I figli di conviventi o di altri nel peccato grave possono essere battezzati?

Una delle questioni più importanti che riguardano il Battesimo, è se la situazione di peccato grave dei genitori possa impedire che i loro figli vengano battezzati.
Per ottenere una risposta certa al problema, ci siamo rivolti a un sacerdote fedele, che in quanto tale non parla a nome di se stesso ma di Dio e della Chiesa.
Ricordiamo che con il santo Battesimo vengono rimessi il peccato originale e ogni altro peccato commesso prima di quel momento. Si diventa cristiani, figli di Dio e membri della Chiesa Cattolica, della quale è Capo il Nostro Signore Gesù Cristo, mentre noi siamo le membra del suo Corpo mistico.
Chi muore senza Battesimo non potrà andare in Paradiso, come insegna chiaramente il Catechismo di Papa San Pio X:

100. I bambini morti senza Battesimo dove vanno?
I bambini morti senza Battesimo vanno al Limbo, dove non è premio soprannaturale né pena; perché, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio.

Innanzitutto, non vi è la proibizione assoluta che un bambino di coppie nel peccato grave possa essere battezzato.
La Chiesa comunque, in nome del Signore Gesù, stabilisce una condizione ben precisa tra le altre, come si legge nel canone 868 del Codice di Diritto Canonico: «Per battezzare lecitamente un bambino si esige… che vi sia la fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica».
La responsabilità dell’educazione cattolica dei figli viene richiesta sia ai genitori che al padrino. Ma in cosa consiste l’educazione cattolica? Forse in una generica affermazione che si crede in Dio o in Gesù Cristo o in una preghierina ogni tanto?
L’educazione cattolica è accompagnare i figli nella partecipazione ai Sacramenti e in una seria e impegnata vita di fede.
Come sappiamo, i Sacramenti comprendono fra l’altro, oltre al Battesimo, la Comunione, la Cresima, la Confessione e l’Eucaristia, quindi la S. Messa, che è il Sacrificio Eucaristico, e la S. Comunione.
Una vita di fede impegnata richiede poi, come gli stessi Sacramenti impongono, l’osservanza dei Comandamenti e un’adeguata vita di preghiera.
Se i genitori non fanno sì che i loro figli ricevano tutto questo, che è l’essenziale, non vi è la fondata speranza che il bambino sarà educato nella religione cattolica. Del resto, come può un bambino ricevere un’educazione cattolica se i suoi genitori non gli insegnano a rispettare la castità, la purezza e il Sacramento del Matrimonio?
La Chiesa allora concede che sia il padrino a garantire l’educazione cattolica del bambino al posto dei genitori, purché ne abbia i requisiti e purché i genitori in tal caso dichiarino di voler lasciar fare al padrino.
Nello sfacelo spirituale e morale dei nostri tempi, si equivoca sul padrino pensando che sia solo un incarico onorifico. Tutt’altro, è una missione e un impegno nei confronti del bambino battezzato e quindi indirettamente anche verso i suoi genitori e il suo ambiente familiare.
Del padrino trattano i canoni 872-874, dove si legge tra l’altro:

Can. 872 – Al battezzando, per quanto è possibile, venga dato un padrino, il cui compito è assistere il battezzando adulto nell’iniziazione cristiana, e presentare al battesimo con i genitori il battezzando bambino e parimenti cooperare affinché il battezzato conduca una vita cristiana conforme al battesimo e adempia fedelmente gli obblighi ad esso inerenti.
Can. 874 – §1. Perché uno possa essere ammesso all’incarico di padrino, è necessario che:
1) sia designato dallo stesso battezzando o dai suoi genitori o da chi ne fa le veci oppure, mancando questi, dal parroco o dal ministro e abbia l’attitudine e l’intenzione di esercitare questo incarico;
2) abbia compiuto i sedici anni, a meno che dal Vescovo diocesano non sia stata stabilita un’altra età, oppure al parroco o al ministro non sembri opportuno, per giusta causa, ammettere l’eccezione;
3) sia cattolico, abbia già ricevuto la confermazione e il santissimo sacramento dell’Eucaristia, e conduca una vita conforme alla fede e all’incarico che assume;

Quindi secondo quanto stabilisce la Chiesa, può essere padrino solo chi è in grazia di Dio e conduce una vita di cattolico impegnato. Dovrà infatti prendersi cura dell’educazione cattolica del bambino, in aggiunta o al posto dei genitori se questi non se ne assumono la responsabilità.
Il padrino deve quindi essere conosciuto dal parroco che amministra il Battesimo, oppure, se è di un’altra parrocchia, il parroco di quella parrocchia deve garantire al parroco del bambino l’idoneità del padrino.
Oggi si tende a fare tutto con grande superficialità, accampando il pretesto dell’accoglienza, e perdendo così l’occasione di richiedere a genitori e padrini ciò che è nell’interesse della salvezza eterna del bambino.
Si dice che il Battesimo dato comunque, anche illecitamente contro le norme stabilite dalla Chiesa, renda più facile la salvezza dei figli. Così facendo invece, si viene meno al dovere di obbligare i genitori a dare un’educazione cattolica ai loro figli. Il risultato sono i figli che crescendo senza sacramenti né preghiera diventano poi atei e si perdono per sempre.
Ricordiamoci l’ammonimento del Signore Gesù: «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12,48).


10 risposte a "I figli di conviventi o di altri nel peccato grave possono essere battezzati?"

