocifisso conservato nell’antica chiesa di San Francesco. Uno più bello non l’ho mai visto. Avendo a disposizione scarsi mezzi per scattare le foto, posso offrirne ai lettori solo una con il soggetto un po’ distante, che però varrà come invito. Sopra il crocifisso si può leggere in latino: Sic Deus dilexit mundu(m). Altro non è che una citazione dalla Sacra Bibbia, quel passo che in italiano suona: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Crocifisso nella chiesa di S. Francesco a Città di Castello

Infine, la settima meraviglia. La via più graziosa, raccolta e pittoresca di Città di Castello si chiama proprio, guarda caso, via del Paradiso. Ve ne presento una sequenza d’immagini catturate percorrendola a piedi.

 

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Le meraviglie continuano… Ne conosco almeno un’altra, che non è sacra in senso stretto ma mi è molto cara… Auguro a me stesso e a voi di scoprirne di nuove, nella città dove abitiamo, in altri luoghi d’Italia e in tutto il mondo, finché resta un po’ di pace, in attesa che Dio rinnovi la faccia della terra.
Mi rincresce però che le meraviglie di cui potremmo godere per il bene della nostra anima vengano quasi completamente ignorate dai tifernati o castellani, che sono gli abitanti di Città di Castello. Non è certo un problema solo di loro, ma di tutte le nazioni un tempo cristiane e oggi in profonda decadenza.
Ad esempio, l’esposizione del SS. Sacramento ha luogo solo in due chiese di questa città. Gli abitanti del comune sono quasi 40.000. Eppure quasi nessuno viene a inginocchiarsi dinanzi a Nostro Signore, a ricevere le grazie immense che il Signore Gesù può donarci mentre è esposto.
E quasi nessuno s’inginocchia in preghiera dinanzi ai nostri Santi e Beati, presenti non solo spiritualmente ma anche con le loro spoglie mortali.
I tifernati dei nostri tempi hanno altro da fare, presi come sono dall’indifferenza, dal materialismo e dallo smarrimento come di pecore senza pastore. Proprio come sta scritto (Osea 4,1.6):

Non c’è infatti sincerità né amore del prossimo,
né conoscenza di Dio nel paese.

Perisce il mio popolo per mancanza di conoscenza.

Fermiamoci a considerare che la nostra vita è un soffio nelle mani di Dio. Quando il Signore ci chiederà conto di come avremo vissuto, cosa risponderemo?


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