  1. Sì sono d’accordo, però nel caso di un bambino che è in pericolo di morte si può somministrare il Battesimo e questo si fa senza pensare se i genitori saranno in grado di educarlo alla fede.
    Io in ospedale come infermiera del bambino ho battezzato tantissimi bambini, senza chiedere ai genitori se avessero o no l’intenzione di educarli o no alla fede con la convinzione che la Grazia del Battesimo non si può negare a nessuno e per nessun motivo e credo di aver fatto molto bene.
    Rosanna Maria.

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    1. Certamente in pericolo di morte, come riafferma anche l’attuale Codice di Diritto Canonico, si può e si deve battezzare un bambino anche contro la volontà dei genitori. Non l’ho scritto perché intendevo trattare un caso particolare, non fare un discorso generale sul Battesimo.

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  2. Il Limbo non esiste e non può esistere, esso è stato un escamotage nel medioevo da parte di Abelardo per contrastare l’eccessivo rigorismo di Sant’Agostino, il quale spediva all’inferno anche i neonati morti senza battesimo, tale asserzione da parte di Agostino è sempre stata un spina nel fianco ed è grazie ad Abelardo che con il Limbo si trovò una soluzione più mitica rispetto ad Agostino, la quale fu felicemente accettata dalla Chiesa pur non facendone una verità di fede come invece lo è il purgatorio.
    D’altra parte non bisogna dimenticare che all’inizio del medioevo la Teologia iniziò a porsi varie domande e non sempre la soluzione era soddisfacente, vedere ad esempio la questione di papa Giovanni XXII e le anime argomento del tempo non ancora definito e come tentò Benedetto XII con la sua bolla Benedictus Deus, nella quale sussisto si le verità di fede ma relazionate secondo il pensiero dell’epoca.
    Pax et Gaudium

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    1. Caro Francesco, rispondo solo sul Limbo, perché non conosco le questioni di teologia a cui accenni nella seconda parte del tuo commento. Io ho citato il Catechismo di San Pio X, che né io né tu, caro Francesco, possiamo permetterci di mettere in discussione, a meno che non vogliamo peccare di orgoglio o di superbia. Comunque, sul Limbo è uscito di recente sul sito Radio Spada un pregevole e documentatissimo articolo, dove tra l’altro si legge che Sant’Agostino “si è dimostrato titubante, dopo l’iniziale durezza”: https://www.radiospada.org/2018/09/bimbi-morti-prima-del-battesimo-le-5-cose-da-sapere/

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  3. Scusa Isidoro ma allora perchè se i genitori chiedono il Battesimo la Chiesa fa così fatica a darlo se i genitori sono in peccato o non lo educheranno alla fede?
    Noi crediamo più nella forza della Grazia del Sacramento o nella povera nostra facoltà umana di educare alla fede i nostri figli?

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    1. Carissima, il perché è spiegato nell’articolo. Accogliamo con docilità e umiltà le sante disposizioni della Chiesa. Ricordiamoci che la Chiesa nella sua legge tradizionale è sempre Madre e Maestra. Se non comprendiamo, preghiamo lo Spirito Santo e la Madonna perché la Verità cattolica trovi posto in noi.

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  4. 259. Che cosa si richiede a un battezzando?
    1253-1255
    Ad ogni battezzando è richiesta la professione di fede, espressa personalmente nel caso
    dell’adulto, oppure dai genitori e dalla Chiesa nel caso del bambino. Anche il padrino o la
    madrina e l’intera comunità ecclesiale hanno una parte di responsabilità nella preparazione al
    Battesimo (catecumenato), come pure nello sviluppo della fede e della grazia battesimale.

    Carissimo Isidoro, per essere battezzati è richiesta la fede, non le condizioni di non peccato grave dei genitori.
    e se non c’è la fede nei genitori, la fede del padrino, e se anche questa mancasse c’è la fede della Chiesa.

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    1. Carissima, con quello che scrivi di tuo ti stai inventando una dottrina su misura delle tue idee. Rileggi le disposizioni della Chiesa citate nel mio articolo e, ti prego, disponiti con docilità e umiltà ad accogliere le sante norme della Chiesa nostra Madre e Maestra.

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  5. la fede della Chiesa è importantissima lo dice anche Sant’Agostino ho messo il riferimento:.
    S. Agostino, scriveva: « I bambini sono presentati per ricevere la grazia spirituale, non tanto da coloro che li portano sulle braccia (benché anche da essi, se sono buoni fedeli), quanto dalla società universale dei santi e dei fedeli… È tutta la Madre Chiesa dei santi che agisce, poiché essa tutta intera genera tutti e ciascuno » Sant’Ambrogio, De sacramentis, 2, 2, 6: CSEL 73, 27-28 (PL 16, 425-426).
    e inoltre dal catechismo della Chiesa cattolica n. 1266
    1266 La Santissima Trinità dona al battezzato la grazia santificante, la grazia della giustificazione che
    — lo rende capace di credere in Dio, di sperare in lui e di amarlo per mezzo delle virtù teologali;
    — gli dà la capacità di vivere e agire sotto la mozione dello Spirito Santo per mezzo dei doni dello Spirito Santo;
    — gli permette di crescere nel bene per mezzo delle virtù morali.
    In questo modo tutto l’organismo della vita soprannaturale del cristiano ha la sua radice nel santo Battesimo.

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